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Giunta regionale e caso Lanzetta, senza chiarimenti
Oliverio rischia una frattura con il partito e i calabresi

Calabria

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CATANZARO - Formalmente si dimetterà oggi e poi Maria Carmela Lanzetta se ne tornerà a fare la farmacista a Monasterace come aveva minacciato, con stizza, una settimana fa a chi le chiedeva se il Pd l'avesse comunicato lo “sfratto” dal governo (LEGGI LA NOTIZIA DELL'ANNUNCIO DELLE DIMISSIONI). Avesse un pizzico di sfrontatezza in più potrebbe anche prendere tempo e aspettare l'elezione del nuovo presidente della Repubblica che ha il potere di nomina su proposta del presidente del consiglio. 

Ma non è nelle corde della oramai ex ministra puntare i piedi e fare melina, ma da questa vicenda la Calabria non ne esce bene e la responsabilità non è della Lanzetta ma di chi, tramando all'interno del palazzo della politica, ha giocato sulla sua pelle. Ovunque la si guardi la vicenda Lanzetta è una storiaccia della peggiore partitocrazia, lei oggi uscirà di scena tenendo fede alla sua immagine di “eroina dell'antimafia”, rifiutando di entrare in giunta dove, a suo avviso, la presenza di Nino De Gaetano era troppo ingombrante (LEGGI LA NOTIZIA), ha messo in ginocchio e gettato ombre sul nascente governo regionale. Perché non ci sono dubbi, se non si chiarisce nelle prossime ore, la sua uscita di scena segna una frattura profonda tra una parte del partito calabrese e nazionale con il presidente Oliverio e i calabresi. Il presidente ieri è stato fotografato e immortalato in un video abbracciato con Matteo Renzi, quasi a voler dimostrare che il feeling con il premier non è in discussione. 

GUARDA IL VIDEO DELLA PRIMA SEDUTA DI GIUNTA SENZA LA LANZETTA

Ed è probabile che sia così, ma non si può derubricare a un colpo di testa la presa di posizione netta e perentoria del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio che si è fatto interprete di un forte disagio istituzionale rispetto alla presenza in giunta di Nino De Gaetano. Oliverio da una parte dice «con la nomina di De Gaetano abbiamo avuto rispetto della magistratura». Tradotto dal politichese: «Prima di nominarlo abbiamo chiesto agli organi dello Stato se ci fossero delle controindicazioni». Se Oliverio ha proceduto con la nomina, evidentemente ha ricevuto rassicurazioni in tal senso. Se così è perché, invece, Delrio, che ricordiamo è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, dice che la posizione del politico reggino «non è sufficientemente chiarita?». 

Con chi ha parlato Delrio? Con qualche politico reggino rimasto deluso delle nomine in giunta o con organi dello Stato? Il sottosegretario ai servizi Marco Minniti è stato sentito? Ed è stato chiesto un parere al magistrato Nicola Gratteri che guida la task force a Palazzo Chigi sulla criminalità organizzata? Nella nota con cui pone il problema ad Oliverio, Delrio sottolinea che “a Palazzo Chigi l’impegno per la legalità al Sud e in Calabria è una scelta esplicitata dalla presenza di Nicola Gratteri per la commissione sulle apposite norme antimafia. Poi che lui ha la delega alla coesione territoriale, ha guidato fino a poco tempo fa la cabina di regia sulla Calabria e il prefetto De Felice è stato nominato a settembre da Viminale e Palazzo Chigi per la commissione vittime di mafia. Infine, sottolinea che nella giunta del presidente Oliverio è arrivata dal governo come assessore il ministro Lanzetta, ex sindaco simbolo della legalità. Per Palazzo Chigi “in una delle regioni che gestisce uno dei maggiori ammontare di fondi di coesione, il governo preferirebbe la certezza di profili senza ombre di dubbi.” Parole che pesano come macigni a cui, ora, bisogna dare una risposta politica forte e chiara, perché la vicenda non può essere archiviata come un semplice incidente di percorso o un “colpo di sole” di Graziano Delrio.

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