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Regione, la stabilizzazione dei precari tentenna
Problemi con il trasferimento dei fondi ministeriali

Calabria

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CATANZARO – Quella che sembrava essere una problemativa indirizzata verso la soluzione è invece una vera e propria crisi ancora aperta. La stabilizzazione dei lavoratori Lsu ed Lpu della Calabria, come riporta questa mattina il Quotidiano del Sud, appare ben lungi dall'essere avviata e ciò nonostante le rassicurazioni del presidente della Regione tra Natale e Capodanno. 

Il problema è che ben 37 Comuni, quasi tutti di medie e grandi dimensioni, hanno ricevuto una lettera del ministero dell'Interno con la quale si chiede di definire le risorse in bilancio sia in merito al Patto di Stabilità sia perché diversi Comuni non hanno definito le risorse per i prossimi anni per poter pagare gli stipendi ai lavoratori stabilizzati. Inoltre gli stessi lavoratori sono in attesa delle disposizioni finanziare della Regione e dei trasferimenti del governo annunciati da mesi e mai accreditati. 

Oltre al consigliere regionale Fausto Orsomarso che punta il dito contro l'amministrazione del presidente Mario Oliverio, colpevole a dire del politico di centrodestra, di un sostanziale immobilismo fatto solo di promesse elettorale poi non mantenutre, anche il segretario regionale della Cisl Calabria, Rosy Perrone e il segretario generale FP CISL Calabria, Antonio Bevacqua ricordano che con il percorso di contrattualizzazione e stabilizzazione degli lsu-lpu in utilizzo «finalmente si sono concretizzati gli sforzi che in questi anni come sindacato abbiamo messo in campo nelle tante iniziative di mobilitazione, per dare diritti e dignità a lavoratori che sono stati privati per anni di ogni copertura previdenziale» pertanto «non sono più tollerabili i ritardi nel trasferimento della prima tranche delle risorse ministeriali agli enti locali, finalizzati al pagamento dello stipendio di gennaio, anche in considerazione del fatto che il finanziamento dei 50 milioni è legato alla Legge di Stabilità 2014. Riteniamo - concludono - che dopo quindici anni di incertezze e ritardi nella erogazione dei sussidi, il diritto alla retribuzione in tempi certi non possa essere negato». 

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