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Rende, i pm studiano le elezioni provinciali del 2009
Principe ascoltato e l'inchiesta si apre a nuovi scenari

Calabria

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RENDE – Sembrava una vicenda destinata a finire in archivio e, invece, l'inchiesta su possibili commistioni tra politica e criminalità a Rende pare debba riservare ancora delle sorprese. Le indagini, infatti, che dapprima avevano riguardato un ex sindaco e un assessore della città, rispettivamente Umberto Bernaudo e Pietro Ruffolo, si sono ora estese a Sandro Principe, ex capogruppo del Pd in consiglio regionale, più volte sindaco della stessa Rende e con un'esperienza anche da sottosegretario socialista all'epoca della Prima repubblica. 

Insomma, uno dei leader politici più importanti che Rende abbia mai espresso. A tal proposito, una decina di giorni fa, Principe sarebbe stato sentito a Catanzaro dal magistrato titolare dell'inchiesta, il pm della Direzione distrettuale antimafia Pierpaolo Bruni. Un interrogatorio durato più di tre ore e coperto, ovviamente, da segreto istruttorio, ma che segna di fatto il suo ingresso in una vicenda giudiziaria che, fin qui, lo aveva riguardato solo marginalmente. Non a caso, l'indagine sulle presunte commistioni rendesi era partita, nel 2009, a seguito di una lettera anonima che indicava proprio in lui un riferimento elettorale del crimine organizzato. Un sospetto non confermato dai successivi accertamenti dai quali, però, emersero altre circostanze ritenute degne di approfondimento per quanto riguarda la posizione di altre persone. Intercettando qua e là, infatti, le ombre si addensarono sulla tornata elettorale in corso all'epoca, quella per il rinnovo del consiglio provinciale di Cosenza. Altri due politici rendesi di primo piano, l'ex sindaco Umberto Bernaudo e uno dei suoi assessori, Pietro Ruffolo, vennero così accusati di aver ricevuto sostegno elettorale da un esponente del clan Lanzino – Michele Di Puppo - per entrare in consiglio provinciale. 

L'idea degli inquirenti era che, in cambio, i due politici avessero garantito il rifinanziamento della “Rende servizi”, società in house del Comune che raccoglieva circa 500 lavoratori e che - si riteneva - fosse controllata dalla malavita. Per quei fatti, sia Ruffolo che Bernaudo furono anche arrestati, ma la loro detenzione (seppur ai domiciliari) si rivelò poi di breve durata. In seguito, infatti, diversi giudici (gip, Tribunale della libertà, Cassazione) non ritennero di ravvisare alcun elemento di mafiosità nella vicenda in questione, limitandosi a evidenziare, piuttosto, una gestione “scellerata” e “antieconomica” della cosa pubblica da parte dei due amministratori chiamati in causa. Una conclusione analoga a quella a cui, poco più tardi, giungerà la Commissione ministeriale di accesso antimafia, insediatasi in Municipio a caccia di conferme ai sospetti investigativi. All'epoca, per il “modello Rende” - definizione coniata dallo stesso Principe per nobilitare la propria azione politica e amministrativa – fu un bruttissimo colpo. L'arrivo della Commissione, infatti, coincise con le dimissioni dell'allora sindaco Vittorio Cavalcanti. 

Come se non bastasse, l'argomento in questione fu “utilizzato” a lungo dal centrodestra calabrese che, scottato dal commissariamento del Comune di Reggio Calabria, vedeva nel declino di Rende, storica roccaforte del centrosinistra, un'occasione per pareggiare subito i conti. Non è certo che tali eventi abbiano poi influenzato le successive elezioni comunali, svoltesi lo scorso anno e coincise con la sconfitta, per certi versi storica, del fronte “principiano”. Notorio, invece, è l'epilogo di quella ispezione ministeriale: i commissari stettero mesi e mesi nel municipio rendese a spulciare documenti e a interrogare politici e dipendenti comunali, ma il loro orientamento finale fu in linea con quello dei giudici che, prima di loro, avevano valutato la questione: cattiva gestione amministrativa sì, ma niente mafia. Accadeva nel 2013, ma alla luce dei recenti fatti, è lecito ritenere che, rispetto ad allora, gli inquirenti abbiano trovato nuovi indizi per rilanciare un'inchiesta che in molti, ormai, davano per defunta. Le attività investigative che stanno interessando politici ed ex amministratori di Rende, e di cui si ha notizia, invece lascerebbero presagire ben altro.

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