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Pd, Lanzetta passa all'attacco e salta l'assemblea
Parte la corsa per defenestrare il segretario Magorno

Calabria

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CATANZARO – “Il potere logora chi non ce l’ha”. Quando Giulio Andreotti fece suo il pensiero del politico e diplomatico francese del Settecento, Charles Maurice de Tayllerand, non sapeva che questa regola sarebbe stata smentita dai suoi eredi calabresi. 

Dopo la vittoria alle elezioni regionali, il Partito democratico sembra essere finito in un limbo senza uscita. Dilaniato al suo interno. Paralizzato nella sua vita interna. Macchiato persino sui temi che ha sempre fatto propri, a partire da quello della legalità.

L’assemblea regionale che avrebbe dovuto cercare i nuovi equilibri salterà per la terza volta. Ancora un rinvio per la riunione che era stata riprogrammata per venerdì 20 febbraio. Il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini non sarà in Calabria e questo basta per fare aggiornare l’assise per l’ennesima volta. E come se non bastasse, in questo clima di assoluta tensione, si inserisce anche la dura presa di posizione dell’ex ministro Maria Carmela Lanzetta che interviene a muso duro sull’equilibrio silenzioso che attraversa i democratici.

Dopo avere rifiutato il ruolo di assessore nella Giunta Oliverio, Lanzetta chiede al partito di chiarire definitivamente «l’ambiguità» nata con la nomina di Anonino De Gaetano nell’esecutivo regionale. Ma l’ex ministro non si ferma a questo, ed in una lunga nota affonda il dito nella piaga di un partito che vive fibrillazioni quotidiane sul territorio, chiedendo ad esempio risposte certe rispetto ai segretari provinciali che non si sono dimessi dopo essere stati eletti in ruoli di primo piano. Una condizione di incompatibilità che travolge i vertici di Catanzaro, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Una scesa in campo diretta e senza mezzi termini, quella di Lanzetta, mentre c’è già chi pensa che i prossimi passaggi saranno fondamentali anche per la permanenza di Ernesto Magorno alla guida del Pd calabrese. 

In molti, infatti, danno per conclusa l’esperienza del segretario regionale e sarebbe già partita la corsa delle correnti, così come quella delle ambizioni personali.
Nell’appuntamento di venerdì con l’assemblea regionale sarebbero dovuti emergere anche questi malumori. D’altronde, nella convocazione a firma del presidente Peppino Vallone il primo punto all’ordine del giorno c’era il “rilancio dell’iniziativa politica e sostegno al governo regionale del Presidente Oliverio”. Un passaggio su cui si stavano concentrando molti appetiti e che doveva essere celebrato alla presenza del vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini. Ma, a quanto pare, non è ancora arrivato il momento, nonostante i rumors interni ai democratici riportano una volontà di rilancio che passerebbe anche dal cambio di guida.

Pesa, al momento, lo stallo legato al completamento della Giunta regionale, segnato in particolare dal no perentorio della Lanzetta. Ed il suo intervento non lascia spazio ad interpretazioni: «Al di là del fatto giudiziario – scrive l’ex ministro - io chiedo a gran voce un chiarimento politico che deve venire soprattutto dall’assemblea regionale. Del resto le mie considerazioni non chiamano in causa i consiglieri regionali che sono stati proposti o già rinviati a giudizio per rimborsopoli e altro; perché per loro c’è ancora la possibilità di dimostrare l’estraneità ai fatti loro contestati, come ci auguriamo. Mentre invece i fatti che coinvolgono, indirettamente, l’assessore De Gaetano – incalza Lanzetta - sono stati già documentati e non smentiti. E non facciano finta di non capire la vera questione che stiamo ponendo quanti stancamente ci ricordano che “De Gaetano non è indagato”. Lo sappiamo bene, grazie, e siamo contenti per lui».

Dunque, per l’ex sindaco di Monasterace affronta l’argomento a testa bassa, aggiungendo: «Ogni giorno ricevo decine di messaggi e di telefonate di elettori e simpatizzanti che manifestano la delusione, per usare un eufemismo, per come le promesse elettorali di rinnovamento sono state disattese.  Sono messaggi che chiedono, anche e soprattutto, che venga spiegato come mai un ex consigliere regionale non viene ricandidato alle ultime elezioni regionali, perché avrebbe svolto due mandati consecutivi, ma non è vero, e poi lo stesso ex consigliere ce lo ritroviamo nominato come assessore, senza “se” e senza “ma”. Questo strano modo di procedere e tutta la vicenda giudiziaria, ripeto mai smentita, è sufficiente per porre un problema politico a cui il Pd deve dare una risposta certa e inequivocabile per uscire dalle ambiguità già rappresentate. E’ la risposta che il Pd deve dare non solo agli addetti ai lavori – conclude Lanzetta - ma alla società civile calabrese che chiede da tempo, e oggi a maggior ragione, “chi è Politicamente il Partito democratico in Calabria”, perché una questione politica è politica».

 

 

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