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Parla il generale Pezzi: «Ci sono pochi medici?
Potremmo assumerne anche cinquecento»

Calabria

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CATANZARO – I danni che sta provocando lo stallo della nomina del commissario per il piano di rientro sono sintetizzati in poche parole dal generale Luciano Pezzi tornato a ricoprire il ruolo di sub commissario per conto del ministero dell'Economia dopo essere stato per alcuni mesi commissario. “Molti ospedali sono al collasso – spiega al Quotidiano - possiamo procedere ad almeno 400/500 assunzioni di medici con lo sblocco del turnover ma tutto è fermo; siamo pronti per l'implementazioni delle reti che hanno avuto già il via libera dai ministeri vigilanti, dall'Agenas e da Kpmg, mancano solo i decreti attuativi che deve firmare il commissario”. Questo stallo sta anche provocando l'immobilismo delle aziende che sono rette da facenti funzioni, mentre c'è bisogno di una guida stabile che dia esecuzione a quanto deciso in sede di confronto ministero-regione. Questo vuol dire, contrariamente a quello che si può pensare, che la riorganizzazione della sanità è stata già decisa e concordata, sono possibili correzioni, ma immaginare di mettere tutto in discussione vorrebbe significare prolungare il commissariamento per gli anni successivi, mentre ci sono le condizioni per uscirne già a fine anno. Del resto se nel 2010 si è optato per il commissariamento il risultato è che le decisioni non vengono prese in Calabria ma a Roma.

Pezzi parla nella sua stanza di via Buccarelli dove ha trascorso gli ultimi 4 anni e mezzo della sua vita. Generale di corpo d'armata, plurilaureato e decorato, è stato il guardiano dei conti dal 2010 e se oggi finalmente è stato messo ordine nel bilancio della sanità, facciamo notare che il merito è stato anche suo. “No è stato il lavoro di squadra”, ribatte elogiando il lavoro fatto dall'ufficio del commissario e dal Dipartimento in questi mesi dove, per la prima volta si è svolta la campagna elettorale senza scorribande nelle aziende sanitarie. Ora si tratta di continuare il lavoro che è tutto in discesa “nel 2015 si possono raccogliere i benefici del lavoro fatto in questi anni”, spiega Pezzi. E forse per questo che la politica è in fibrillazione in queste settimane. Nelle ultime ore le diplomazie politiche stanno cercando superare l'empasse sulla nomina del suo successore di Pezzi, il generale guarda alla vicenda con disincanto e mette i paletti su un punto: “Se dovesse essere il presidente Oliverio il commissario io resterò al mio posto e sarò felice di aiutare colui che i calabresi hanno voluto alla guida della Regione”. In caso contrario? “lascio, senza rancori, saluterò con affetto tutti, non sono un uomo per tutte le stagioni, capisco le ragioni della politica ma io non vengo meno ai miei principi.”

Pezzi ha ricevuto dal presidente Oliverio l'invito a rimanere al suo posto nei prossimi mesi, riconoscendo al generale non solo il ruolo ma anche il lavoro fatto in questi anni per mettere ordine nella sanità. Intanto in queste ore le pressioni su Palazzo Chigi sono aumentate, i parlamentari in coro chiedono una decisione in tempi brevi. Ieri mattina il senatore e coordinatore calabrese di Ncd Antonio Gentile ha incontrato al ministro Beatrice Lorenzin a chi spetta fare la proposta al consiglio dei ministri d'intesa con il ministro dell'Economia Padoan. Sul tavolo dell'ufficio al ministero c'era la lettera di sollecito di Oliverio. Il ministro nel corso del colloquio ha ribadito ciò che Gentile disse 50 giorni fa al Quotidiano, cioè che la norma attuale non consente la nomina di Oliverio e il presidente può indicare una persona di suo gradimento, con i requisiti richiesti, e la nomina sarà fatta entro pochi giorni. Secondo indiscrezioni il ministro avrebbe anche una scelta subordinata, vorrebbe promuovere l'attuale subcommissario Andrea Urbani al rango di commissario. Ipotesi che trova la netta contrarietà del Pd calabrese e nazionale e del M5S.

Le richieste di Oliverio fatte nelle settima scorse sono chiare: conferma di Pezzi e Urbani e la sua nomina. Stando così le cose il muro contro muro potrebbe continuare se il ministro non spiegherà in punta di diritto perché di fronte a una parere dell'avvocatura distrettuale di Stato si continua a sollevare l'incompatibilità sul presidente della Regione. Una via d'uscita potrebbe essere la stessa della scorsa estate quando sul nome di Lorenzo Lusetti si creò in consiglio dei ministri un braccio di ferro, cioè la riconferma di Pezzi, l'unico che conosce il lavoro fatto fino ad oggi e capace, in ragione della continuità amministrativa, a portara la Regione fuori dal commissariamento per fine anno.

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