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Vibo, un patto tradito e le primarie del centrosinistra
Giamborino chiama in causa Oliverio e Adamo

Calabria

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VIBO VALENTIA - «Oliverio chi?». Pietro Giamborino rompe il silenzio. E lo fa fragorosamente consegnando all'opinione pubblica la denuncia di un patto «sottoscritto alla presenza dell'attuale presidente della Regione, ma disatteso nel momento in cui si è scelto di puntare su altri». Non è tanto la sconfitta alle primarie a contrariarlo, quanto il modo in cui si è arrivati all'appuntamento dello scorso 22 febbraio, e quanto avvenuto proprio quel giorno, anzi quella sera. Ma andiamo con ordine.

L'ESITO DELLE PRIMARIE A VIBO

All'inizio ermetico, l'ex consigliere regionale che ha conteso ad Antonio Lo Schiavo e Francesco Colelli la candidatura a sindaco del centrosinistra, si lascia andare, quasi sfogandosi contro quello che considera un vero e proprio tradimento ma che, nonostante tutto, gli «ha fatto raggiungere un risultato importante: oltre 2000 preferenze», solo 400 in meno del giovane notaio sostenuto dalla nomenclatura il Partito Democratico.

OLIVERIO BOCCIA L'IDEA DI UN TERZO POLO A VIBO

Quel patto «disatteso» gli brucia ancora. «L'accordo – afferma – era un altro e adesso viene disconosciuto». Accordo che avrebbe voluto l’ex consigliere regionale sostenere Michele Mirabello per farlo approdare, com'è poi avvenuto, a palazzo Campanella, per ricevere in cambio, nel più classico del "do ut des" politico, l'investitura, e quindi un'autostrada priva di traffico, alle Comunali di Vibo Valentia. Questo era contenuto in quella “cabina di regia” a firma di Mario Oliverio e Nicola Adamo.

«Evidentemente - commenta con una vena di sarcasmo - le cose sono cambiate». Primarie farsa? «No – insiste – di più, molto di più. Basti vedere chi si è recato alle urne nei vari seggi istituiti: a Vibo Marina dove si sono presentati in 100 di un determinato schieramento politico che di certo non hanno sostenuto il sottoscritto», ha rilevato Giamborino facendo riferimento al caso Aterp e al suo commissario. Probabilmente «la mia “colpa” è stata quella di aver denunciato un episodio che ha portato all’intervento anche della magistratura». Nonostante ciò ha rimarcato più volte questo dato, che rappresenta un po' “la dote” che l'ex consigliere regionale porta con sé: «Ho ottenuto oltre duemila voti, solo contro tutti e col partito schierato con l'altro candidato. Sono uscito sconfitto dalle primarie, questo è innegabile, ma tutte quelle preferenze verso la mia persona sono un altrettanto dato certo».

E proprio su quella consultazione Giamborino vuole tornare parlando di espressioni virulente utilizzate da un «certo avvocato nel palazzo municipale, la sera dello spoglio che disse, sentito da centinaia di persone “’Nci tajiammu a testa, ‘ncia tajiammu a tutti”. L'attuale candidato sindaco - si domanda - cosa ne pensa di queste esternazioni? E cosa ne pensa del caso Aterp? Io - risponde - ritengo debba dare spiegazioni ai suoi sostenitori e alla città». 

Allora - chiediamo – onorevole, questa voce del terzo polo che la vedrebbe a capo?. Lui è telegrafico: «Non ne so nulla, non conosco nulla della costituzione di un terzo polo», salvo poi aggiungere: «Ancora ci sono due mesi, e stride il fatto che un candidato sindaco venga scelto con così largo anticipo. In due mesi, poi, tutto può succedere», a testimonianza che ciò rappresenta, per lui, una logica conseguenza di quanto è accaduto, cioè di quel patto letto, sottoscritto, confermato ma poi disatteso».

 

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