Salta al contenuto principale

Cutro: la maggioranza perde i pezzi
Il Comune verso il commissario

Calabria

Tempo di lettura: 
2 minuti 33 secondi

CUTRO – Si dimettono nove consiglieri e la maggioranza non è più tale. Si va verso il commissariamento. Quando il sindaco, Salvatore Migale, Idv, se n'è reso conto, ha proposto una sospensione del consiglio comunale per una riflessione, chiedendo scusa al Pd, cacciato dalla giunta un anno fa. «Il nostro programma è quello del Pd, che non deve cadere nella trappola di Rinnovamento... il commissariamento sarebbe un'onta per il paese... non mi dimetto». Dopo la sostituzione del consigliere dimissionario Lina Virelli con Raffaele Villirillo, sono, infatti, iniziate vere e proprie dichiarazioni di guerra.

A seguito delle dimissioni dei nove consiglieri, il prefetto di Crotone, Vincenzo De Vivo, ha nominato il viceprefetto vicario, Maria Carolina Ippolito, commissario del Comune di Cutro.

Ai cinque del Pd e ai tre del gruppo Rinnovamento passati all'opposizione si è aggiunto Salvatore Di Vuono, pronto pure lui a votare la sfiducia. In una sala consiliare gremita, ha aperto le danze il consigliere di Rinnovamento Luigi Arabia: «Siamo al termine del ventennio», con riferimento ai quattro mandati di Migale. Saverio Vasapollo (Pd): «Prendiamo atto della fine di questa maggioranza, dopo un anno di opposizione». Mentre Massimo Tambaro, l'unico di Rinnovamento rimasto con Migale, ha detto che «Arabia ha tagliato la corda... il Pd ha avviato processi che porterò a termine io».

Poi c'è stato un battibecco tra Domenico Voce (Pd) e il vicesindaco Carletto Squillace. Il primo ha rinfacciato al secondo una dichiarazione resa al Quotidiano in cui sosteneva che chi vuol far cadere l'amministrazione fa gli interessi dei clan le cui ingerenze sono state respinte dalla giunta, «come se gli esponenti dell'opposizione fossero mafiosi», ma Squillace ha replicato sostenendo che non era questa la giusta interpretazione e che il suo obiettivo polemico era Arabia. «Sindaco, dimettetevi», ha concluso Voce. Strali contro Arabia, divenuto consigliere provinciale grazie alla (ex) maggioranza, sono stati lanciati anche dagli assessori Antonio Lorenzano e Bruno Galdy. A Squillace ha replicato Antonio Mattace, di Rinnovamento: «Predicate bene e razzolate male», ha detto, rinfacciando al sindaco gli incarichi legali al fratello e al vicesindaco il fitto di immobili del Comune. Anche se Squillace ha controreplicato affermando che l'affitto lo rende al Comune e poi, a giochi conclusi, ha detto: «è il primo Consiglio non sciolto dallo Stato ma da forze esterne». Salvatore Salerno (Pd) ha difeso la coerenza del Pd. «La crisi l'avete voluta voi – ha detto – e ora vi comportate come se fosse una lite tra comari. Non possiamo più far parte di questa maggioranza perché i programmi sono diversi». Marco Falcone di FI, annunciando di restare all’opposizione, ha detto che «il commissario non è un bene; meglio il rimpasto».

Ma a quel punto era impossibile ricucire. Le firme dei nove c'erano. E a tarda ora si è andati prima a casa dell'ufficiale di protocollo, Francesco Errico, e poi della segretaria Totino, reclutati in aula per la ratifica formale di una caduta annunciata.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?