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Era legato ai clan: condannato a 12 anni
l'ex consigliere regionale Cherubino

Calabria

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LOCRI – Condanna a 12 anni di carcere per l’ex consigliere regionale Cosimo Cherubino. È questa la decisione del collegio di giudici, presieduti da Alfredo Sicuro, che hanno dato lettura del dispositivo della sentenza del processo “Falsa Politica”. Assolto invece l’ex assessore all’ambiente del Comune di Siderno Antonio Commisso, per lui l’accusa aveva chiesto 12 anni di reclusione ma il Tribunale, accogliendo in toto il certosino e accurato lavoro degli avvocati Francesco Commisso e Giuseppe Belcastro ha assolto Antonio Commisso, alias “Biona” accettando di fatto la tesi che l’ex politico di Siderno, per come sottolineato anche dalla Cassazione, non aveva alcun interesse comune con la cosca Commisso e con il suo leader riconosciuto ovvero Giuseppe Commisso “il mastro”. E i giudici del collegio hanno assolto anche Rocco Commisso, figlio del boss Giuseppe Commisso. Per lui l’accusa aveva chiesto 9 anni di carcere per alcune intercettazioni per cui la Dda aveva ipotizzato il reato di associazione mafiosa. Gli avvocati della difesa, Francesco Commisso e Mario Sant’Ambrogio hanno invece dimostrato come il figlio del “mastro” fosse estraneo alle vicende familiari e come la sola parentela al boss non poteva rappresentare una colpa.

Ha tenuto praticamente in toto il resto dell’impianto accusatorio che vedeva Cosimo Cherubino quale elemento della cosca Commisso inserito nelle dinamiche politiche locali ma anche regionali. Il pubblico ministero Antonio De Bernardo ha chiesto ed ottenuto per l’ex consigliere regionale la pena di 12 anni di reclusione. Insieme a Cherubino è stato condannato anche Domenico Commisso, per lui una pena di 9 anni e 6 mesi. Secondo l’accusa, Domenico Commisso, ex consigliere comunale sidernese, avrebbe fatto da collante tra Cherubino e Giuseppe Commisso “il mastro” di cui era nipote. Condanna a 9 anni e 6 mesi anche per Rocco Tavernese per il quale l’ufficio di procura aveva chiesto 9 anni di reclusione.

I giudici del Collegio del Tribunale di Locri hanno condannato invece a 10 anni e 6 mesi Rocco Damiano Tavernese e Giovanni Verbeni, entrambi considerati interlocutori privilegiati del boss Giuseppe Commisso che con loro, e attraverso il loro appoggio, avrebbe determinato le strategie e i ruoli all’interno della cosca Commisso. Per i condannati il Tribunale di Locri ha stabilito una penale di 500 mila euro da liquidare tanto alla Regione Calabria quanto al Comune di Siderno.

Si chiude dunque anche il capitolo dell’ordinario che ha visto finire a processo ex amministratori del comune di Siderno, politici regionali e appartenenti alle ‘ndrine sidernesi. Un dibattimento scaturito dall’inchiesta della Dda che nel maggio del 2012 portò all’arresto di oltre 20 persone. Secondo le tesi dell’Antimafia reggina i boss decidevano chi doveva essere candidato al Comune e alla Regione, ma avrebbero avuto influenza anche nelle stanze della Provincia. Tutto era controllato, anche il passaggio da un partito all’altro, da uno schieramento a quello opposto. Anche alla base dell’operazione “Falsa Politica” c’erano le migliaia di intercettazioni ambientali all’interno della lavanderia “Ape Green” dalle quali è emerso che il boss Commisso decideva su quali candidati puntare in occasione delle elezioni. Nel corso delle indagini è emerso che gli esponenti politici di Siderno si recavano nella lavanderia del “mastro”, per chiedergli il «permesso di candidarsi». Quando il capo della cosca assicurava il suo appoggio gli esponenti politici chiedevano di racimolare i consensi all’interno della cosca necessari per l’elezione. Gli investigatori hanno anche accertato che quando Commisso negava il suo appoggio i politici decidevano di non prendere parte alle competizioni elettorali. Nelle oltre cinquecento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare sono numerose le conversazioni tra gli esponenti della cosca dei Commisso nelle quali si fa riferimento al sostegno fornito a Cosimo Cherubino, candidato nelle elezioni regionali del 2010 nella lista del Pdl.

Ieri la sentenza che chiude la fase di primo grado del processo. Adesso si dovranno attendere 90 giorni per il deposito delle motivazioni prima che accusa e difesa si pronuncino per un eventuale Appello.

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