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Bindi all'Unical scuote la politica calabrese
«Selezioni i dirigenti prima dei magistrati»

Calabria

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COSENZA - «La politica dovrebbe arrivare prima della magistratura a selezionare la propria classe dirigente». A lanciare un appello, se non un monito, alla politica è stata la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, a Rende per un incontro sui tema della legalità che ha visto la sua Lectio magistralis nell'Università della Calabria.

«Noi - ha aggiunto la Bindi - approviamo un codice alla vigilia delle elezioni, è una prassi della nostra commissione e non è il primo. Il nostro codice si caratterizza per essere più  rigoroso degli altri, addirittura più rigoroso della stessa legge Severino e alla luce di quel codice prenderemo in esame i profili delle candidature. Naturalmente è un lavoro enorme perché i candidati sono moltissimi, ci soffermeremo sulle regioni che presentano maggiori criticità».

«Vorrei precisare - ha spiegato Bindi - che anche il nostro codice fa riferimento ad atti dell’attività giudiziaria. Non abbiamo fatto in tempo ma speriamo di riuscire a fare un codice che prescinda dai provvedimenti della magistratura».

Nel corso della sua lezione, Bindi si è soffermata su diversi temi della politica, della pubblica amministrazione e della lotta alla 'ndrangheta. Rispetto alla Calabria ha detto: «E' importante che le istituzioni nazionali, e in particolare la Commissione antimafia, sia vicino alla Calabria, terra che soffre per una presenza sempre più forte e minacciosa della ndrangheta». 

Il tema scelto per la Lectio magistralis è "Difendere la democrazia: la resistenza antimafia tra problemi e prospettive", nell'ambito dell'iniziativa promossa dal Dipartimento di lingue e scienze dell’educazione dell’Università della Calabria.

Bindi ha analizzato le ultime iniziative nella lotta alla criminalità organizzata: «Questa settimana abbiamo avuto due grandi risultati, è la prova che la 'ndrangheta c'è ed è forte ma che anche la magistratura e le forze dell’ordine lavorano. Ogni risultato che si ottiene - ha sostenuto - ci offre nuovi elementi di conoscenza che mi auguro non servano solo ai magistrati, vorremmo che servisse a ognuno di noi, a ciascun cittadino, a ciascun giovane, studente, uomo, donna di questa Calabria perché se tutti insieme, prima che arrivi la magistratura, riusciamo a capire e resistiamo a questo loro ricatto permanente, forse ce la facciamo a riscattare questa terra che è bellissima ma continua a soffrire di disuguaglianze enormi rispetto al resto d’Italia». 

Anche il tema della confisca dei beni alla criminalità è stato al centro della discussione, con la presidente Bindi che ha affermato: «Come Commissione abbiamo predisposto una nuova normativa che riguarda i beni confiscati alle mafie che ci auguriamo il Parlamento approvi in tempi brevi». 

«Si tratta di norme - ha aggiunto - proprio per rendere i procedimenti più veloci, per selezionare meglio gli amministratori giudiziari e per dare incarichi e tariffari adeguati a questi impegni. Il sequestro e la confisca dei beni, infatti, ci ha portato ad ottenere grandi risultati, la parte più critica è l’assegnazione e la restituzione dei beni. Oggi pomeriggio non a caso saremo a Limbadi, dove grazie al commissariamento del comune, che credo la Commissione abbia provocato con una visita precedente, in pochi mesi si è portato a possibile utilizzazione beni della cosca Mancuso».

«Soprattutto - ha concluso Bindi - ci auguriamo di trovare una società civile e anche le forze economiche disponibili a partire dalle banche, a farsi carico di questa grande sfida».

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