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«Viadotto crollato, la Calabria è in ginocchio»
Gli operatori turistici lanciano l'allarme

Calabria

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CATANZARO – Il peggio deve ancora arrivare. La chiusura dell’autostrada, dopo il crollo del viadotto in provincia di Cosenza, a ridosso dell’estate dispiegherà i suoi effetti più catastrofici sull’economia calabrese. Ne sono perfettamente convinti gli imprenditori turistici e ora anche quelli agricoli, chiamati a fare i conti con le esportazioni di pesche e cocomeri che, su gomma, diventeranno sempre più difficili e costose.

Giuseppe Nucera, presidente di Federturismo Reggio Calabria, costola di Confindustria, è pronto a mettersi a capo della protesta: «Non ne possiamo più dei nostri politicanti, non ce la faccio più neanche a chiamarli politici, che su questa vicenda hanno dimostrato tutta la loro inettitudine. Ecco perché – spiega - sto organizzando un pullman di imprenditori che partirà per Roma per fare un sit in davanti a palazzo Chigi e non ci muoveremo da lì fino a quando il premier Renzi non ci darà risposte certe sulla riapertura dell’autostrada. E’ in ballo il nostro futuro e la vita di tante famiglie». Da quasi tre mesi, da quando cioè l’autostrada è crollata provocando la tragica morte di un giovane operaio, gli operatori del ramo turistico lanciano segnali sui danni che il blocco della circolazione in autostrada sta provocando alla Calabria. Già durante le vacanza di Pasqua, ad aprile, si sono registrate le prime defaillance del sistema, con una seria contrazione delle prenotazioni.

L’incombere della stagione estiva, però, propone scenari sempre più preoccupanti: «Possiamo registrare una riduzione di almeno il 20% delle prenotazioni, soprattutto da parte dei clienti campani, che sono i nostri primi ospiti – dice il presidente di Federturismo - La zona che soffre di più è senza dubbio l’Alto cosentino, con la Sibaritide in ginocchio e imprenditori che non sanno più a che santo votarsi. Minori difficoltà ci sono in altri territori, come Tropea e Pizzo, luoghi avvantaggiati dai voli charter. Il dato complessivo – aggiunge Nucera – è però di estrema gravità e solo gli stolti non se ne accorgono. Molti imprenditori saranno costretti a ridurre il personale, a non fare contratti stagionali, siamo di fronte a drammi umani veri e propri e ciò che fa più male – aggiunge il responsabile di Federturismo – è che la classe dirigente di questa regione non fa nulla. Mi sarei aspettato dalla deputazione calabrese un’azione clamorosa di protesta davanti a Renzi. E, invece, niente. Fermi e zitti. Anche il presidente della Regione, Mario Oliverio, dovrebbe fare sentire forte la sua voce, lui che è la massima istituzione calabrese. Avrei voluto vedere se questa situazione si fosse presentata in Toscana, nella Firenze di Renzi, cosa sarebbe successo? Non credo proprio che sarebbero trascorsi tre mesi senza che si muovesse foglia». «Dato che non ne possiamo più – spiega ancora Nucera – ci assumiamo le nostre responsabilità fino in fondo e, prima di chiudere le nostre aziende, andremo a Roma a fare sentire la nostra voce».

Il turismo barcolla ma presto a pagare dazio per la chiusura della Salerno-Reggio Calabria sarà anche il comparto dell’agricoltura, tra i rami più attivi dell’economia calabrese soprattutto nell’export. Ne è convinto il presidente di Coldiretti, Pietro Molinaro: «Fino ad oggi – dice – non abbiamo registrato criticità ma sappiamo che con l’avvicinarsi della stagione estiva, arriveranno i problemi veri. In ballo, infatti, ci sono le esportazioni di pesche, cocomeri e della frutta stagionale. C’è il rischio di contrazioni della domanda ma ciò che ci preoccupa di più è l’aumento dei costi, perché il trasporto avviene sui Tir e se il viaggio diventa più lungo e impegnativo, sarà inevitabile un’impennata dei costi, a tutto danno degli imprenditori agricoli». «Inoltre – aggiunge ancora il presidente di Coldiretti – la contrazione negli arrivi dei turisti, porterà anche a una riduzione della domanda interna. Insomma, la situazione è gravissima e servirebbero contromisure altrettanto forti per contenere i danni e accelerare al massimo i tempi di riapertura dell’autostrada».

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