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Rimborsi Regione, Adamo si giustifica, il M5S attacca
«Oliverio si dimetta subito». Critiche a Bindi Renzi

Calabria

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REGGIO CALABRIA - «Fare politica non è una colpa». E' con queste parole che Nicola Adamo commenta l'inchiesta "Erga omnes" che ha sconvolto la politica calabrese e che lo vede coinvolto in prima persona. L'ex vice presidente della Giunta Regionale è stato colpito dal divieto di dimora in Calabria «che è così motivata - spiega citando l'ordinanza - nessun dubbio che l'Adamo, anche se non più componente del Consiglio Regionale, possa aver mantenuto solidi contatti con esponenti della pubblica amministrazione a tutti i livelli, essendo un protagonista attivo della politica e delle istituzioni locali, avendo altresì svolto incarichi in passato di vicepresidente della giunta regionale". Ovviamente obbedisco e mi atterrò rigorosamente al rispetto dell'ordinanza. Nessun provvedimento però può impormi di ritenere che fare politica sia di per sè una colpa o un indice di pericolosità».

Sui rimborsi percepiti Adamo commenta: «Sono certo di poter chiarire ogni contestazione. Non ho messo in tasca, nè usato a scopo privato alcun euro. Ho piena fiducia e certezza che in quelle sedi saranno chiariti anche i dettagli relativi alla rendicontazione, nonché il ruolo dell'associazione "l'Idea"».

L'inchiesta sui rimborsi dei consiglieri regionali sconvolge la politica calabrese e fa scattare le polemiche politiche. I primi a scendere in campo sono gli esponenti del Movimento 5 Stelle, con un documento a firma dei parlamentari del M5s calabresi Dalila Nesci, Nicola Morra, Paolo Parentela, Federica Dieni e Riccardo Nuti. Ma anche Beppe Grillo fa sentire la sua voce.

LEGGI L'OPERAZIONE SI RIMBORSI ALLA REGIONE

«Il governatore della Calabria, Mario Oliverio, deve dimettersi subito. Egli - scrivono i parlamentari - ha difeso a oltranza e senza riserve morali la nomina di Antonino De Gaetano, anche col silenzio tombale tenuto nella sua recente audizione in Antimafia».

«Nonostante destinatario di tre informative e di una richiesta di arresto per presunto appoggio elettorale dalla 'ndrangheta, De Gaetano - proseguono i parlamentari M5s - è stato mantenuto al suo posto da Oliverio, che non ha voluto ascoltare nessuno. Pertanto l'allora ministro Maria Carmela Lanzetta rifiutò di entrare nella giunta regionale. In Calabria le istituzioni sono fortemente inquinate e cio' ne causa l'arretratezza. Dunque, come raccomandava Paolo Borsellino, la politica non deve attendere le sentenze della magistratura per allontanare amministratori su cui gravano forti sospetti». 

«Oliverio sapeva pure - secondo i grillini - che De Gaetano era indagato per i rimborsi, ma ha dato una prova di forza, mostrando ai calabresi che il potere sta al di sopra dell'etica e dell'interesse pubblico. C'è voluto l'intervento della magistratura per sgretolare l'arroganza immorale di Oliverio, che ha la responsabilità d'aver legittimato politicamente De Gaetano, contro ogni buon senso. Adesso - concludono i parlamentari M5s - in Calabria è scoppiata una questione morale gigantesca tutta interna al Pd, che noi avevamo già denunciato con chiarezza in commissione Antimafia, nell'indifferenza complice del presidente, Rosy Bindi. Adesso il segretario del Pd Matteo Renzi si assuma le sue responsabilità e cacci Oliverio».

PARTITO DETENUTI - Beppe Grillo 'morde" il Pd, dopo l’arresto dell’assessore della Regione Calabria ai Lavori pubblici e ai Trasporti in carica, Nino De Gaetano. «Dal Mose, all’Expo, fino a Mafia Capitale, una capatina a Ischia, ma senza dimenticare Genovese, per arrivare oggi in Calabria con l’assessore De Gaetano arrestato nell’ambito di un’inchiesta sui fondi pubblici usati per gratta e vinci e spettacolini di lap dance - attacca dal suo blog il leader M5S - La base del Pd, il Partito Detenuti, si sta radicando nel territorio e si allarga ogni giorno, come l’erba cattiva. Un appello al Pd: non fate perdere tempo alla magistratura, costituitevi!».

POLITICA COMPROMESSA - Anche la coordinatrice regionale di Jole Santelli interviene sull'operazione: «L'operazione giudiziaria di stamane complica una situazione politica già fortemente compromessa in Calabria. Questa tempesta obbliga ad una riflessione complessiva sulle condizioni di totale blocco della Regione, analisi rinviata e trascurata ma resa oggi dagli eventi improcrastinabile».

 

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