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Rimborsi Regione, Bilardi si difende: «Mortificato»
Ma spuntano le spese: una mega tv portata a casa

Calabria

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Il senatore Giovanni Bilardi

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REGGIO CALABRIA - «Ecco sta venendo esattamente in questo momento la Guardia di Finanza a notificarmi l'atto (sono le ore 10,35 ndc) ma io l'ho appreso dalle ore 7 e 30 da un sito internet. Sono molto, molto, molto mortificato ma tranquillo perché ho fatto tutto esattamente come richiesto dalla legge elettorale di finanziamento ai partiti».

La voce al telefono è quella del senatore di Ncd Giovanni Bilardi, finito dentro l'inchiesta Rimborsopoli della Guardia di finanza, e destinatario insieme ad altri consiglieri ed ex amministratori regionali della misura degli arresti domiciliari.

Per l'attuale assessore ai lavoro pubblici, Nino de Gaetano, all'epoca dei fatti ex consigliere regionale e l'ex assessore Regionale della giunta Scopelliti, Luigi Fedele, la misura e' stata già eseguita mentre per il senatore Bilardi, allora capogruppo di Alleanza per Scopelliti, la Procura dovrà aspettare ed ottenere l’autorizzazione del Parlamento prima di procedere all’esecuzione del provvedimento. Per Bilardi la doccia fredda è arrivata mentre era intento alla sua consueta rassegna stampa. La conferma poco dopo dal suo avvocato, Emanuele Genovese, che sta seguendo un altro destinatario di provvedimento, e che vede il nome del senatore dentro le carte della GdF.

«Sono mortificato per questa decisione e mi chiedo perché proprio su di me è caduta questa scelta anche se ho saputo di altri cinque indagati cui è stato richiesto addirittura l'obbligo di dimora fuori dalla Calabria e lo ritengo sconvolgente. Per quel che attiene la mia posizione - ha aggiunto Bilardi - ho autorizzato in qualità di capogruppo tutta una serie di spese che sono state tutte regolarmente documentate, sia in entrata che in uscita, come attività politica. Tutti venivano da me a chiedere proprio per la funzione di capogruppo ma senza pezze d'appoggio giustificative non autorizzavo nulla. Ho tutti i riscontri e le fatture dei consiglieri: era tutto previsto dalla legge elettorale e quindi autorizzavo secondo legge. Specifico che si trattava di normali attività politiche non di cene a base di aragosta».

Eppure tra gli esempi citati in conferenza stampa dal procuratore di Reggio, Federico Gafiero de Raho, e dalla Guardia di finanza c'è proprio un esempio che riguarda l'attuale senatore e il suo autista, anch'egli indagato. Gli inquirenti hanno, infatti, raccontato che dopo un interrogatorio di Bilardi con la contestazione dell'acquisto di un grande televisore con tanto di abbonamento a Sky, finito poi a casa dell'allora consigliere, quest'ultimo avrebbe subito chiamato l'autista per chiedere di riportare tutto negli uffici della Regione.

Cosa che l'autista, Carmelo Trapani, fece immediatamente, senza sapere però che gli investigatori avevano registrato la telefonata e avevano anche ripreso la consegna del materiale al negoziante.

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