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Trivellazioni nel mar Jonio, si rafforza il no
Sei Regioni si coalizzano contro il Governo

Calabria

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COSENZA – Da un lato la Calabria assieme ad Abruzzo, Marche, Puglia e Molise, dall’altra la regione petrolifera d’Italia per eccellenza, la Basilicata. Ci sono voluti i permessi di ricerca in mare tra mar Adriatico e Jonio per mettere d’accordo sei governatori. Perché ciò che è uscito dalla riunione convocata ieri a Termoli è una opposizione unanime al rischio di colonizzazione del mare da parte delle compagnie petrolifere.

Il no è arrivato netto e deciso. Un dato di fatto che era nell’aria dopo le manifestazioni territoriali, le posizioni dei sindaci e la marcia dei tre governatori di Puglia, Basilicata e Calabria a Policoro di pochi giorni fa. Ma il principio oggi è diverso. Si vuole adottare una strategia comune di opposizione alle decisioni del Governo, che è un po’ quello che non si è fatto in tempi molto più favorevoli, ossia quando si stava cercando di contrastare l’approvazione del testo dello Sblocca Italia che ha sottratto potere decisionale alle Regioni sulla gestione mineraria.

Tutto questo in nome dell’“interesse nazionale”. In fondo, adesso, si cerca di correre ai ripari, di stoppare i permessi che saranno sistematicamente valutati nelle stanze dell’Unmig. E così i presidenti delle Regioni Abruzzo (Luciano D'Alfonso), Basilicata (Marcello Pittella), Molise (Paolo di Laura Frattura), Puglia (Michele Emiliano), il vicepresidente della Regione Marche, Anna Casini, e per la Calabria l'assessore all'Ambiente, Antonella Rizzo si sono seduti ad un tavolo promettendo di discutere ancora. Insieme ai vertici delle Regioni c’erano gli assessori all'Ambiente di Abruzzo (Mario Mazzocca), Basilicata (Aldo Berlinguer) e Molise (Vittorino Facciolla). Alla riunione ha partecipato anche l'europarlamentare croato, relatore della Strategia della Macroregione Adriatico-Ionica, Ivan Jakovcic. Croazia non a caso, visto che pochi mesi fa è partita la grande asta delle concessioni petrolifere su acque territoriali croate. In questa situazione però prevale la linea “morbida”, di dialogo.

La questione si spiega subito: il 29 luglio i governatori saranno chiamati a Roma dal sottosegretario al Mise Simona Vicari, che fino ad oggi ha specificato la (quasi) irremovibilità del Governo sul tema trivellazioni. Ma i governatori stavolta ci andranno con una strategia comune che si trasformerà anche in agenda politica. Ma in ogni caso si sta studiando una seconda via d’uscita, forse più complessa. Quella del referendum. Il pugliese Emiliano lo ha detto chiaramente: «C’è la possibilità di raccogliere le firme per un referendum che abolisca lo Sblocca Italia». Una strada complessa ma fattibile, almeno stando alla fiducia riposta nei cittadini, per maggioranza contrari alle trivelle nei mari Jonio e Adriatico. E per dimostrare che questa riunione è «cosa viva» l’appuntamento è rinnovato al 18 di settembre a Bari, durante la Fiera del Levante. Un primo piccolo passo di un coordinamento transregionale, con tanto di “benedizione” da parte dell’europarlamentare croato.

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