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Tutti i nodi nel Pd: dai segretari ai candidati
Partito lacerato, mentre nel centrodestra è stallo

Calabria

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CATANZARO – Il disastro di Rossano ha impegnato e impegna le istituzioni a riparare (si spera) ciò che è possibile riparare. Ovvero, provare a mettere in sicurezza il territorio che vive un’atavica fragilità nel suo sistema idrogeologico. In quest’ennesima emergenza la politica politicante sta ai margini con le sue giaculatorie. Intanto la Giunta e il Consiglio regionale, riformatisi a fine luglio, emanano i primi vagiti.

Al Partito democratico restano da consumare le ultime settimane di feste in piazza per cercare la quadratura del cerchio che metta solidità alla maggioranza che sostiene il presidente Oliverio. Per disincagliare alcune partite è dovuto intervenire Marco Minniti che è avaro di dichiarazioni. Durante la festa di Diamante si schernito quando gli intervistatori gli hanno dato atto che i soldi per gli Lsu-Lpu li ha salvati lui. E di suo Minniti ha aggiunto, meglio: ha ammonito, che il presidente Oliverio e il commissario Scura sono «condannati» a dialogare.

Insomma, è una fase di stallo, per lo più carsica, nell’attesa di affrontare nodi politici importanti. Sul piano squisitamente interno il Pd calabrese dovrebbe darsi il suo assetto organizzativo con la nomina di una segreteria e con l’attribuzione alla direzione e all’assemblea regionale di percorsi definiti e non estemporanei come sino adesso è accaduto.

Non è un fatto burocratico ma essenzialmente politico perché significa stabilire un assetto robusto, in grado di sostenere il governo regionale al di là dei rapporti personali tra Oliverio e Magorno, che pure sono importanti. A cascata residuano altri nodi non meno importanti. Da tempo c’è l’incompatibilità dei segretari provinciali Enzo Bruno (Catanzaro), Michele Mirabello (Vibo Valentia) e Sebi Romeo (Reggio Calabria), tutti presenti nelle istituzioni.

Gli interessati sono stati invitati dal partito a rimanere al loro posto in attesa della celebrazione dei congressi che si dovrebbero tenere a novembre. Circostanza difficile da attuarsi perché le commissioni per il tesseramento (2015) hanno difficoltà a decollare. Queste cariche sono importanti perché orientano e determinano una serie di priorità, tra cui ogni sorta di candidatura. Se Reggio Calabria e Vibo Valentia sono alla ricerca di nuovi equilibri interni, la vicenda di Catanzaro è dirimente perché bisogna scegliere il futuro candidato a sindaco del capoluogo che non ha rappresentanza politica né nella Giunta né nel Consiglio, tanto da sembrare figlia di un dio minore.

Le vicende comunali rappresentano la rotatoria lungo la quale si dipanerà la circolazione del Pd nelle varie situazioni. Fermento c’è anche a Crotone. Un vero bradisisma si registra invece a Cosenza, dove gli equilibri interni sono saltati. Vale per tutta la posizione di Carlo Guccione, oggi vicino a Matteo Orfini, che non perde occasione per muovere aspre critiche al governatore Oliverio e alla sua giunta di cui egli ha fatto parte sino a due mesi fa. A questo si aggiunge la scelta del futuro candidato a sindaco di Cosenza, in presenza di una forte transumanza bilaterale e diagonale intorno alla prospettiva che sarà.

Sullo sfondo c’è un nodo che riassume tutte le situazioni sin’ora accennate. L’Italicum. E che c’entra? C’entra. Molte manovre, per non dire tutte, fanno riferimento al riposizionamento che ciascun competitore immagina di assumere di fronte al collocarsi nel collegio giusto.

E a destra? C’è una fase di stallo speculare, uguale e contraria rispetto a quella del centro-sinistra. Più semplificata ma non meno aggrovigliata. Com’è noto il referendum per abbattere lo statuto regionale è saltato. Qualcuno dice per non dare a Wanda Ferro la leadership dello schieramento. Altri sostengono che gli equilibri cosentini sono così trasversali da non risparmiare niente e nessuno. Sta di fatto che anche nella riva destra ci sono forti mal di pancia.

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