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Cosenza, soldi pubblici alle cliniche dei Greco
Ma il commissario Scura non spiega i criteri

Calabria

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COSENZA - Da più giorni il presidente della giunta regionale ha rimarcato che in sanità "i servizi pubblici vengono prima di quelli privati” e che questo “deve essere chiaro, una volta per tutte”. Non è chiaro a chi era diretto il messaggio. Ma all'assemblea del Pd si è spinto oltre: “Investire nella sanità pubblica è il primo dovere a cui siamo chiamati. Insisto: pub-bli-ca! A cominciare dall’Annunziata di Cosenza – ha puntualizzato come riporta una nota dell'ufficio stampa - che sta morendo, che è in ginocchio. L’ospedale pubblico viene prima di ogni altra cosa. A questo non rinuncio, anche a costo che gli interessi che si nascondono si mettano sotto il mio sedere e sulla mia sedia con la dinamite”.

Oliverio ha in testa di voler costruire il nuovo ospedale a Cosenza e teme che ciò possa essere boicottato da una parte del Pd e dello stesso ufficio del commissario per questioni che ora spieghiamo.

Il Comune di Rende ha rilasciato un'autorizzazione per la costruzione di un ospedale privato che nascerà ai confini con il Comune di Cosenza per volontà del gruppo iGreco di Cariati che a fine 2014 ha costituito un polo di cliniche con l'acquisto della Madonna delle Catena (riabilitazione), Sacro Cuore (unico punto nascita di privato di tutta la provincia di Cosenza con reparto di ginecologia ed oculistica) e Madonnina (Area chirurgica e di cardiologica). Queste cliniche storiche (tranne la prima) sono entrate in crisi con il piano di rientro e sono saltate, la causa principale la riconversione nel 2011 e il taglio dei budget. Così nel 2014 sono passate di mano in pochi mesi, il periodo era quello in cui Scopelliti stava per uscire di scena e il consiglio regionale era in regime di prorogatio.

E' accaduto che non appena tre cliniche private sono state rilevate dalla stessa proprietà hanno avuto un'impennata del budget con un decreto firmato il 6 luglio 2015 dal commissario Massimo Scura, colui che ha avuto modo di dire in una riunione al Ministero che “risponde solo a Gelli, Lotti e Renzi”. Sarà un caso ma proprio il giorno in cui Lotti è venuto a Cosenza, la sera tutti i renziani, Lotti compreso (ma non Oliverio) si sono ritrovati ad una cena a bordo piscina con 150 invitati nell'albergo dei titolari delle cliniche. Nei giorni scorsi su Facebook è rimbalzata una foto che immortala i proprietari, che sono anche produttori di vino ed olio, con il deputato Ernesto Carbone, molto attivo negli ultimi mesi nella sua Cosenza, nonostante sia stato eletto a Bologna, il collega Ferdinando Aiello e la new entry della corrente Brunello Censore. Mancava solo il consigliere regionale Giudiceandrea che la famiglia pare abbia sostenuto in campagna elettorale e il quadro era più che completo.

E' oggettivo che con il decreto 86 firmato da Scura il 6 luglio con una procedura singolare abbia aumentato il budget delle cliniche di proprietà dei Greco. Scura ha assegnato il budget per il 2015, compresi i 10 milioni di euro che prima erano della Fondazione Campanella, e il 30% dei fondi sono finiti a due delle tre cliniche di Cosenza (Sacro Cuore e Madonna della Catena). L'Aiop, che rappresenta tutte le cliniche, ha chiesto formalmente i criteri di ripartizione e a distanza di 3 mesi non sono stati resi noti. Il caso è finito in parlamento con ben due interrogazioni (Lo Moro e Barbanti) a cui ancora il ministro Lorenzin non ha risposto. All'indomani della pubblicazione del decreto, di fronte ad una nota della Cgil che accusava l'ufficio del commissario di aver ripartito i fondi in maniera “discrezionale e clientelare”, il commissario Scura aveva dichiarato al Tg3 della Calabria che “a giorni avrebbe reso noto i criteri”. Ma ciò ancora oggi non è accaduto mentre il tavolo di verifica ministeriale ha contestato la procedura. Ed è stata la stessa Cgil a ricostruire quanto era accaduto attraverso la consultazione dall’albo pretorio dell’Asp di Cosenza.

Ecco la ricostruzione: “Con delibera 1176 dell’ 8 luglio scorso, a firma del commissario straordinario Filippelli, che si è deciso sulla base del decreto del Commissario ad acta numero 9, di dare parere favorevole per autorizzare ed accreditare altri 23 posti letto di riabilitazione intensiva (codice 56), alla casa di cura Madonna della Catena di Dipignano.  Sorprende  la celerità con cui tutto l’apparato si è mosso, davvero inusuale nella pubblica amministrazione. Il dipartimento Salute riceve richiesta della proprietà in data 25 maggio 2015;  in data 29 maggio, lo stesso dipartimento chiede l’avvio della procedura all’Asp di Cosenza, con protocollo recepito dalla stessa in data 16 giugno. Il 23 giugno  l’Asp di Cosenza chiede alla commissione Asp di Catanzaro l’avvio della procedura di verifica e la trasmissione della relativa relazione tecnica conclusiva. Avviene insomma qualcosa che i sindacalisti, avvezzi forse per esperienza a tempi amministrativi da antico testamento, percepiscono come un evento miracoloso. In data 24 giugno la relazione della commissione di Catanzaro è pronta. E parte per Cosenza a conclusione della procedura. Potremmo effettivamente pensare ad un miracoloso cambio di passo se non fosse che, la stessa commissione di Asp di Catanzaro  ha sul suo tavolo richieste per banali autorizzazioni che giacciono lì dal lontano 2013.

Di più. La delibera ASP Cosenza di Filippelli recita che l’atto è immediatamente esecutivo, fatto da noi ritenuto impossibile perché trattasi di parere che, per essere esecutivo e dispiegare i suoi benefici, necessita di apposito decreto regionale. Il tutto si realizzerebbe mentre la Regione va parlando della necessità di rivisitazione del decreto del Commissario numero 9 e soprattutto, mentre i posti letto codice 56 previsti in ambito pubblico non vengono attivati e resi effettivamente operativi”.

A questa ricostruzione della Cgil si deve aggiungere che il responsabile della Ospedalità privata dell'Asp ha segnalato al dipartimento e all'ufficio del commissario l'alta percentuale di ricoveri impropri nella stessa struttura Madonna della Catena non solo per il codice 56 ma anche 75 che costa alla Regione 450 euro al giorno per ogni paziente. Il budget delle tre cliniche nel 2012 era di 13,3 milioni di euro; nel 2014 di 14,9 milioni e nel 2015 è passato a poco più di 18 milioni in un contesto in cui strutture con prestazioni ad alta emigrazione sanitaria hanno subito una riduzione e in alcuni casi la conferma del budget rispetto agli anni precedenti.

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