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Scura: «Se non si cambia, la sanità calabrese
sarà commissariata ancora per altri vent'anni»

Calabria

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CATANZARO - “I criteri sulla distribuzione del budget sono chiari – dice Massimo Scura - e sono pronti da quando abbiamo fatto il decreto a luglio, noi siamo una casa di vetro trasparente”. E allora perché non li avete ancora resi noti? “I criteri sono stati richiesti voglio ribadirlo in forma sbagliata, da un’associazione (ndr: il riferimento è probabilmente all'Aiop LEGGI), , e invece devono chiederli tutte le associazioni, ed è quello che avverrà mercoledì prossimo, il 30 settembre. In questa occasione ci incontreremo con tutte le associazioni delle cliniche private di acuti e post acuti per illustrare il modo, se richiesto, di come abbiamo definito il budget di luglio”.

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Al margine del convegno che ha visto uniti, per la prima volta, tutti gli infermieri calabresi, che scelgono di andare avanti sempre più compatti per fronteggiare i tanti problemi della professione, Massimo Scura appare granitico. Sembra quasi non sia lui il protagonista di polemiche e contraddittori aspri negli ultimi mesi, ancora di più non sembra toccarlo la notizia dell’altro ieri, la decisione del Tar che ha sospeso i decreti emessi nei mesi scorsi dalla sua struttura, i decreti 80 e 92 sul budget ai privati. L’ingegnere Scura anche su questo risponde: “Non cambierà nulla, poiché la maggior parte dei contratti con le strutture sono stati già firmati. Il Tar dovrà decidere il 15 ottobre. E quindi prima non saranno sottoscritti i contratti di chi non li ha ancora fatti, ma rimane il fatto che molti privati hanno già firmato”.

Agli infermieri, che lo hanno voluto nella interlocuzione tra le parti, insieme al presidente della Regione Mario Oliverio (assente perché in consiglio regionale, a rappresentarlo Franco Pacenza) ha fatto diverse promesse e grandi dichiarazioni di apertura. Ha detto che ritiene che si andrà presto verso una soluzione su quella che è la questione più battuta dalla categoria, ovvero le dirigenze. In Calabria non ci sono le dirigenze infermieristiche, (sarebbero, per essere più chiari, i “primari” degli infermieri) diversamente da quanto accade in più o meno tutte le regioni di Italia, ma è chiaro che se si avessero queste figure apicali gli infermieri potrebbero ottenere molta più incisività nel loro interagire con la classe politica e le istituzioni in genere.

Altro tema affrontato dal commissario per il Piano di rientro, quello dell’assenza della figura di un infermiere nella commissione Formazione, dove il numero dei medici è invece pari a cinque, altro “tallone d’Achille” che gli operatori sanitari vogliono presto superare, anche su questo punto Scura ha preso posizione su una prossima soluzione. Si è poi soffermato sull’apertura della graduatoria del Pugliese Ciaccio che era stata bloccata nel 2009. Ha detto che intende risolvere tutte le problematiche dei vari “gruppi” con cui interagisce, gli infermieri che stanno in questi giorni prendendo il posto, quelli precari, quelli che si sono laureati dopo il 2009 e quindi non hanno potuto nemmeno accedere ad un concorso e sono disoccupati, e ha aggiunto chela situazione si dovrebbe smaltire col tempo anche con l’aiuto di un nuovo “concorsone”.

Ancora, al margine del convegno gremito all’università Magna Graecia, ha aggiunto, sulla questione del budget ai privati, “questa parola, budget, non deve più essere usata, crea confusione, nell’anno che verrà si parlerà di acquisto di prestazioni.Ciò significa che quello che noi pubblico non facciamo sufficientemente bene lo compreremo dai privati, senza preferire nessuno se non usando i criteri di chi fa meglio quello che ci serve e soprattutto delle specialità mediche che più ci servono”.

Massimo Scura ha esordito il suo intervento davanti a centinaia di infermieri, ma anche medici e operatori della sanità calabrese a tutti i livelli, leggendo la delibera del Consiglio dei ministri che definisce le competenze della struttura commissariale. Ha aggiunto “a me non interessa chi ha causato questo disastro ma se non si cambia modo di lavorare durerà altri vent’anni”. Dal 2013 al 2015 la sanità calabrese ha deciso di non fare più niente, ha detto ancora. “Incontrerò oggi stesso una professoressa con cui parleremo di contabilità analitica su tutto il territorio. Non è una cosa arida come sembra. Serve infatti avere i flussi informativi per delineare scientificamente i costi delle prestazioni sanitarie. Ma una regione normale è soprattutto quella in cui se un medico o un infermiere va in pensione viene sostituito senza troppe procedure”.

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