Salta al contenuto principale

Vibo, la scelta del segretario provinciale del Pd
isola il già candidato a sindaco Antonio Lo Schiavo

Calabria

Tempo di lettura: 
2 minuti 37 secondi

VIBO VALENTIA - È un gioco di appartenenze. Il capogruppo del Pd Antonio Lo Schiavo, ormai sfiduciato da gran parte della compagine democrat al Comune, non ha inteso sostenere la candidatura di Enzo Insardà in vista del congresso provinciale che si dovrebbe tenere con l'inizio del nuovo anno. E - secondo i soliti bene informati – non vuole sostenerlo perché l'ex segretario cittadino dei Ds e già assessore all'Ambiente della giunta Sammarco, nonché oggi componente della direzione regionale del Pd – sarebbe espressione o comunque ha il sostegno del parlamentare democrat Bruno Censore.

E allora? Già, Censore, duramente attaccato proprio da Lo Schiavo subito dopo la batosta elettorale subita in occasione della sua candidatura a sindaco, perché il deputato non lo avrebbe sostenuto a dovere. E oggi arriva la rivalsa. Chiamatela pure “vendetta” politica. Lo Schiavo, infatti, non ha firmato giorni fa il documento di sostegno alla candidatura di Insardà a segretario provinciale da parte di sette (Stefania Ursida, Giovanni Russo, Antonino Roschetti, Rosario Tomaino, Giuseppe Cutrullà, Pasquale Contartese e Antonia Massaria) componenti il gruppo del Pd a Palazzo Luigi Razza. Tolto il capogruppo, solo altri tre consiglieri democrat non hanno poi sottoscritto il testo (Sabatino Falduto, Loredana Pileggi e Maria Fiorillo). Lo Schiavo, dunque, non ha firmato «per non dare a Censore un ruolo di primo piano nel capoluogo», fanno sapere fonti interne al partito. Sì, perché il deputato, dopo le scorse amministrative, ha dato carta bianca ai militanti vibonesi di scegliere il nome del candidato. Una sola la condizione: che fosse una figura che raccogliesse il massimo dei consensi tra gli iscritti. 

Da via Argentaria è uscito il nome di Enzo Insardà, figura condivisa poi non solo da Censore stesso ma da moltissimi militanti, i quali sono poi quelli che votano. E c'è anche di più: lo stesso segretario uscente, il consigliere regionale Michele Mirabello, in tempi non sospetti aveva pensato di indicare proprio Insardà. Il quale giorno dopo giorno piace a tanti, aggrega e unisce il partito. Che dire: Lo Schiavo continua a macinare sviste ed errori di valutazione politica. Alimentando - forse senza volerlo - una forma di autoisolamento con buona parte dal resto del gruppo, con il quale i rapporti sono tesi già per via di alcune prese di posizione di Lo Schiavo non condivise con gli altri, tant’è che molti vorrebbero da tempo il cambio con Russo. Ma il fatto più rischioso è che il giovane notaio si sta allontanando sempre più dal partito. E se la distanza diventa emarginazione Lo Schiavo difficilmente riuscirà a tornare indietro. Il congresso rappresenta una tappa delicata e importante nella vita di una forza politica. Si mettono in gioco accordi, equilibri, patti e una visione politica a lungo termine. E da tutto questo l'attuale capogruppo rischia di rimanere tagliato fuori. Isolato. Ecco perché c'è anche chi nel Pd cittadino, considerando Lo Schiavo di fatto già fuori dalle dinamiche del partito, si aspetta le dimissioni da capogruppo. Lo farà? Chissà.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?