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Livelli essenziali di assistenza: dopo cinque anni
di commissariamento Calabria ancora maglia nera

Calabria

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CATANZARO - Vaccinazioni per i bambini troppo bassa, carenza del numero di screening, prevenzione veterinaria e alimentare critica, assistenza residenziale ai disabili non sufficiente, assistenza distrettuale salute mentale da potenziare, rete dell’emergenza (Allarmetaget mezzi di soccorso).

Dopo cinque anni di piani di rientro e commissariamento la Calabria continua ad essere maglia nera nella classifica dei livelli essenziali di assistenziali, gli indicatori che il ministero utilizza per misurare la qualità dei servizi garantiti ai cittadini.

La regione Calabria con un punteggio pari a 136 (il range ottimale è tra i 160 e i 225) e si colloca in una situazione “adempiente con impegno”. Le cricità segnalano nella copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per una dose di vaccino contro morbillo, parotite, rosolia; Proporzione di persone che ha effettuato test di screening di primo livello, in un programma organizzato, per cervice uterina, mammella, colon retto (già rilevata nel 2012); Percentuale di aziende ovicaprine controllate per anagrafe ovicaprina rispetto al 3% previsto dal Regolamento CE 1505/06 (già rilevata nel 2012); programma di ricerca di residui di fitosanitari degli alimenti vegetali; Numero di posti equivalenti semiresidenziali in strutture che erogano assistenza ai disabili ogni 1.000 residenti; Numero assistiti presso i Dipartimenti di salute mentale per 1.000 residenti; Allarme- Target dei mezzi di soccorso (minuti). Questi dati sono stati presentati ieri dal ministero della Salute, settore programmazione sanitaria diretta da Renato Botti (il dg criticato da Scura nei giorni scorsi) che ha presentato non solo il monitoraggio dei Lea ma anche all’efficienza del sistema sanitario italiano.

Per i Lea se al primo posto c’è la Toscana seguita dall’Emilia Romagna, in coda per il 2013 c’è la Puglia (134) seguita da Calabria e Campania e poi dal Molise. Regioni tutte in piano di rientro e tranne la Puglia anche commissariate. In particolare, il Rapporto sui Lea riguarda 38 adempimenti che le Regioni devono rispettare per accedere a una quota premio del fondo sanitario nazionale, come l’attivazione di flussi informativi sulle liste di attesa e la riorganizzazione del percorso nascita. Sulle 16 monitorate (le restanti 5 Regioni e Province non sono state incluse perchè a statuto speciale), 8 sono le Regioni in regola: Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana, Umbria e Veneto. Per le rimanenti 8 Regioni, quelle che hanno sottoscritto un Piano di rientro, pur rilevando un progressivo miglioramento per quanto riguarda la riorganizzazione del sistema informativo e delle reti assistenziali, si legge, «persistono significative inadempienze».

Il secondo Rapporto, invece, riguarda il monitoraggio dei Lea realizzato attraverso l’utilizzo di un set di 32 indicatori (Griglia Lea) ripartiti tra l’attività di assistenza negli ambienti di vita e di lavoro, l’assistenza territoriale e l’assistenza ospedaliera erogate dalle Regioni. Il punteggio massimo è 225 e la Toscana ha totalizzato per il secondo anno consecutuvo 214. Nel gruppo delle regioni che sostanzialmente debbono migliorare i loro risultati, ma che risultano adempienti, c’è l’Abruzzo con un punteggio di 152, parimerito con il Lazio, seguita dalla Basilicata (146), Molise (140), Calabria e Campania (136), Puglia (134).

Il sito Repubblica.it ha anticipato anche i dati (parziali del 2014) dove la Calabria risulta fanalino di coda con 131 punto, in diminuzione rispetto al 2013 quando ha totalizzato 136 punti, sembrerebbe per la mancanza dei dati sull’assistenza domiciliare dell’Asp di Cosenza. La Regione deve mandare i dati entro il 18 novembre in vista della riunione del tavolo di verifica.

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