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Rapporto Bankitalia: in Calabria
il lavoro resta un sogno proibito

Calabria

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IL TASSO di disoccupazione in Calabria è circa il doppio rispetto a quello registrato nel resto del Paese; quello di occupazione segna 18,5 punti in meno rispetto al dato nazionale. Tra queste due variabili c’è una Calabria ancora ormeggiata in banchina. Una Calabria dove «le condizioni sul mercato del lavoro sono rimaste tese. Nel complesso del semestre, secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, il numero degli occupati è diminuito dell’1,1 % rispetto allo stesso periodo del 2014 , mentre è lievemente aumentato nel Mezzogiorno e a livello nazionale. Il tasso di occupazione si è attestato al 37,4 % (55,9 % in Italia)». Lo mette nero su bianco la Banca d’Italia nel report presentato a Catanzaro di aggiornamento congiunturale sull'economia regionale. Il mercato del lavoro in Calabria, dunque, continua ad essere ancora una spina nel fianco.

«Il numero dei disoccupati nel primo semestre del 2015 è rimasto pressoché stabile rispetto al periodo corrispondente del 2014, a fronte del calo delle forze di lavoro. Il tasso di disoccupazione si è attestato intorno al 25 %», si legge nel documento. Spulciando tra percentuali, numeri e grafici, c’è poi una novità di genere: «il calo è stato concentrato nella componente maschile (-2,5 %), mentre quella femminile è tornata a crescere (1,3 %)».

Secondo i dati forniti dall’Inps poi, nei primi nove mesi del 2015 le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono diminuite (-37,1 %). Un calo, però, che ha una spiegazione nel «forte ridimensionamento della componente in deroga; la Cig ordinaria e quella straordinaria sono calate in misura inferiore». Ancora dati che fotografano una Calabria ancora in banchina. Non un caso le parole Sergio Magarelli, il Direttore della Filiale di Catanzaro della Banca d’Italia che ieri nel capoluogo ha presentato il report insieme ai ricercatori che lo hanno curato Giuseppe Albanese, Iconio Garrì e Antonio Covelli, del Nucleo di ricerca dell’istituto bancario. «Dopo sette anni di fermo dovuto alla crisi - ha detto Magarelli - sarebbe esiziale per la Calabria perdere il treno della incipiente ripresa. La nave Calabria, rispetto alle altre regioni, anche del sud che hanno lasciato il porto, non è riuscita a rompere gli ormeggi. Non c’è stata un’inversione di tendenza chiara ma elementi come il fatturato, l’attività economica e il mercato del credito denotano un visibile mutamento».

Timidi segnali di ripresa e proiezioni per il 2016. Segni da leggere e soprattutto capire. E allora torniamo al documento. «Nei primi mesi del 2015 si è attenuata la forte caduta dell’attività economica in atto dal 2011 - si legge - Tuttavia, i segnali di una ripresa rimangono più deboli rispetto al resto del Paese». Ed è il Turismo, il settore che forse più di altri dà un segnale incoraggiante. «Secondo i dati del Sistema informativo turistico della Regione Calabria, le presenze presso gli esercizi ricettivi nei primi nove mesi del 2015 sono aumentate del 3,9 %. Dopo la flessione che aveva caratterizzato gli ultimi anni, è cresciuta la componente nazionale (5,6 %); le presenze di turisti stranieri si sono invece ridotte (-3,0 %)». Per quanto riguarda, invece, il commercio un segnale positivo arriva dal numero di immatricolazioni delle auto che in base ai dati di Anfia nei primi nove mesi del 2015 sono aumentate del 17,8. Il segno positivo delle Esportazioni, invece, è per così dire “inficiato” dal peso che il settore ha sull’economia regionale.

«Nel primo semestre del 2015 le esportazioni di merci della regione sono aumentate a prezzi correnti del 12,3 %, dopo la riduzione del 2014 . Tale miglioramento ha inciso tuttavia in misura limitata sulla ripresa dell’attività economica, dato lo scarso peso dell’export sul prodotto regionale», si legge infatti nel report. E infine per quanto riguarda le imprese «nel corso del 2015 l’attività nel settore industriale ha mostrato i primi segnali di inversione di tendenza. Secondo i risultati del sondaggio svolto dalle filiali regionali della Banca d’Italia tra settembre e ottobre 2015 su un campione di imprese con almeno 20 addetti, la quota di aziende che ha dichiarato un aumento del fatturato nei primi nove mesi dell’anno è stata pari al 35 %, a fronte del 28 % che ha segnalato un calo».

L’anno che verrà porta un cauto ottimismo: «Le aspettative per l’ultima parte dell’anno e l’inizio del 2016 risultano favorevoli: il 41 % delle imprese intervistate prevede una crescita delle vendite, soltanto il 15 % si attende un calo. Tale evoluzione del quadro congiunturale non si è tuttavia riflessa in una ripresa dell’accumulazione di capitale: il saldo tra chi ha incrementato e chi ha ridotto gli investimenti rispetto a quanto programmato in precedenza è stato negativo per 5 punti percentuali. Per il 2016, prevale tuttavia la quota di chi indica un aumento».

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