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«Accertati condizionamenti della 'ndrangheta»

Il Governo scioglie il Comune di Nardodipace

Calabria
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ROMA - Il consiglio comunale di Nardodipace, nel Vibonese, è stato sciolto su iniziativa del Consiglio dei Ministri.

Nel provvedimento si legge che la decisione è stata presa «al fine di consentire il risanamento delle istituzioni locali dove sono state accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata».

La commissione di accesso agli atti che il prefetto di Vibo Valentia, Giovanni Bruno, aveva inviato al Comune per accertare la presenza o meno di infiltrazioni mafiose  (LEGGI LA NOTIZIA era stata la naturale conseguenza dell'inchiesta “Uniti per la Truffa” nel febbraio di quest'anno  (LEGGI LA NOTIZIAe che aveva portato, tra gli altri, anche all'arresto del sindaco Romano Loielo, nonché del vicesindaco Romolo Tassone, figlio di Rocco Tassone, considerato il boss del “Locale di Cassari” (già condannato a 13 anni in primo grado nel processo “Il crimine”), e di altre due persone. In tutto 16 indagati nel terremoto giudiziario-amministrativo che colpì il piccolissimo borgo incastonato nelle Serre Vibonesi e famoso per i suoi antichissimi monoliti.

Da quell'indagine sarebbero emerse una serie di anomalie riguardante la presenza di associazioni, ritenute dal pm Michele Sirgiovanni, fittizie sorte con lo scopo di intercettare i finanziamenti del Por Calabria. E così era venuto alla luce come tra questi sodalizi vi fossero anche uno di volontariato gestita direttamente dal sindaco nei cui locali era stato trovato un dentista abusivo e uno di Protezione civile, ma anche un pub che non ha mai esercitato l'attività ed uno di calcio, “L'Allarese”, il cui titolare era l'ex vicesindaco Romolo Tassone, e in cui era stata assunta come borsista la moglie di Loielo. Contestazioni, queste avanzate dalla Procura di Vibo e fatte proprie dal gip Lupoli nella sua ordinanza, che dimostrerebbero come il primo cittadino non abbia mai reciso il suo rapporto Romolo Tassone, neppure dopo il precedente scioglimento per mafia avvenuto dopo il coinvolgimento del padre nella maxi-inchiesta Reggio-Milano.

È stato probabilmente quest'ultimo aspetto a spingere il prefetto Giovanni Bruno ad inviare la Commissione al palazzo municipale formata dal viceprefetto Anna Aurora Colosimo, dal capitano Stefano Esposito Vangone, comandante della Compagnia di Serra San Bruno, dal tenente Giovanni Torino in servizio presso la Guardia di Finanza, e da Domenico Fuoco, funzionario all’università della Calabria. Commissione che nell'agosto scorso terminò la sua attività relazionando il tutto al Prefetto che ha presentato la documentazione al ministero. Era la terza volta nel giro di neanche 10 anni che a Nardodipace si insediavano gli investigatori La prima avvenne nel 2008, appena un anno dopo l'insediamento della prima amministrazione Loielo, con il prefetto Ennio Mario Sodano che però non portò allo scioglimento nonostante il successivo responsabile dell'Utg, Luisa Latella, avesse chiesto al Viminale il commissariamento dell'ente. La pratica infatti rimase sospesa a Roma finché non arrivò l'archiviazione del procedimento a firma dell’allora ministro dell'Interno Roberto Maroni. Diverse le sorti nel 2011 quando ad inviare nuovamente l'organismo fu Michele Di Bari. Il Consiglio comunale venne sciolto agli inizi del 2012 e la fase commissariale durò 18. Nel novembre del 2013 la parola tornò nuovamente ai cittadini – che nei giorni successivi agli ultimi arresti difesero il loro amministratore – i quali premiarono ancora Loielo rieleggendo alla guida del Comune con 57% delle preferenze  (LEGGI LA NOTIZIA).

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