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De Gaetano si difende dopo la scarcerazione
«La mia è stata una illegittima detenzione»

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Ha atteso ancora qualche giorno poi l'ex assessore regionale ai Lavori pubblici, Nino De Gaetano, ha voluto commentare la decisione della magistratura che ha revocato lo scorso dicembre gli arresti domiciliari (LEGGI LA NOTIZIA) cui era sottoposto per l'inchiesta Rimborsopoli e lo ha fatto ribadendo come «dopo mesi di sofferenza e silenzio, imposto dalla fiducia nella magistratura e dal mio status di persona sottoposta a procedimento penale, ritengo doveroso, per amore della verità, stigmatizzare certa stampa locale, che enfatizza le negatività anche quando le notizie sul mio conto sono, in realtà, positive».

De Gaetano sostiene che «la Suprema Corte ha sì accolto 'solo' il motivo relativo alle esigenze cautelari, ma ha sostanzialmente certificato che la mia carcerazione preventiva è stata ingiusta, per assoluta carenza di motivazione sia sul pericolo di inquinamento probatorio che sul pericolo di recidiva, oltre che sulla attualità delle esigenze di cautela. Vale a dire che, probabilmente, mi sono ritrovato a subire la privazione della libertà personale, e la gogna mediatica che ne è derivata, senza che ve ne fossero i presupposti di legge, nonostante non avessi più alcun incarico di natura politica, circostanza che la Cassazione ha rimarcato, affermando che "…si è quindi ritenuto in sé criminogena la prosecuzione dei rapporti con la politica, affermazione che poteva avere concreto significato solo previa dimostrazione che l'attività politica del ricorrente fosse specificamente funzionale alla commissione dei delitti in questione, dimostrazione che, invece, non vi è..."».

Inoltre, De Gaetano ha ulteriormente precisato che «i giudici del Supremo Collegio, pur respingendo il motivo in ordine ai gravi indizi di colpevolezza, non hanno mancato di ritenere "…certamente non privo di senso l’argomento della difesa secondo il quale non può ritenersi che ogni diversa valutazione in tema di congruità delle spese nell’ambito delle attività del gruppo consiliare debba risolversi in una ipotesi di peculato, sia per le diverse valutazioni sul tema della 'conferenza' delle spese che sotto il profilo soggettivo della sussistenza del relativo dolo…"».

Per poi concludere dicendosi stupito del fatto «la stampa locale non si sia occupata della mia scarcerazione, decisa dallo stesso Giudice che mi aveva sottoposto a custodia cautelare, all’indomani della decisione della Cassazione, mentre invece è stata enfatizzata la decisione del pubblico ministero, di proporre appello contro la mia scarcerazione, nonostante sia imminente l’inizio del processo con rito immediato, che affronterò con la serenità e la determinazione di chi sa di essere innocente».

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