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Quei seggi "tutelati" alla Provincia di Cosenza

Grazie a statuto e riforma Occhiuto torna presidente

Calabria
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COSENZA - Mario Occhiuto ieri ha ripreso posto anche nel suo ex ufficio da presidente della Provincia. Quasi si fosse sospeso da solo, dopo la decadenza come sindaco, in attesa dell’eventuale rielezione. Ad “annunciarlo” una nota diffusa ieri dall’ufficio stampa dell’ente.

Il tema è quello dei tagli alla Provincia, la notizia vera sta nella firma: il presidente Mario Occhiuto. È l’ennesimo risvolto di quel pasticciaccio che è stata la riforma della Province. La legge Delrio stabilisce che tanto i presidenti, quanto i consiglieri provinciali decadono nel momento in cui cessano dalla carica di sindaco o di consigliere comunale, perché perdono il requisito che li rendeva eleggibili.

Alla Provincia di Cosenza, però, siede ancora in Consiglio Pietro Lucisano, consigliere comunale appena rieletto sì, ma dopo sette mesi di commissariamento dopo la caduta del governo Antoniotti. E fino a pochi giorni fa era ancora consigliere provinciale Lino Di Nardo, pur decaduto a febbraio dopo la defenestrazione del sindaco Occhiuto. Ad entrambi veniva applicata la clausola “salva seggio” che il lungimirante consiglio provinciale di Cosenza aveva deciso di inserire nel proprio statuto mesi or sono.

Si tratta dell’articolo 37 comma 4, che estende una previsione della legge Delrio («non si considera cessato dalla carica il consigliere eletto o rieletto sindaco o consigliere in un comune della provincia») anche ai casi di scioglimento anticipato. Qualche articolo più su (il 32 comma 2) lo Statuto allarga la previsione anche al presidente della provincia, rieletto pur se decaduto.

Un vero pasticcio, a cui contribuiscono i vuoti normativi della legge Delrio e gli ampi spazi di manovra lasciati agli statuti. Nel caso di Lino Di Nardo, il tribunale di Cosenza, decidendo sul ricorso presentato dal primo dei non eletti, ha stabilito che lo “status” del consigliere rieletto non corrisponde al consigliere “cessato” candidato alle amministrative. Verosimilmente, anche nel caso del presidente (il cui mandato da presidente prevede altri due anni) potrebbe essere un giudice a sciogliere il nodo.

Per la cronaca, la nota di Occhiuto contro la scure del Governo lamentava una decurtazione di 26,4 milioni di euro, che si andrà a sommare agli 80 tagliati in precedenza. Quello che si profila è il rischio default.

«Ad oggi, le entrate strutturali dell’ente – scrive Occhiuto – ammontano a circa 74 milioni di euro, contro una spesa inderogabile e difficilmente comprimibile di circa 92 milioni di euro. Senza contare gli altri 15 milioni di euro, che occorrono per l’esercizio delle funzioni fondamentali nei settori dell’edilizia scolastica, delle strade e dell’ambiente. Il Bilancio per l’esercizio 2016, infatti, non presenta adeguati fondi per essere approvato, a meno che il Governo non intervenga tempestivamente».

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