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Gallo vince la sua battaglia in Corte Costituzionale

Il consigliere regionale Graziano ora rischia il seggio

Calabria
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Gianluca Gallo
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CATANZARO - La Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d'Appello di Catanzaro nel giudizio che vede contrapposti Gianluca Gallo e il consigliere regionale Giuseppe Graziano (LEGGI LA NOTIZIA SULLA DECISIONE DELLA CORTE D'APPELLO). Gallo aveva fatto ricorso contro l'elezione di Graziano, contestando il fatto che non si fosse messo in aspettativa dal corpo forestale nei tempi previsti dalla normativa (29 giorni prima del voto).

Il primo round se l'era aggiudicato Gallo (LEGGI LA NOTIZIA SULLA SENTENZA DI PRIMO GRADO). Graziano aveva fatto ricorso in Appello e i giudici del secondo grado avevano trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale, sollevando una questione di legittimità costituzionale. Lo stesso Gallo dal suo profilo Facebook dà notizia della decisione della Consulta. «Sapete che c'è? Avevamo ragione - scrive Gallo - La Corte Costituzionale, con sentenza depositata in tarda mattinata, ha riconosciuto che non eravamo dei folli quando, nei Tribunali e non nelle piazze virtuali, chiedevamo l'applicazione della legge. Per farla breve: è pienamente efficace la normativa che prevede che chi ricopra incarichi lavorativi di natura pubblica debba mettersi in aspettativa secondo tempi e modalità tassative, in caso di candidatura. Chi non lo fa, viola una disposizione pensata per evitare che gli elettori possano essere in qualche modo influenzati dalla detenzione ed esercizio di un pubblico potere ed è pertanto ineleggibile. Lo aveva già certificato, in primo grado, il Tribunale di Catanzaro. Dovrà prenderne ora atto anche la Corte d'Appello, che aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale oggi dichiarata infondata dalla Corte Costituzionale. In coda a questo ulteriore passaggio, da qui a qualche settimana si aprirà la strada che ci riporterà in Consiglio regionale, a rappresentare le istanze del territorio, come sempre fatto. Svolgeremo il ruolo assegnatoci dagli elettori: l'opposizione a un governo regionale dal bilancio fallimentare. Ringrazio gli avvocati che mi hanno sostenuto in questa battaglia, Oreste Morcavallo e Francesco Paolo Gallo».

Dal canto loro i legali del consigliere regionale Graziano, Tedeschini, Gualtieri e Ferriuolo, hanno dichiarato di prendere atto della sentenza della Corte Costituzionale e «attendiamo, con fondata fiducia, la pronuncia della corte d’Appello di Catanzaro che valuterà la vicenda anche tenendo in considerazioni e vagliando altre ragioni. Intanto - proseguono - è doveroso ricordare che la pronuncia della Corte costituzionale è limitata semplicemente all’espletamento di una formalità tecnico-burocratica che, in nessun modo, indebolisce, scalfisce o annulla l’elezione plebiscitaria e democratica del consigliere Graziano. La Corte Costituzionale, in buona sostanza, dopo aver valutato la documentazione prodotta dalle parti in causa e dalla Corte d’appello di Catanzaro ha ribadito un principio chiaro e assodato. Quello, cioè, che non sono eleggibili i titolari di organi individuali ed i componenti di organi collegiali che esercitano poteri di controllo istituzionale sull'amministrazione della regione, della provincia o del comune nonché i dipendenti che dirigono o coordinano i rispettivi uffici. Si tratta, inoltre, di una sentenza che rappresenta una pregiudiziale e quindi non il giudizio definitivo. Anche perché la questione, posta al vaglio dei giudici d’appello di Catanzaro, è ben più ampia e la valutazione generale sarà articolata e determinata su altre variabili, non meno importanti rispetto alla sentenza emessa dalla Corte Costituzionale, ma sicuramente determinanti. Non ultima la volontà popolare, prioritaria su tutto, e lo scarto di oltre tremila preferenze tra il consigliere regionale eletto Giuseppe Graziano ed il ricorrente, primo dei non eletti. Fermo restando - concludono i legali - che dal punto di vista giuridico, e questo lo ha evidenziato la Corte Costituzionale, non si è elisa la legge perché Graziano, essendo organico ad un Corpo di polizia, è sottoposto a leggi speciali che ordinano e disciplinano la materia in oggetto».

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