Salta al contenuto principale

Ncd chiude e Alfano apre "Alternativa popolare"

La truppa calabrese in attesa di Bilardi e Aiello

Calabria
Chiudi
Apri
Didascalia Foto: 
Il sottosegretario Tonino Gentile
Tempo di lettura: 
2 minuti 33 secondi

CATANZARO – «Victoria amat curam», “il successo ama la preparazione”. Con questa locuzione il senatore Nico D’Ascola, nei giorni scorsi, ha chiuso una lettera inviata ai suoi amici, sollecitandoli a partecipare all’assemblea nazionale del Nuovo Centrodestra che s’è tenuta ieri presso il centro congressi “Roma Eventi” in via Alibert.

L’Ncd di Alfano si scrolla di dosso il suffisso “destra” e si pone al centro dello schieramento parlamentare. Cuore giallo su fondo blu, in mezzo la scritta “Alternativa Popolare”. Sotto il logo campeggia lo slogan: “Il coraggio di costruire. Insieme”.

Un trasloco, per adesso indolore, che non nasce all’improvviso ma era in incubazione da diversi mesi. Ncd-Ap è un partito tipicamente meridionale, al netto della presenza in Lombardia di Maurizio Lupi. Con lui il leader Angelino Alfano, Beatrice Lorenzin, Enrico Costa, Roberto Formigoni, Fabrizio Cicchitto, Nico D’Ascola.

I sottosegretari Dorina Bianchi e Tonino Gentile sono della partita? Sì. I senatori Giovanni Bilardi e Piero Aiello dovrebbero esserci. Usiamo il condizionale perché ancora tre mesi fa gli esponenti calabresi di Ncd, considerata la deriva presa da Matteo Renzi, valutavano la possibilità di trovare un riparo. Ma come? Il centro, se possibile, è ulteriormente diviso: l’Udc s’è scisso tra Pierferdinando Casini e Lorenzo Cesa, Scelta civica è un pallido ricordo. In una situazione instabile questa fascia centrale dello schieramento politico si divide tra chi è attratto dalla sirena dell’ex Cavaliere e chi ancora è disposto a giocare le sue fiches su Renzi. Alcuni avrebbero preferito aspettare le primarie del Pd per orientarsi più concretamente sul futuro. E dall’altra parte gli alfaniani non vogliono farsi accerchiare da Forza Italia.

Togliere la parola “destra” dal simbolo più che una convenienza era, ed è stata, una necessità per mostrare a occhio nudo da che parte sta il partito e, soprattutto, quale orizzonte guarda. Il senatore D’Ascola nella sua missiva indica lo spartiacque. «In sostanza questa scelta politica - scrive il presidente della commissione giustizia del Senato - nasce dalla constatazione dell’esistenza di Italia di una comune base, cattolica, liberalconservatrice, socialista–riformista la quale mette assieme le componenti più storiche e rilevanti della nostra società. Queste ultime, allo stato, non trovano alcuna effettiva rappresentanza politica. Peraltro verso l’esperienza di governo compiuta nel corso della diciassettesima legislatura ha dimostrato la necessità che la politica torni a reggersi su basi culturalmente e ideologicamente adeguate, che si ritorni a quel dialogo interrotto tra una classe politica effettivamente organica e rappresentativa di interessi diffusi e i cittadini. Ma soprattutto che si dia risposta, attraverso opportune politiche sociali, alle gravi condizioni di disagio, emarginazione e povertà che si sono sempre più diffuse nel nostro Paese.

Solo così si può rompere quel drammatico contesto di povertà intellettuale e morale di una politica sempre più distante dalla realtà e quindi autoreferenziale. È per queste ragioni che il ritorno alla storia e alla tradizione politica del nostro Paese, sia pure rivista alla luce delle mutate esigenze di una società sempre più in trasformazione, costituisce secondo noi la migliore risposta al vuoto di rappresentanza politica che si riflette nell’allarmante percentuale di assenteismo».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?