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Zes, parte la sfida di Catanzaro, Lamezia e Crotone 

Il progetto sveglia le idee di altre zone della Calabria

Calabria
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La cittadella regionale
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CATANZARO – Si fa sempre più affollata la rincorsa alla Zes in Calabria, che sarebbe la seconda dopo quella certa ottenuta da Gioia Tauro. Due giorni fa è arrivata la candidatura ufficiale dell’area vasta di centro “Catanzaro -Lamezia Terme- Crotone“, rispettivamente la seconda, la terza e la quinta città per popolazione in ambito regionale.

I tre sindaci - Sergio Abramo, Paolo Mascaro e Ugo Pugliese - hanno suggellato un accordo che mira ad ottenere lo status speciale in grado di attrarre importanti opportunità di sviluppo economico. Un’occasione allettante per qualsiasi territorio della Regione con il più basso reddito pro-capite italiano.

Il progetto “Cz-Lt-Kr” mette in vetrina le migliori carte che ciascun membro della terna può offrire. Servono asset infrastrutturali e logistiche in grado di aver copertura stradale, ferroviaria (linee di Trenitalia), aerea e marittima. Catanzaro vanta il suo polo direzionale e la centralità amministrativa, Lamezia Terme lo scalo aeroportuale internazionale da 2 milioni e mezzo di passeggeri all’anno, e al menù si aggiunge il porto della città pitagorica.

Fatta eccezione per la zona del Vibonese (anche se c’è chi auspico l’inserimento l’ingresso di Vibo nell’ipotetica Zona Economica Speciale), si creerebbe nuovamente la conformazione della vecchia provincia di Catanzaro. L’istituzione della seconda Zes, dopo quella “portante” di Gioia Tauro, ha già stuzzicato le mire di altre zone del territorio regionale, dando il via alla classica battaglia delle “bandiere”.

La Sibaritide potrebbe essere un’altra candidata. Molto dipenderà dall’esito del referendum sulla fusione di Corigliano e Rossano. L’altro competitor dovrebbe essere la zona della Locride. Attraverso un processo di conurbazione dei comuni limitrofi si punterebbe sulla vicinanza strategica proprio con la piana di Gioia Tauro. La Locride ha arruolato come sponsor il sottosegretario al Mise Antonio Gentile. Non è escluso che alla partita potrebbero aggiungersi altre zone. Fin qui si parla di proposte avanzate dalle amministrazioni interessate.

Tuttavia, l’iter burocratico non sarà rapidissimo e, soprattutto, passa dalla scelta finale della Regione. A norma dell’articolo 4 del Decreto Sud, spetta all’ente regionale individuare formalmente la seconda Zes perché dovrà predisporre un piano strategico di sviluppo. Dopodiché dovrà attendersi l’emanazione del Dpcm da adottare su proposta del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dello sviluppo economico. Una trafila burocratica assai aggrovigliata.

Dietro la sigla Zes (zona economica speciale), è bene puntualizzare, non si nasconde certo un fiume di finanziamenti diretti. La copertura finanziaria prevista dal Decreto Sud ammonta a poco più di 200 milioni di euro (non solo per la Calabria): 25 milioni di euro nel 2018, 31,25 milioni nel 2019 e 150,2 milioni nel 2020. Piuttosto l’opportunità vera della Zes consiste nel facilitare investimenti consistenti di aziende (presumibilmente di dimensioni medio-grandi) ingolosite dalle agevolazioni fiscali e semplificazioni burocratiche. Un impulso che potrebbe consentire di sollevare intere filiere, assorbendo così le pmi locali boccheggianti. Indipendentemente dall’esito della competizione per l’aggiudicazione dell’ambita Zes, la competizione avrà il pregio indiretto di spingere i comuni vicini “candidati” a confrontarsi e cercare insieme di individuare programmi comuni di crescita e di sviluppo.

Una sinergia che va nella direzione dei grandi trend nazionali: fusioni, accorpamenti e conurbazione. Percorsi che nei prossimi anni saranno sempre più ineludibili se si vogliono rendere più efficienti i servizi nonostante i tagli del governo centrale.

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