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Pizzo, il Comune annuncia l'attivazione dello Sprar in città

È polemica e il sindaco chiarisce: «Non farlo è da irresponsabili»

Calabria
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Il sindaco Gianluca Callipo
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PIZZO - La giunta Callipo ha deliberato a favore della creazione di un centro Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) a Pizzo. Come spiegato dal sindaco Gianluca Callipo, la scelta di accogliere famiglie con minori e donne con bambini, 20 persone in tutto, è stata presa in seguito alla direttiva ministeriale volta a sensibilizzare tutti i comuni sul tema dell’accoglienza. Il Ministro degli interni Minniti infatti, vista la problematica dei flussi migratori di non facile risoluzione in tempi brevi, ha chiesto a tutti i Prefetti di convocare i sindaci affinché si individuare unità abitative disponibili per dislocare su tutto il territorio nazionale i migranti. I cosiddetti Sprar appunto, sono centri interamente gestiti dal Comune ma finanziati dal ministero attraverso il fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, nei quali è possibile collocare un numero di migranti in percentuale al numero dei residenti.

«Abbiamo ritenuto di procedere con questo progetto -ha detto Callipo - per scongiurare i rischi della creazione di un Cas (Centro di accoglienza straordinaria ndr) da parte del Prefetto che avrebbe potuto portare sul nostro territorio anche fino a 100 migranti, come successo a Briatico. Grazie a questa delibera abbiamo attivato la clausola di salvaguardia e per i prossimi tre anni ospiteremo sul nostro territorio solo 20 migranti, che a fronte di una popolazione di 9300 abitanti, credo sia una unità assolutamente sostenibile».

La direttiva ministeriale infatti prevede che il Prefetto, trovato un privato disponibile al fitto di una struttura, possa creare un centro di accoglienza senza dover tener conto del numero degli abitanti né del parere del Comune; qualora invece sul suolo comunale sia già presente uno Sprar, scatta la clausola di salvaguardia che impedisce di far risiedere altri migranti nella stessa città. La scelta dell’amministrazione Callipo dunque è dettata soprattutto dal voler scongiurare la creazione di un Cas, ma non solo.

Il progetto Sprar infatti porta con sé l’idea di una integrazione avanzata con ricadute positive anche per l’economia locale. Nella prossima settimana saranno pubblicati quindi dal Comune due bandi: il primo riguarderà soggetti privati che hanno a disposizione immobili da fittare (questo farà in modo che le famiglie di migranti vengano dislocate su tutto il territorio cittadino e non solo concentrate in un’unica struttura, il che avrebbe creato una sorta di “ghetto” e innalzato forti barriere all’integrazione); il secondo bando invece sarà riservato alle realtà che vorranno candidarsi come gestori del sistema, il che comporterà l’impiego di almeno 8/9 addetti tra interpreti, psicologi, educatori e figure specializzate che dovranno da un lato assicurarsi che i bambini frequentino la scuola e dall’altro terranno lezioni di italiano ai genitori.

«A spronare i comuni all’accoglienza - ha concluso Callipo - è stato anche Papa Francesco, il quale, in questi giorni, ha convocato noi sindaci per una udienza privata il prossimo 30 settembre proprio sul tema dell’accoglienza». Insomma, un progetto, questo varato dalla giunta Callipo, di integrazione a più livelli, gestito e controllato dal Comune ma finanziato dal Ministero, a basso imbatto numerico sulla cittadinanza ma con benefici economici e benedetto anche dal Papa.

Ma una volta appresa la notizia in città è scoppiata la polemica tanto che lo stessi sindaco Callipo ha deciso di intervenire con una propria dichiarazione: «Sento e leggo persone che stanno cercando di innescare enormi paure ed illustrare scenari da invasione di immigrati a Pizzo. Voglio chiarirvi come stanno le cose perché le valutazioni si fanno in base alle informazioni corrette e non su ipotesi campate in aria».

Detto questo Callipo spiega che «l'amministrazione comunale ha avviato le procedure per attivare lo SPRAR (sistema di accoglienza di un numero limitato di immigrati a gestione comunale) accogliendo il numero massimo di 20 immigrati nella tipologia di famiglie e di mamme con bambini minori. Perché lo abbiamo fatto? Perché vogliamo evitare che nella nostra Città succeda come Briatico o come in tanti altri Comuni in cui imprenditori realizzano in edifici privati o alberghi un centro di accoglienza con centinaia di persone, con conseguenti enormi problemi per i residenti del territorio».

Callipo aggiunge poi che «il Centro di Accoglienza è quello che non vogliamo e per questo facciamo lo SPRAR. In base ad una direttiva del Ministero dell'interno i Comuni che attivano lo SPRAR, con numero limitato di soggetti accolti, non potranno subire nei loro territori centri di accoglienza realizzati dai privati. Noi pensiamo che 20 persone immigrate (famiglie e bambini) dislocati su più appartamenti di Pizzo non creano problemi alla nostra comunità ma certamente ne avrebbero creati centinaia di persone che sarebbero accolte, con le norme in vigore, se il Comune non attivasse lo Sprar. La gestione sarà garantita dal Comune, 8/9 persone lavoreranno per attivare progetti di inclusione e accoglienza ed il tutto viene finanziato dal Governo. Questi sono i fatti mentre il resto rimane inutile chiacchiera di chi pensa di essere ancora in campagna elettorale e vuole solo generare paura nella nostra comunità cercando di far percepire quella che è una soluzione come il problema. La verità è che se il Comune di Pizzo non avesse aderito allo SPRAR sarebbe stato esposto all'invio in massa di immigrati. In questo modo invece poniamo dei paletti che non possono essere superati e tuteliamo la Città da forme di accoglienza insostenibili e deleterie. Non aderire allo Sprar - conclide - sarebbe stato da irresponsabili perché avrebbe significato subire decisioni di privati e imposte alla città con tutte le conseguenze che questo comporta mentre la nostra scelta va a tutela della comunità, come cerchiamo sempre di fare».

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