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Prossimo scioglimento per mafia di Cassano allo Jonio e Lamezia, Rosy Bindi mette in allarme i sindaci

Calabria
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Il sindaco di Cassano allo Jonio Gianni Papasso
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CASSANO ALLO IONIO (COSENZA) - «Le ultime notizie riguardanti il Comune di Cassano Ionio e, relative alla possibilità dello scioglimento, lasciano sgomenti e provocano costernazione e preoccupazione».

Lo afferma in una nota il sindaco di Cassano allo Ionio Giovanni Papasso dopo che ieri la presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi ha detto che ci sono «elementi che possono portare allo scioglimento». Bindi, a Cosenza per la firma del protocollo di legalità per gli appalti tra Unical e Prefettura, aveva detto: «So che il Comune è stato oggetto di commissione d’accesso e che sono presenti elementi che potrebbero portare allo scioglimento». A Cassano la commissione ha operato dal 16 marzo al 6 settembre, esaminando gran parte degli atti amministrativi adottati negli ultimi anni per accertare la sussistenza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa nell’attività amministrativa.

«Ho spiegato in tutte le sedi dove mi è stato possibile farlo - prosegue Papasso - quella che è stata, ed è, la vicenda relativamente alla Commissione d’accesso. Ho spiegato tutte le attività fatte per contrastare la criminalità organizzata e per azionare meccanismi di legalità e trasparenza. Non censuro nessuna dichiarazione, naturalmente, però ho diritto di replica. Ho chiesto alla presidente Bindi di essere audito dalla Commissione Antimafia per spiegare le mie ragioni, che poi sono quelle del popolo di Cassano. Continuo ad attendere di essere convocato. Intendo informare che tra le tante ditte che hanno svolto compiti e lavorato per il Comune solamente due o tre sono state, per quanto può essere a conoscenza del sottoscritto, attenzionate con interdittive. La ditta o le ditte, prima di essere interdette hanno avuto regolare certificazione antimafia rilasciata dalla Prefettura di Cosenza che possiamo esibire. Le stesse già avevano avuto rapporti con il Comune prima della mia elezione. Quando queste sono state interdette è stato tranciato ogni rapporto. Per quanto concerne la ditta che si è occupata della cura del verde, ha sempre avuto affidamenti dietro regolari gare d’appalto e con procedure aperte e/o a seguito di procedure negoziate precedute da pubblicazione on-line sul sito del Comune di manifestazione di interesse. Addirittura l’impresa ha sottoscritto, talvolta, con il Comune rigorosi patti d’integrità. Puntualmente le conclusioni di queste attività sono state comunicate in Prefettura senza riscontri negativi. La ditta si è regolarmente aggiudicata lavori anche durante la gestione commissariale. L’impresa in questione è stata raggiunta da interdittiva il 17 novembre scorso e gli uffici, su mia disposizione, hanno già attivato i meccanismi che la legge, a tal riguardo, prevede. Pertanto, è da ritenere che fino alla predetta data la stessa era perfettamente regolare». 

IL CASO LAMEZIA. «Il Consiglio dei ministri deciderà entro questa settimana se sciogliere o meno il consiglio comunale di Lamezia Terme. A noi della commissione sembra ci siano tutti gli elementi per arrivare ad uno scioglimento». Parole della stessa Rosy Bindi sempre a Cosenza.

A Lamezia, dove intanto il sindaco Paolo Mascaro ha iniziato lo sciopero della fame, la commissione d’accesso è stata inviata lo scorso mese di giugno a seguito dell’operazione “Crisalide”, condotta dai carabinieri su direttive della Dda di Catanzaro contro la cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri. L’operazione coinvolse l’allora vicepresidente del Consiglio comunale di Lamezia Giuseppe Paladino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa così come l’ex candidato a sindaco Pasqualino Ruberto, eletto consigliere comunale e poi sospeso dalla carica per il coinvolgimento nell’operazione “Robin Hood”.

A fine ottobre la commissione (composta dal prefetto Massimo Mariani, dal colonnello dei carabinieri Alceo Greco e dal capitano Alberto Mollica del comando provinciale della finanza) avrebbe avanzato proposta di scioglimento. Se la richiesta venisse accolta, per Lamezia si tratterebbe del terzo scioglimento dopo il ‘91 e il 2002.

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