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Persino Pontida cambia pelle con la nuova Lega

Tra i gazebo e Salvini anche i prodotti calabresi

Calabria
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Didascalia Foto: 
Lo stand della Calabria a Pontida
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UNO stand della Calabria, colmo di prodotti tipici e con il simbolo ben in vista della Lega. E' la nuova versione di Pontida, targata Matteo Salvini. 

Dopo anni in cui il tradizionale appuntamento era occasione per attacchi diretti al Sud Italia, la nuova vita del Carroccio vuole in prima linea anche la 'nduja, i salami e i prodotti calabresi e non solo. 

La Pontida 2018 si è svolta oggi, con Matteo Salvini in versione vicepremier e ministro dell'Interno è accolto dal suo popolo come una rockstar. Per lui sono arrivati migliaia di militanti con bandiere, maglie e cappellini, su autobus partiti all'alba da tutta Italia.

Il raduno della Lega va in scena, dunque, sul "sacro suolo" dove il Carroccio raduna i suoi dal 1990, con un'inedita dimensione nazionale. Intuibile dal mix di accenti non solo "padani", fotografata dal colpo d'occhio sui gazebo con i prodotti tipici di tutte le regioni, celebrata sul palco dalla presenza dei governatori di centrodestra: non solo i leghisti Attilio Fontana (Lombardia), Luca Zaia (Veneto) e Massimiliano Fedriga (Friulia Venezia Giulia). Ci sono anche Giovanni Toti (Liguria), Nello Musumeci (Sicilia), Donato Toma (Molise) e Nicoletta Spelgatti (Valle D'Aosta).

"E ieri notte qui ragazzi da Sicilia, Puglia, Calabria, Veneto, Emilia e Toscana ballavano e si divertivano", racconta Salvini dal palco. Per gli organizzatori i presenti sono 75mila. Per Salvini un giro per gli stand condito da selfie tra i cori dei sostenitori.

In oltre un'ora di comizio il leader leghista regala uno show tra citazioni (da Walt Disney a Simone Weil), invettive contro i giornalisti Gad Lerner, Eugenio Scalfari e Michele Santoro "rosiconi e menagramo" e preghiere per il "compagno di viaggio" scomparso, Gianluca Buonanno. Per concludere con il giuramento, stretto con il suo popolo, "di non mollare finché non avremo liberato i popoli di questa Europa".

La liturgia leghista è nel pieno della sua mutazione. Lo conferma il contrasto cromatico tra il blu, colore ufficiale che campeggia sul palco con lo slogan "Il buonsenso al governo", e il verde che ancora prevale nell'abbigliamento dei presenti, che non rinunciano a maglie e cappellini con la scritta "Padania". Lo stesso dualismo è esposto sul versante del colle che fronteggia il palco, dove sono spiegati gli striscioni "flat tax subito" e "Salvini liberaci dai clandestini", ma anche lo storico "secessione".

A confermare la tradizione resta il Va' Pensiero del Nabucco di Giuseppe Verdi in apertura e l'omaggio del segretario ai fondatori: "Non smetterò mai di ringraziare chi mi ha dato la voglia, l'entusiasmo e la passione per cominciare. Si chiamano Umberto Bossi e Roberto Maroni". I due ex leader, però, non si fanno vedere. Il Senatur è stato fermato da un dolore alla schiena, l'ex governatore lombardo, invece, ha da tempo preso le distanze dalla nuova Lega.

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