Salta al contenuto principale

Il ministro Salvini: «La 'ndrangheta è merda, è un cancro»

Dopo Palmi incontra alcuni migranti a San Ferdinando

Calabria
Chiudi
Apri
Didascalia Foto: 
Il ministro Matteo Salvini
Tempo di lettura: 
4 minuti 1 secondo

PALMI (REGGIO CALABRIA) - Dopo l'inizio dell'intensa giornata calabrese con una corsa sul lungomare di Reggio Calabria (LEGGI), il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è entrato nel vivo della propria visita.

La prima tappa per il responsabile del Viminale è a Palmi dove in un immobile confiscato al clan Gallico si realizzerà un commissariato di Polizia anche se in quella struttura risiede ancora la madre dei fratelli Gallico, Lucia Morgante, di 92 anni, condannata all’ergastolo per omicidio e la cui pena è stata differita per motivi di salute considerata inamovibile proprio per le condizioni in cui versa (LEGGI LA NOTIZIA). Una volta giunto sul posto Salvini ha riconosciuto come «questa di Palmi è una delle tante situazioni paradossali che intendiamo scardinare. Il posto giusto per gli ergastolani è la galera».

Il ministro considera «incredibile che lo Stato spenda migliaia di euro per permettere a delinquenti ergastolani di venire a incontrare la loro madre altrettanto delinquente ed ergastolana» ha aggiunto Salvini riferendosi al permesso concesso a Domenico Gallico, che sta scontando 7 ergastoli in un carcere sardo, di recarsi a fare visita alla madre nonostante il parere contrario della Dda di Reggio Calabria.

Nel 2012, durante un interrogatorio in carcere, aggredì e ruppe il naso all’allora pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Giovanni Musarò e ferì due agenti penitenziari. (LEGGI LA NOTIZIA).

«È cominciata una guerra senza quartiere - ha aggiunto - contro la criminalità organizzata non solo in Calabria ma in tutta Italia perché la 'ndrangheta è una merda, un cancro, che si è allargato a tutta l’Italia. Io però sono testone e continuerò a combatterla fino a che non avremo portato via anche le mutande a questa gente».

Dopo la visita al realizzando commissariato di Palmi il ministro dell'Interno si è spostato all'ex tendopoli di San Ferdinanto dove ha accettato un confronto con alcuni migranti. «Siamo qui da un bel po', stiamo soffrendo, stiamo vivendo qui», dice uno di loro.

«È vero che vi propongono e vi proporranno delle situazioni diverse ma voi volete rimanere qui? Se non hai i documenti, amico mio, la legge è la legge», la replica di Salvini.

«Non vogliamo stare qui», ribatte il giovane.

«Chi ha i documenti e può avere un'altra scelta si sposterà da un'altra parte», sottolinea il ministro. E poi chiede: «Che lavoro fate?».

«Raccogliamo arance e mandarini», la risposta.

«Quanto vi danno all'ora? Un euro a cassetta? Voi, ragazzi, segnalate quelli che sfruttano le persone. Io vi chiedo solo di denunciare se ci sono delle irregolarità e chi sfrutta. Speriamo di riuscire a fare qualcosa».

Il vicepremier ha poi assunto l'impegno a che «civiltà e legalità tornino due parole d'ordine in Italia. Non si può lavorare così. Qui ci sono droga, prostituzione, sfruttamento del lavoro nero, nonostante gli sforzi delle autorità locali e dei volontari che danno il massimo. Chi parla di immigrazione senza controllo dovrebbe venire a San Ferdinando, a vivere qua e a lavorare, e poi parliamo del fatto che dobbiamo aprire i porti a chiunque».

«Questa tendopoli è una eredità pesante e dimostra che l’immigrazione fuori controllo porta solo il caos». Ha aggiunto Matteo Salvini dopo la visita alla tendopoli di San Ferdinando. «Occorrono limiti, numeri e regole. Chi ha diritti - ha detto - è giusto li chieda e che non ci siano sfruttamento, prostituzione e spaccio. Lavoreremo per dare diritti con una immigrazione controllata».

Riguardo l'immigrazione, poi, Salvini ha aggiunto che «il principio è che in acque libiche intergono i libici.

Quindi è sacrosanto salvare le vite umane però fino a che noi aiutiamo gli scafisti la gente continuerà a morire nel Mediterraneo. Il porto libico - ha aggiunto Salvini - è più che sicuro e da ministro vi posso garantire che per gli scafisti la pacchia in Italia è finita. Le navi delle Ong ormai da giorni hanno smesso di aiutare i trafficanti di esseri umani e a questo punto io mi dedicherò alle navi private, ai mercantili, alle navi delle missioni internazionali e a quelle militari italiane». Riguardo il caso dei migranti trasferiti dal rimorchiatore Vos Thalassa, al largo delle coste di Tripoli, in Libia, verso la nave della guardia costiera Diciotti, Salvini ha aggiunto che «stiamo ragionando. Se qualcuno ha fatto qualcosa che va contro la legge appena sbarca in Italia finisce in galera e non in un centro di accoglienza».

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, dopo le tappe di Palmi e San Ferdinando, si è recato a Scilla nella piazzola dell’autostrada del Mediterraneo dove è stata eretta una stele a ricordo dell’omicidio, da parte della 'ndrangheta, degli appuntati dei carabinieri Fava e Garofalo. Davanti al monumento che ricorda l'eccidio, Salvini si è intrattenuto in colloquio privato con le vedove dei due militari. È seguita una preghiera recitata da tutti i presenti cui ha fatto seguito la benedizione della stele da parte di un sacerdote. Al termine della breve cerimonia il Ministro dell’Interno non ha inteso rilasciare alcuna dichiarazione

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?