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Decreto Milleproroghe, in Calabria in fumo 103 milioni

Ecco quanto perdono le cinque province calabresi

Calabria
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COSENZA - «Il problema vero è che devono mantenere fede ai loro impegni elettorali e così stanno raschiando il fondo del barile per trovare i fondi».

Un parlamentare calabrese che preferisce mantenere l’anonimato spiega così il colpo di spugna del Governo giallo-verde sui bandi delle periferie. Un taglio netto che vede andare in fumo per la Calabria ben 103 milioni di euro così suddivisi: Reggio Calabria 40 milioni; Crotone 3,6 milioni; Vibo Valentia 6 milioni; Cosenza 17,9 milioni; Catanzaro 17,5 milioni. A questi vanno aggiunti poi i famosi co-finanziamenti apportati dai Comuni e privati che fanno da effetto moltiplicatore dell’investimento complessivo.

Tutti soldi che sarebbero serviti a rivitalizzare le nostre periferie. Sul decreto milleproroghe il Governo Conte ha posto la fiducia. Lo stesso Presidente del Consiglio, però, ha incontrato una delegazione dell’Anci di cui faceva parte il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, anche in qualità di delegato Anci all’urbanistica e ai lavori pubblici, Cosenza, come dicevamo aveva programmato investimenti per circa 17,8 milioni che sarebbero diventati oltre venti col cofinanziamento. I progetti prevedevano la riqualificazione del fiume Crati da Vaglio Lise fino alla confluenza. Non solo ma anche la riqualificazione dei quartieri di San Vito, Serra Spiga, l’ultimo lotto di via Popilia.

Progetti andati in fumo?

«Abbiamo un contratto sottoscritto nel dicembre 2017 tra i sindaci e il Presidente del Consiglio dei Ministri e registrato dalla Corte dei Conti a marzo 2018. Sono convinto - ci dice Occhiuto - che i Comuni che sono in regola non perderanno le risorse, e il Presidente Conte -ho visto- che ha inquadrato il problema promettendo il rifinanziamento con un prossimo decreto prima di fine mese. Rimane il fatto grave di un’azione senza precedenti condotta contro i comuni italiani che sono un’istituzione da parte di un’altra istituzione che è lo Stato».

«Si tratta nel merito - aggiunge il sindaco di Cosenza - di un grave arretramento culturale rispetto ad un tema importante che riguarda la rigenerazione delle città nelle loro parti più esposte e vulnerabili che sono le periferie e le aree marginali. Dopo sessant’anni, con grave ritardo rispetto ad altri paesi europei, finalmente si era capita l’importanza di investire nella riqualificazione delle parti di città più degradate che quasi sempre sono quelle più popolate e popolose».

Ancora più contrariata è la deputata del Pd Enza Bruno Bossio. «Non capisco che senso abbia questa promessa del Presidente del Consiglio dei Ministri, perchè togliere dei fondi che c’erano già e promettere di reinserirli non si sa quando e nemmeno dove? Il punto politico è proprio questo: c’è una strategia politica dietro tutto questo? La mia sensazione è che vogliano rimettere in gioco solo una parte dei fondi e solo per quelle amministrazioni comunali che sono arrivate alla progettazione esecutiva. E’ chiaro che così facendo si penalizza il Sud che rispetto al Nord ha macchine burocratiche un pochino più lente».

Ma il Pd che col Governo Gentiloni aveva disegnato il piano periferie annuncia battaglia. Ieri alle 15 c’è stato il voto di fiducia sul decreto milleproroghe. Il Pd e Forza italia hanno espresso voto contrario, ma essendo minoranza non è servito. In serata invece c’è stata la discussione sugli ordini del giorno. Il Pd ha deciso di fare ostruzionismo parlamentare presentando ben 96 ordini del giorno, uno per ogni progetto cancellato. Per la Calabria la stessa Bruno Bossio parlerà dei progetti che riguardano le città del suo collegio (Cosenza e Crotone), mentre Antonio Viscomi di Catanzaro, Vibo e Reggio Calabria. Si tratta ovviamente di una battaglia puramente parlamentare avendo il Governo messo la fiducia. Subito dopo il decreto dovrà però tornare al Senato per essere approvato con le modifiche apportate dalle commissioni competenti della Camera. Nel frattempo tre consigli comunali (Catanzaro, Vibo e Reggio) hanno approvato all’unanimità una mozione di protesta.

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