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Gli occhi sul cranio di San Giovanni Theristì

Calabria

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STILO - A distanza di 165 anni,  monsignor  Giuseppe Fiorini Morosini, vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, ha aperto il busto reliquiario di san Giovanni Theristì, ed ha effettuato la ricognizione del cranio del santo Mietitore vissuto tra il X e l’XI secolo nella valle bizantina dello Stilaro.

L’eccezionale evento si è verificato domenica scorsa, nella chiesa dedicata al santo di origini stilesi,  per  consentire il trasferimento e il successivo restauro, presso un laboratorio specializzato,  dell’importante busto reliquiario in bronzo realizzato, sul finire del XVI secolo, su commissione del cardinale Antonio Carafa, abate commendatario del monastero basiliano. Un evento storico ma al tempo stesso denso di significato religioso per la grande devozione che si nutre da queste parti per il santo italo-greco a cui si devono numerosi miracoli come quello della mietitura in un attimo di un campo di grano (da qui l’appellativo greco di Theristì-il mietitore) mentre i contadini si erano assopiti e la guarigione di Ruggero il Normanno che fu sanato da un’ulcera inguaribile al viso appena visitò la tomba del santo monaco che era morto pochi giorni prima. Una grande e lunga devozione, quindi, soprattutto dopo la traslazione delle reliquie  a Stilo, avvenuta nel 1662, e che ora si conservano nell’ altare del santo insieme a quelle dei suoi maestri, Ambrogio e Nicola, anch’essi elevati alla santità per il martirio bianco che la chiesa, soprattutto quella bizantina,  un tempo riconosceva ai monaci eremiti.

L’ultimo vescovo ad aver effettuato una verifica ufficiale sul cranio del santo di Stilo era stato il pastore della diocesi di Squillace, Concezio Pasquini, che il 22 giugno del 1847, in presenza dei padri Redentoristi, a cui nel frattempo era passato l’immobile che fu dei monaci basiliani,  sigillò per l’ultima volta il busto con la preziosa reliquia. 

Una diecina di anni fa, precisamente il 14 marzo del 2001,  padre GianCarlo Bregantini prelevò un frammento delle ossa del santo per essere donato al patriarca di Costantinopoli, SS. Bartolomeo I, in occasione della storica visita in Calabria ma, in quella circostanza, venne aperta solo l’urna murata nell’altare in marmo intarsiato e contenente il resto delle preziose reliquie. 

Oltre al busto di san Giovanni  è stato svuotato anche il busto reliquiario di san Vito nel quale era conservato l’omero del santo ausiliatore e finalizzato sempre al restauro dell’opera d’arte in legno scolpito e decorato risalente alla fine del 1700.

Alle operazioni di svuotamento dei reliquiari hanno partecipato, quali componenti la speciale commissione istituita con decreto vescovile, oltre al parroco di Stilo, don Zefferino Parolin, il sacerdote Don Enzo Chiodo, in veste di notaio ad acta, il medico Enzo Valenti, il maresciallo Salvatore Mesiti, comandante la stazione dei Carabinieri di Stilo e alcuni testimoni. 

 

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