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Dal santuario la denuncia di «chi mal regge»
ma anche il monito contro i compromessi

Calabria

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PAOLA (CS) - La Calabria ha rinnovato il suo gesto di devozione a san Francesco da Paola, nel cinquantesimo anniversario della sua proclamazione a patrono regionale. E dai frati minimi, eredi del carisma del taumaturgo, è arrivato un monito ai calabresi: non basta denunciare le carenze dei potenti, ma bisogna seguire l'esempio della rinuncia «a tutto ciò che sa di compromesso o che può danneggiare i più deboli». Padre Rocco Benvenuto, rettore del santuario di Paola, lo ha ricordato nel suo messaggio di saluto ai fedeli e alle autorità. 

A Paola, nella cuore della festa patronale che cade nei giorni in cui il frate calabrese fu proclamato santo nel 1519, è arrivato anche il governatore Scopelliti: è toccato a lui, come da consuetudine, accendere la lampada votiva. Ed è toccato ai sindaci di tre comuni consegnare l'olio che permetterà alla fiamma di ardere davanti alle reliquie nel santuario: la tradizione vuole che ogni anno siano paesi diversi a provvedere e per il 2012 si sono fatti avanti Aiello Calabro per la provincia cosentina, Zambrone per quella di Vibo e San Pietro di Caridà per Reggio. 

Ma nella chiesa nuova alle spalle dell'antico romitorio fondato da Francesco, i fedeli sono arrivati da ogni angolo della regione. La liturgia solenne è stata presieduta da padre Francesco Marinelli, correttore generale dell'ordine minimo, insieme a padre Benvenuto. E proprio il rettore, facendo riferimento al «drammatico» momento di crisi, ha citato il fondatore e quel suo monito: «Guai a chi regge, e mal regge, guai ai ministri dei tiranni e alle tirannie, guai ai ministri di giustizia che gli è ordinato far la giustizia e fanno il contrario». Ma, ha aggiunto, «alla denuncia si deve associare la rinuncia per evitare di cadere nel qualunquismo» per il quale poi «nessuno è responsabile di quanto avviene». Francesco, ha aggiunto padre Rocco Benvenuto, «pur nella carenza di mezzi e strutture, tuttavia è stato capace di coinvolgere e, quindi, di suscitare il gusto e la gioia di partecipare, di condividere». Ed è da questo esempio che i frati propongono alla Calabria di pianificare il futuro.

 

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