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Studioso calabrese all'Antartide
a caccia di meteoriti nel gelo

Calabria

Tempo di lettura: 
5 minuti 17 secondi

 

CATANZARO - Da Catanzaro, via Pisa, fino all'Antartide. Potrebbe sembrare un tragitto da film d'avventura ed invece si tratta del viaggio, reale e concreto, di un giovane geologo catanzarese che farà parte della spedizione scientifica che partirà domani, dalla città toscana, alla volta dei ghiacci antartici alla ricerca di meteoriti.
Inserita nella XXVIII missione del Programma nazionale di Ricerche in Antartide finanziata dal Miur, la spedizione, guidata dal ricercatore dell'Università di Pisa nonchè coordinatore nazionale del progetto meteoriti in Antartide, Luigi Folco, sarà composta, oltre che dalla dottoranda siciliana Agnese Fazio, anche da Maurizio Gemelli, assegnista di ricerca catanzarese ormai da anni trapiantato nella città toscana ma con solidissimi legami con la sua città d'origine. Per prepararsi per il viaggio che avrà la durata di diverse settimane, i ricercatori, oltre a corsi specifici di tecniche di pronto soccorso e sopravvivenza, hanno dovuto affrontare alcuni stage in altura presso il centro Enea di Brasimone in Emilia e sul Monte Bianco.
Tutto ciò, come spiega al Quotidiano il giovane geologo catanzarese, al fine di preparare al meglio un'avventura insieme affascinante e pericolosa: «Si tratta senza dubbio di una esperienza eccitante. Andare in un luogo così estremo credo sia il sogno di coloro che hanno deciso di intraprendere studi come il mio. Parto con un misto di eccitazione e rispetto per i luoghi dove opereremo e le situazioni che affronteremo». Il gruppo avrà come supporto logistico la base italiana “Mario Zucchelli” situata nella Baia di Terra Nova del Mare di Ross e da lì si inoltrerà verso il plateau polare alla ricerca di meteoriti con temperature che oscilleranno intorno ai - 25 gradi e con condizioni meteoriche davvero proibitive. La speranza, come ricorda Gemelli, è quella di contribuire a ricerche che potrebbero spiegare le teorie sulla nascita del sistema solare: “La ricerca che andremo a svolgere è il massimo della scienza applicata. Scoprire come, perché e quando è nato il nostro sistema solare per il tramite dello studio dei meteoriti ha implicazioni infinite anche di carattere pratico e sono orgoglioso di potere essere parte di questo progetto”.  Gemelli, con la sua attività, si iscrive senza dubbio tra le tante eccellenze calabresi capaci di farsi valere al di fuori dei confini regionali con un percorso di vita simile a quella di tanti suoi coetanei: «Sono andato via da Catanzaro ai tempi dell'università. Da lì è iniziato il mio percorso fatto di studi e di ricerca che mi ha condotto fino a prendere parte a questa spedizione e che probabilmente dalla Calabria non avrei mai potuto intraprendere nonostante so che l'Università di Cosenza, nel mio settore, non sfigura. Ma io credo che aldilà delle singoli istituzioni, fuori dalla Calabria c'è la possibilità di fare valere meglio e prima le proprie qualità. La mia speranza è però che casi positivi come il mio non siano così rari e che magari, da Catanzaro, giungere fino in Antartide, non sarà più così difficile come lo è stato per me».

CATANZARO - Da Catanzaro, via Pisa, fino all'Antartide. Potrebbe sembrare un tragitto da film d'avventura ed invece si tratta del viaggio, reale e concreto, di un giovane geologo catanzarese che farà parte della spedizione scientifica che partirà domani, dalla città toscana, alla volta dei ghiacci antartici alla ricerca di meteoriti.Inserita nella XXVIII missione del Programma nazionale di Ricerche in Antartide finanziata dal Miur, la spedizione, guidata dal ricercatore dell'Università di Pisa nonchè coordinatore nazionale del progetto meteoriti in Antartide, Luigi Folco, sarà composta, oltre che dalla dottoranda siciliana Agnese Fazio, anche da Maurizio Gemelli, assegnista di ricerca catanzarese ormai da anni trapiantato nella città toscana ma con solidissimi legami con la sua città d'origine. 

 

Per prepararsi per il viaggio che avrà la durata di diverse settimane, i ricercatori, oltre a corsi specifici di tecniche di pronto soccorso e sopravvivenza, hanno dovuto affrontare alcuni stage in altura presso il centro Enea di Brasimone in Emilia e sul Monte Bianco.Tutto ciò, come spiega al Quotidiano il giovane geologo catanzarese, al fine di preparare al meglio un'avventura insieme affascinante e pericolosa: «Si tratta senza dubbio di una esperienza eccitante. Andare in un luogo così estremo credo sia il sogno di coloro che hanno deciso di intraprendere studi come il mio. Parto con un misto di eccitazione e rispetto per i luoghi dove opereremo e le situazioni che affronteremo». Il gruppo avrà come supporto logistico la base italiana “Mario Zucchelli” situata nella Baia di Terra Nova del Mare di Ross e da lì si inoltrerà verso il plateau polare alla ricerca di meteoriti con temperature che oscilleranno intorno ai - 25 gradi e con condizioni meteoriche davvero proibitive. La speranza, come ricorda Gemelli, è quella di contribuire a ricerche che potrebbero spiegare le teorie sulla nascita del sistema solare: «La ricerca che andremo a svolgere è il massimo della scienza applicata. Scoprire come, perché e quando è nato il nostro sistema solare per il tramite dello studio dei meteoriti ha implicazioni infinite anche di carattere pratico e sono orgoglioso di potere essere parte di questo progetto».  

Gemelli, con la sua attività, si iscrive senza dubbio tra le tante eccellenze calabresi capaci di farsi valere al di fuori dei confini regionali con un percorso di vita simile a quella di tanti suoi coetanei: «Sono andato via da Catanzaro ai tempi dell'università. Da lì è iniziato il mio percorso fatto di studi e di ricerca che mi ha condotto fino a prendere parte a questa spedizione e che probabilmente dalla Calabria non avrei mai potuto intraprendere nonostante so che l'Università di Cosenza, nel mio settore, non sfigura. Ma io credo che aldilà delle singoli istituzioni, fuori dalla Calabria c'è la possibilità di fare valere meglio e prima le proprie qualità. La mia speranza è però che casi positivi come il mio non siano così rari e che magari, da Catanzaro, giungere fino in Antartide, non sarà più così difficile come lo è stato per me».

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