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Il Papa si dimette, sorpresi i vescovi calabresi
Nunnari: «Ci aveva dato appuntamento a maggio»

Calabria

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STAVOLTA, ed è la prima volta nella storia, si sa già quando inizierà la fase di sede vacante in Vaticano. La Chiesa è travolta dalla novità di un Papa che annuncia le sue dimissioni e fissa giorno e ora in cui lascerà l'appartamento al terzo piano del palazzo apostolico: sarà il 28 febbraio alle 20. L'annuncio dato da Ratzinger stamattina durante il concistori è una svolta che ha disorientato anche le chiese locali, tramortite dalla perdita di un punto di riferimento. E in Calabria l'incredulità è amplificata dalla testimonianza dei vescovi che pochi giorni fa sono stati ricevuti da Benedetto XVI per la visita ad limina apostolorum che periodicamente richiama in Vaticano i pastori delle varie zone del mondo per riferire delle questioni delle loro diocesi. 

Racconta monsignor Salvatore Nunnari, arcivescovo di Cosenza: «Certo, non l'ho visto in piena salute, ma nulla faceva trasparire un simile proposito. Addirittura ci aveva dato appuntamento a maggio, quando avrebbe parlato a tutti i vescovi nell'ambito dell'assemblea Cei al termine delle visite di tutte le conferenze episcopali delle regioni italiane». Nessuna immagine di un Papa pronto a fare le valigie, insomma. Anzi, Benedetto XVI si è «molto interessato alle vicende calabresi». Ai presuli ha poi regalato una croce pettorale, le coroncine del rosario. E a tutti ha riservato un congedo sorridente.

E ora? «Ora per la Chiesa c'è la novità di trovarsi con un "Papa emerito" e con l'evento di una rinuncia alla quale nessuno può opporsi perché - spiega ancora Nunnari - quando un vescovo o un parroco chiedono di fare un passo indietro c'è sempre qualcuno che può dire di no, ma con il Papa questo non è possibile». Le parole che l'arcivescovo di Cosenza riserva a Benedetto XVI sono di grande ammirazione: «Questo è il gesto ultimo di un uomo libero. Ratzinger ha sempre parlato con grande sincerità. Da cardinale ha avuto il coraggio di denunciare "lo sporco" che c'è nella Chiesa. Ora se ne va con questo gesto di grande libertà interiore».

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