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All'Unical Saviano osannato dagli studenti calabresi
«Liberalizzare droga? Sì ma c'è problema morale»

Calabria

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Un’aula magna stracolma (seppur priva di aria condizionata) e una platea di studenti attentissima per l’incontro con Roberto Saviano all’Università della Calabria. Lo scrittore campano ha parlato per circa due ore fitte del traffico della cocaina che  costruisce l’ossatura del suo ultimo romanzo “Zerozerozero”, ma anche e soprattutto della mentalità mafiosa della società moderna e del come combatterla. Gli spunti del dibattito sono partiti dalle domande fatte da tre studenti, selezionati tra quanti avevano già letto il libro, e che hanno lanciato riflessioni sulla tendenza di alcuni giovani calabresi di imitare i modelli ndranghetisti, sul modo migliore per combattere l’omertà e sulla proposta avanzata dallo scrittore campano di liberalizzare le droghe leggere. Saviano ha poi allargato la sua riflessione sul sistema della criminalità organizzata, prendendo più volte ad esempio le storie raccontate nel suo ultimo libro, citando le vite di donne coraggiose ma isolate da chi le circonda, o di come la mafia tenda a proliferare proprio nei territori più miseri. Saviano cita Giordano Bruno (grazie alla comune passione per il filosofo le strade dello scrittore si sono incrociate con quelle del docente Nuccio Ordine che lo ha invitato), ma anche Corrado Alvaro: « La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile». 
L’ospite tiene alta l’attenzione degli studenti che a fine incontro lo assediano per un autografo sul suo libro. C’è chi si accontenta di una dedica, chi pone domande in pochi osano chiedere una foto. Ma Saviano sottolinea: «Io non sono un modello di nulla» e parafrasando il titolo di un romanzo di Herta Muller confessa che a volte pensa di se “Oggi avrei preferito non incontrarmi”.

COSENZA - Un’aula magna stracolma (seppur priva di aria condizionata) e una platea di studenti attentissima per l’incontro con Roberto Saviano all’Università della Calabria. Lo scrittore campano ha parlato per circa due ore fitte del traffico della cocaina che  costruisce l’ossatura del suo ultimo romanzo “Zerozerozero”, ma anche e soprattutto della mentalità mafiosa della società moderna e del come combatterla: «Ogni volta che si decide di resistere, bisogna giocarsela tutta perché la costruzione del percorso è superiore all'obiettivo stesso» ha detto lo scrittore, aggiungendo che «le organizzazioni criminali creano il mito di se stesse e l’unico modo che c'è per affrontarlo è smontarlo». 

 

Gli spunti del dibattito sono partiti dalle domande fatte da tre studenti, selezionati tra quanti avevano già letto il libro, e che hanno lanciato riflessioni sulla tendenza di alcuni giovani calabresi di imitare i modelli ndranghetisti, sul modo migliore per combattere l’omertà e sulla proposta avanzata dallo scrittore campano di liberalizzare le droghe leggere: «Resta una questione morale, ma di certo si supererebbe il problema del traffico clandestino che finanzia le mafie».

Saviano ha poi allargato la sua riflessione sul sistema della criminalità organizzata, prendendo più volte ad esempio le storie raccontate nel suo ultimo libro, citando le vite di donne coraggiose ma isolate da chi le circonda, o di come la mafia tenda a proliferare proprio nei territori più miseri. Saviano cita Giordano Bruno (grazie alla comune passione per il filosofo le strade dello scrittore si sono incrociate con quelle del docente Nuccio Ordine che lo ha invitato), ma anche Corrado Alvaro: « La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile». 

L’ospite tiene alta l’attenzione degli studenti che a fine incontro lo assediano per un autografo sul suo libro. C’è chi si accontenta di una dedica, chi pone domande in pochi osano chiedere una foto. Ma Saviano sottolinea: «Io non sono un modello di nulla» e parafrasando il titolo di un romanzo di Herta Muller confessa che a volte pensa di se “Oggi avrei preferito non incontrarmi”.

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