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Capocolonna, svelato mistero
Erano 38 colonne e due templi

Calabria

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CROTONE - Finalmente – e non è una scoperta da poco - sappiamo con certezza quante erano le colonne del tempio di Hera, il cui numero è rimasto finora un mistero, con la credenza accreditata dallo storico crotonese del seicento, Giovanbattista Nola Molisi che fossero quarantotto. Allora, secondo quanto emerso dagli ultimi scavi che riguardano appunto la base del tempio e la fondazione, con vari strati sovrapposti veramente solidi e robusti, si può affermare con certezza che le colonne erano trentotto. Per l’esattezza quattordici sul lato lungo e sei sul lato corto. A spiegarlo è stata ieri la direttrice degli scavi e del Parco archeologico di Capocolonna, Maria Grazia Aisa. 

 «Le colonne del tempio di Hera – ha affermato Aisa - erano in tutto 38. Ce n’erano 6 sul lato corto e 14 sul lato lungo». «Ovviamente – ha precisato - non contando le colonne d’angolo, il numero totale è appunto di 38. Di questo ne siamo adesso assolutamente certi». La notizia più eclatante è il ritrovamento di un capitello e di frammenti di colonna di pietra appartenenti ad un tempio arcaico, precedente quello di cui rimane la colonna superstite e che è oggetto degli scavi archeologici. La cui esistenza finora era solo ipotizzata e testimoniata da diverse fonti storiche, ma che adesso viene provata da questi reperti in pietra, scoperti accanto al Tempio. Messi sul terreno per segnalare la presenza di una fossa sacra, di cui diremo in seguito. Il capitello e la parte di colonna scanalata sono datati dagli archeologi che stanno conducendo gli scavi tra la fine 610 ed il 600 avanti cristo. La larghezza della colonna arcaica è quasi uguale alla colonna dorica superstite del tempio posteriore, datato 475-470 avanti cristo. Cioè le dimensioni del tempio arcaico dovevano essere ugualmente maestose. Ma dov’è adesso questo tempio? Per lo meno le fondazioni? Secondo Aisa e Alfredo Ruga primo collaboratore della direzione scientifica non si può più sostenere che tale tempio coincida con il tempietto situato accanto alla via sacra. Cioè che il tempio arcaico coincida con il cosiddetto Tesauros, che invece era un tempietto dove venivano deposte le offerte votive e dove è stata trovata la corona d’oro di Hera. Secondo Ruga ed Aisa, il tempio arcaico sarebbe situato all’interno dell’attuale villa Albani, il cui muro è adiacente alla via sacra, ed all’area oggetto di scavi, delimitata dal muro di cinta della Villa. E’ entusiasmante assistere alle operazioni di scavo, che riguardano diversi punti dell’area. Quelli ritenuti più interessanti e con più alta probabilità di trovare reperti di grandissimo interesse. Diciamo subito che ieri è stata trovata addirittura una statuina di 20 centimetri, una figura femminile del periodo arcaico, con il peplo, i piedi e priva di capo. E’ stata trovata nella fossa segnalata dal capitello arcaico adiacente la parte est del tempio. Una “favissa”, cioè una buca dove periodicamente venivano scaricate le offerte donate alla dea, che potevano essere sostituite con altre ancora più belle e preziose. Una specie di discarica del tempio, insomma, contenente oggetti sacri e per questo collocata nell’area sacra. Dalla piccola buca sta uscendo di tutto, piccoli oggetti votivi di una delicatezza incredibile. Sono stati trovati finora moltissimi Kotiliskòi, piccoli vasi simili per forma alle trottole e tantissimi krateriskòi, minuscole coppe per le libagioni da offrire agli dei. Si tratta di oggetti di uso quotidiano in miniatura, degli ex-voto che si donavano per ingraziarsi la dea. Finora ne sono stati trovati nella fossa un centinaio, moltissimi completamente integri ed è un’emozione forte vederli affiorare mentre si scava a mano, togliendo delicatamente il terriccio dalle pareti in terracotta. 
La prima fossa sacra è stata quasi tutta scavata e non si pensa che si troverà più nulla di rilievo. Ma è venuto già fuori un vero tesoro. Questi oggetti sono bellissimi leggerissimi e delicati. Tra i frammenti che sono al lavaggio c’era un braccio femminile di qualche centimetro che teneva stretta una cornucopia ed un’altra mano che stringeva il pugno, un oggetto in questo caso mancante. La cornucopia simbolo di abbondanza , e rappresenta quindi la devozione alla dea della fertilità Hera. Poi tantissimi frammenti in marmo di Paros, parti di bassorilievi o di tegole o di altre parti architettoniche del tempio. Purtroppo finora i frammenti trovati sono incompleti, poiché il marmo di Paros veniva bruciato per ricavarne la calce. Ora si stanno scavando anche altre buche profonde circa un metro, dalla parte posteriore del tempio, scavate nella roccia affiorante, alcune di diametro maggiore, altre minore, che servivano per impiantarvi le piante che facevano parte del Bosco sacro. Stanno lavorando agli scavi sedici operai, tre archeologi, due disegnatrici e quattro ditte. L’importo dei lavori è di due milioni e cinquecentomila euro per una campagna di scavi archeologici che dovrebbe concludersi a ottobre, finanziamenti derivati dal gioco del Lotto. Tra gli archeologi c’è anche Margherita Corrado e Maria D’Andrea. Un’altra chicca? Sta per partire un nuovo progetto per valorizzare l’area, trascurata da almeno dieci anni. Per il recupero di Villa Rosa e per proseguire con gli scavi anche della parte romana. Si recupereranno le Terme romane già oggetto di una campagna di scavi nel 2003 e si restituirà alla fruizione del pubblico il bellissimo pavimento in mosaico raffigurante quattro delfini ed onde marine, con iscrizioni in latino.

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