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Unical, Rubino lascia il senato accademico: «Troppe liti, serve una pausa»

Calabria
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DIMISSIONI “a sorpresa” quelle di Franco Rubino (nella foto in basso a destra), direttore del Dipartimento di Scienze aziendali e giuridiche dell’Unical che ha comunicato al rettore Gino Crisci la volontà di lasciare il Senato accademico.

Lo scrive proprio lui nella sua lettera. «Trascorsi dieci anni dalla mia elezione a preside della facoltà di Economia, come a “sorpresa”, ma con “discrezione”, entrai allora in ruoli accademici diversi da quelli di docente universitario, ne intendo ora uscire, magari con altrettanta “sorpresa”, ma sempre in “punta di piedi”: avverto il bisogno di ritrovare il mio tempo, il mio spazio, la mia persona. Valuterò successivamente se concludere in anticipo anche la mia esperienza di Direttore del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche, nonché se avanzare o meno richiesta di un anno sabbatico, del quale non ho mai goduto», scrive Rubino nella lettera destinata al rettore, in cui ribadisce «l’irrevocabilità» delle dimissioni.

Crisci, presumibilmente, tenterà una mediazione. Se Rubino dovesse restare fermo sulla propria decisione, in Senato subentrerà Filippo Domma, primo (e unico) dei non eletti tra i direttori candidati nella tornata del 2015.

 

«Un fulmine a ciel sereno» è il commento più ricorrente tra i cubi dell’ateneo. Non sembra ci siano dubbi, infatti, sul fatto che la decisione sia maturata in un breve lasso di tempo. E lo stupore appare bipartisan. Franco Rubino, ordinario di Economia aziendale, ex preside della facoltà di Economia e direttore del Discag, nel 2013 è stato uno dei grandi elettori del rettore Gino Crisci. Pochi mesi fa era passato all’opposizione insieme a Raffaele Perrelli, Paolo Veltri e all’ex prorettore Guerino D’Ignazio. C’era anche lui tra i promotori della “controassemblea” che lo scorso dicembre ha approvato una mozione in cui si chiedevano le dimissioni del rettore. E sempre Rubino negli ultimi mesi aveva mosso continue e pesanti critiche alla governance per le politiche di bilancio. Al netto della posizione che prenderà il suo successore in Senato, il mero calcolo politico ci dice insomma che Gino Crisci ha perso un avversario politico nell’organo che più di tutti mostra turbolenza. Sulle ragioni che lo hanno spinto a dimettersi Franco Rubino per ora non lascia trapelare molto.

«In alcuni momenti bisogna fermare le macchine e riflettere – commenta al telefono, raggiunto al termine di un consiglio di dipartimento – Credo che una pausa serva a tutti. Nel campus c’è una litigiosità estrema, che non dovrebbe appartenere all’accademia. Si rischia di lasciare macerie, che non portano vantaggio a nessuno. Il rettore Crisci doveva inaugurare una stagione serena di confronto e di dialogo. Invece pare quasi un ritorno alla caccia alle streghe dell’era latorriana. Per questo dico, rivolgendomi a tutti, che arriva un momento in cui le macchine vanno fermate. Guardi – conclude Rubino – io ho studiato in questo ateneo quando eravamo poche centinaia di persone. E il clima non era questo. Le contrapposizioni c’erano certo, ma non si avvertiva poi questo risentimento, quest’acredine. Crescere significava arrivare a questi livelli di scontro? Non credo. Papa Francesco a Milano ha detto alcune cose importanti sabato scorso. Riguardano la società intera, riguardano anche la nostra università: manca la solidarietà del sacrificio. Oggi conosciamo solo la solidarietà degli avanzi, quella che non costa nulla».

Rubino era arrivato in Senato quasi a metà mandato: alle urne si tornerà nell’ottobre del 2018.

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