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Aula occupata all'Unical, la replica al rappresentante degli studenti: «Creiamo cultura dal basso»

Calabria
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Né privatizzazione, né spazio per pochi intimi. I ragazzi e le ragazze «dell'aula liberata del 18» - l'aula al piano terra occupata circa un mese fa e che i carabinieri giovedì scorso hanno chiesto di sgomberare (LEGGI LA NOTIZIA) – replicano così al rappresentante degli studenti nel Consiglio di Dipartimento di Studi Umanistici, Francesco Staino.

«Lei millanta di sue partecipazioni ad assemblee pubbliche, ma caro rappresentante, lei ha partecipato ad una sola assemblea pubblica senza proporre nessuna riqualificazione, non ha mai proposto nessun progetto culturale in merito coprendosi dietro a presunti lavori di recupero dell’aula; in realtà l’aula è stata chiusa dall’amministrazione del dipartimento ma non c’è nessun bando di lavori, non esiste nessun progetto in merito ad attività didattiche e culturali, non è stata resa pubblica nessuna destinazione della stessa a lezioni, seminari. Noi, dopo partecipate assemblee pubbliche, abbiamo deciso di riaprire l’aula».

«L’abbiamo fatto – scrivono in una lettera – per liberare quegli spazi, per creare cultura dal basso, per dare spazio ed espressione alla libera creatività, per discutere, per creare socialità, per studiare. Non abbiamo imbrattato nessun muro, anzi abbiamo affisso sugli stessi opere realizzate da artisti che studiano in questa università. Abbiamo chiuso la sera l’aula per evitare atti vandalici di terzi e le chiavi sono a disposizione di tutti, anche lei, se vuole, può averle, basta partecipare alle assemblee, che sono aperte a tutti e tutte e sono il luogo dove discutiamo della gestione dell’aula. In pochi mesi abbiamo messo in piedi un laboratorio musicale, un ciclo cinematografico sulle subculture giovanili del XX secolo, organizzato un seminario su Gramsci e la rivoluzione russa con il professor Liguori e uno sugli scenari politici, geopolitici, culturali degli anni 70. Abbiamo parlato di Pasolini e delle trasformazioni sociali, di capitalismo cognitivo e di biopotere. Cerchiamo di capire il mondo che ci circonda, la sua crisi e il suo potere, dialogando, costruendo. Stiamo facendo tutto quello che lei, come rappresentante degli studenti non ha mai fatto».

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