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Crisi tra la Fondazione di Natuzza e la Diocesi di Mileto

Il vescovo è irremovibile: «Necessario cambiare lo Statuto»

Calabria
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Il vescovo Luigi Renzo a capo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea
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MILETO (VIBO VALENTIA) - Continua quella che ormai è diventata una vera e propria guerra tra la Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, ente spirituale nato per volontà della mistica di Paravati Natuzza Evolo, e la diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, guidata dal vescovo Luigi Renzo.

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DI MARIA RIFUGIO DELLE ANIME

Dopo la doppia diffida a tenere riunioni del consiglio di amministrazione e assemblee che il vescovo ha emanato in due circostanze negli ultimi mesi e le puntuali decisioni della Fondazione di ignorare le diffide tenendo ugualmente le sedute, arriva la presa di posizione del vescovo riguardo la supplicatio presentata dalla stessa Fondazione e volta a chiedere la revoca della diffida.

Il vescovo Renzo non retrocede di un passo rispetto alla sua linea, con cui, lo ricordiamo, dalla scorsa estate chiede la modifica dello statuto dell'ente, (LEGGI) e in mancanza della quale ha revocato il decreto di riconoscimento dello statuto dell'ente (LEGGI) cosa che potrebbe portare anche alla liquidazione della Fondazione, e ribadisce che la Fondazione deve allinearsi alle richieste (LEGGI IL DETTAGLIO DELLE MODIFICHE CHIESTE DAL VESCOVO). 

Adesso il presule ha scritto alla Fondazione in risposta alla richiesta di revoca del decreto con diffida facendo rilevare d ritenerla «inutile e, se vogliamo, fuorviante, considerato che l'assemblea si è comunque deliberatamente svolta, malgrado il divieto. Se la volontà di intraprendere un percorso aperto più al dialogo fosse stata sincera - spiega il vescovo - tale "supplicatio" avrebbe dovuto essere presentata prima, magari sospendendo e rinviando provvisoriamente l'assemblea, ma questo non è avvenuto».

Per quanto concerne, poi, la «professata volontà "di proseguire un sereno e costruttivo dialogo circa le richieste avanzate inerenti la pastorale ed il culto" mi pare - sostiene il vescovo - in completa contraddizione "in terminis", visto quanto affermato nel Verbale n. 38 del 10 marzo  dove si continua a sostenere unilateralmente che si ritiene "sufficiente regolamentare concordemente i rapporti Diocesi-Fondazione" senza affatto modificare i punti dello Statuto da me richiesti, come se questi quasi due anni e mezzo di trattative non fossero serviti a nulla. Il rapporto tra Diocesi e Fondazione deve avvenire su base statutaria e successivo protocollo d'intesa per l'utilizzo della chiesa, non per semplice "Regolamento", che per sua natura riguarda la vita interna della Fondazione e non il rapporto con un ente diverso, qual è la Diocesi. Alla luce di quanto detto, mentre rigetto la "supplicatio" ex can. 1734, resto disponibile al dialogo purché si riparta da quanto già approvato a maggioranza dal CdA del 25 agosto 2017, poi confermato il 13 settembre, circa le modifiche da me richieste degli artt. 2, 3a e 10».

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