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Dagli Homo Sapiens alla Calabria: la storia di Maurizio Nuti, diventato calabrese per amore

Calabria
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Didascalia Foto: 
Maurizio Nuti con sua moglie Maria Gabriella Milito
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QUANDO alla dottoressa Maria Gabriella Milito, ginecologa all’ospedale “Annunziata” di Cosenza e assessore al Personale del Comune di Rovito, gli impresari proposero di far arrivare nel paese presilano, per la festa di San Rocco, il complesso musicale degli “Homo Sapiens”, lei rifiutò con determinazione. Seppur fosse un’amante della musica Anni ’70, e tutti i maggiori gruppi italiani del periodo si erano già esibiti sul palco allestito nel borgo di Motta, quel chitarrista biondo e riccioluto che vedeva in foto mentre suonava la chitarra, non le ispirava granché simpatia. E per ben quattro anni, essendo lei tra gli organizzatori della festa, rifiutò l’offerta. Il 2 luglio scorso però, Maria Gabriella, davanti al sindaco di Rovito, Felice D’Alessandro, ha detto sì, proprio a quel chitarrista biondo e riccioluto degli “Homo Sapiens”, Maurizio Nuti, di cui non voleva neanche sentir parlare.

Oggi vivono, da marito e moglie, nella bella casa di Motta quasi di fronte al palco, dove lui si esibì anni fa con il suo gruppo.

«Perchè c’è un tempo per tutte le cose - spiega la dottoressa - e quando nel 2011 mi convinsi a far arrivare gli “Homo Sapiens” a Rovito, per la serata finale della festa di San Rocco, Maurizio e io eravamo pronti a conoscerci e ad innamorarci. Ricordo che la prima volta che lo vidi oltre ai capelli biondi aveva anche una camicia a fiori impossibile. Era taciturno, tanto diverso da me. Ci guardammo appena, senza alcun interesse anche perché io avevo appena perso mia madre. Dopo dieci giorni però, mi chiamò l’impresario del gruppo dicendomi che gli “Homo Sapiens” si sarebbero esibiti in una frazione di Bisignano e mi chiese di raggiungerlo perché anche il sindaco del posto voleva conoscermi. Inizialmente rifiutai ma davanti alle insistenze del mio interlocutore, decisi di andare portando con me anche delle amiche. Arrivai un po’ prima dell’inizio del concerto e rividi Maurizio, sempre biondo, taciturno e con la sua immancabile sigaretta in mano. Mi colpì molto, questa volta, il suo stare in disparte rispetto agli altri. E chiesi come mai “il biondo” se ne stava sempre da solo. Mi raccontarono che aveva perso da poco, improvvisamente, la sua compagna. Questa notizia mi colpì molto e mi si accese il lampeggiante interno perché da sempre sono naturalmente portata al sostegno e alla cura delle persone. Allora, mi avvicinai a lui e iniziammo a parlare. Da quel momento in poi, ci sentimmo spesso al telefono e ricordo che si divertiva molto ad inviarmi messaggi in inglese, lingua che io non conosco, proprio per non farmi capire quello che mi scriveva. Lui veniva da me a Rovito e io andavo da lui in Toscana. Avremmo dovuto sposarci già un anno dopo esserci conosciuti, ma alcune dolorose perdite familiari, lo hanno impedito. La nostra è stata una storia importante fin da subito. Con Maurizio ci mettemmo insieme in ottobre e già il 19 dicembre lui si presentò a casa da mio padre Francesco, per chiedergli la mia mano. E io fui felice di questo gesto perché mi disturbava molto il fatto che si potesse guardare alla nostra storia con leggerezza o che si parlasse di me come la dottoressa che aveva la storia con il cantante».

«Maria Gabriella mi regalò due libri che aveva scritto suo padre - interviene Maurizio - e dopo averli letti capii subito che lui faceva per me. Infatti, fin dall’inizio ebbi la sensazione di conoscerlo da sempre. Nella sua famiglia e nel suo paese mi sono subito sentito a mio agio. E mi sono fermato con piacere. Certo, è stata Maria Gabriella a farmi conoscere questa realtà. Lei è vulcanica, intrigante. Ricordo che mi colpì subito. E ricordo anche la domanda che mi fece quel giorno che eravamo a Bisignano. Mentre parlavamo di tutt'altro all’improvviso mi chiese: “Chi ti piace di più tra le mie amiche?" e io risposi che secondo me la migliore era lei. Quella mia affermazione aprì scenari che in quel momento non erano neanche lontanamente prevedibili. Ci sentivamo spesso al telefono. Io odiavo il telefono ma lei mi costringeva a parlare con lei. E se non mi trovava o non le rispondevo era capace di chiamare mezza Toscana. Ma a parte questi aspetti di colore devo dire che mi bastò poco per comprendere che avevamo tanto in comune. Amiamo entrambi viaggiare, siamo dinamici e indipendenti. A me non costava niente prendere un aereo da Pisa per raggiungerla. E la stessa cosa faceva lei. Veniva con me e il gruppo persino in tournée. Lei è chiacchierona e ordinata. Io sono taciturno e disordinato. Spesso si sentono urla provenire da casa nostra ma in realtà è Maria Gabriella che è capace di litigare anche da sola».

«Io sono sempre stata molto attratta dalle persone molto diverse da me - continua Maria Gabriella - è vero, io sono vulcanica, litigo ma l’arrabbiatura mi passa subito. Lui invece è introverso, una persona che sembra nascondere sempre chissà quali segreti. E poi è anche bello, biondo con gli occhi azzurri mentre io sono scura, mediterranea. Mi è subito piaciuto anche il suo accento toscano e la sua sete di cultura. Lui è disordinatissimo perché ha sempre vissuto negli alberghi, io al contrario, devo sempre avere l’ordine intorno. Però lui cucina divinamente».

Vederli insieme, nella loro casa accogliente, così diversi nei colori e nell’approccio con gli altri, mette allegria. E si intuisce chiaramente che il loro legame si nutre intimamente di una complicità che si può solo intuire, che non viene mai espressa ma che è figlia della loro naturale contrapposizione. «Quando dissi ai miei amici che sarei andato a vivere in Calabria, mi guardarono in modo strano - racconta Maurizio - ma dopo aver trascorso quarant’anni in giro per il mondo, forse avevo bisogno di fermarmi e questa donna e questo paese mi hanno accolto, offrendomi un buon motivo per farlo. È vero, io a differenza di Maria Gabriella sono molto cauto ma quando le persone mi piacciono, divento molto più estroverso di lei. Qui ormai mi conoscono tutti e superate le prime perplessità che derivavano dal fatto che io fossi un musicista e forestiero per giunta, oggi mi sento amato incondizionatamente. E poi è arrivata anche la mia mamma, Maria Luisa, che ha 82 anni. Anche lei, dopo essere stata un mese a Rovito in vacanza, si è trasferita definitivamente ed è molto coccolata da tutte le sue vicine di casa. Inoltre, ho scoperto che Rovito è un paese di primatisti, di persone fuori dal comune. Pensiamo ai fratelli Bandiera, a Tommaso Cornelio, allo sceneggiatore Mario Gallo. Un vincitore del Festival di Sanremo mancava, ma ora possiamo dire di avere anche quello».

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