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Bismillah, Samira e la primavera araba

Intervista al regista Alessandro Grande

Calabria
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Francesco Colella e Alessandro Grande
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2 minuti 55 secondi

CATANZARO - Un successo notevole quello riscosso dal corto "Bismillah" diretto dal regista Alessandro Grande, cineasta catanzarese, che ha vinto il Premio David di Donatello 2018 nella categoria corti (LEGGI LA NOTIZIA).

Ecco cosa il regista ha raccontato al Quotidiano del Sud alcuni giorni prima della vittoria del David di Donatello riguardo la genesi dell'opera.

“BISMILLAH”, questo il titolo del nuovo, atteso cortometraggio firmato da Alessandro Grande. Dopo il successo di “Margerita”, presentato al Giffoni Film Festival, entrato in cinquina ai Nastri d’argento e vincitore di 78 premi in tutto il mondo, il regista catanzarese Alessandro Grande 1983, ha ultimato il suo nuovo lavoro. Una produzione nata nel capoluogo calabrese che vede coinvolto lo stesso regista insieme alla Indaco Film di Luca Marino, con il supporto della Fondazione Calabria Film Commission e del Comune di Catanzaro. Nel cast del corto figura, inoltre, Francesco Colella, attore teatrale e cinematografico catanzarese, conosciuto dal grande pubblico per il ruolo di coprotagonista nel film “Piuma”, presentato alla 73esima Mostra del cinema di Venezia. “Bismillah” mette al centro della narrazione su pellicola il dramma dell’emigrazione attraverso lo sguardo della piccola Samira, una tunisina di 10 anni che vive illegalmente in Italia con suo padre e suo fratello e che si troverà ad affrontare, da sola, un problema più grande di lei. Il racconto prende spunto dai fatti del 2011, anno della primavera araba, quando l’Italia registrò il maggior numero di immigrati tunisini nella sua storia. Circa 23 mila. Protagonista nel ruolo di Samira è Linda Mresy, selezionata dopo una serie di provini organizzati con il centro socio-culturale tunisino di Roma.

Grande com’è nato quest’ultimo cortometraggio?

«Ho sentito il bisogno di affrontare una tematica attuale e delicata, mettendo a fuoco però non il dramma dell’immigrazione, ma i sentimenti che vivono i personaggi all’interno della storia, grazie ai quali non possiamo che immedesimarci e abbattere qualsiasi barriera discriminativa».

E il personaggio della piccola protagonista?

«Samira ha 10 anni e vive illegalmente in Italia con suo padre e suo fratello, poco più grande di lei. Pur essendo una bambina, una notte avrà una grande responsabilità sulle spalle. Mi piaceva l’idea che un messaggio di amore e di fratellanza, potesse venire proprio da lei. Spesso infatti sono i più giovani a dare grandi insegnamenti. Il ruolo è interpretato dalla talentuosa Linda Mresy, alla sua prima esperienza cinematografica».

Il dramma dei migranti…quale la prospettiva da cui è partito per raccontarlo dietro la macchina da presa?

«Nel 2011, a causa della primavera araba, l’Italia ha registrato il maggior numero di immigrati tunisini nella sua storia, circa 23 mila. Di questi, più di 12 mila sono stati considerati “fantasmi” nel nostro Paese, vivendo come clandestini. Pur avendo superato viaggio e paure, per questi 12 mila “fantasmi” i problemi sono finiti? Sono riusciti a trovare serenità nella loro vita? Sono partito da queste domande».

E la scelta di Colella?

«Francesco è un professionista ed è uno degli attori del panorama nazionale che io stimo di più. Poi da subito si è creato un bel feeling e ha sposato il progetto con grande entusiasmo».

Ha già in calendario appuntamenti (festival, rassegne...) in cui porterà quest'ultimo suo lavoro?

«Con la Indaco Film e la Zen Movie, che distribuisce il cortometraggio nei maggiori festival nazionali ed internazionali, siamo al lavoro per la première mondiale. A breve avremo risposte importanti».

Cosa la emoziona di più dietro la macchina da presa?

«Non è semplice rispondere a questa domanda, di sicuro la sincerità con la quale un personaggio esprime i propri sentimenti, quando lui si emoziona è difficile che io resti indifferente».

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