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Il punto sulla serie D. Il successo del Rende insegna

che anche nelle categorie inferiori ci sono calciatori validi 

Calabria
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Viteritti al suo arrivo a Rende
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ROBERTO SAVERINO

Giornalista pubblicista, scrive per il Quotidiano dal luglio del 1998, occupandosi prettamente di calcio dilettantistico.

Il primato del Rende parte da lontano. La squadra biancorossa è in vetta alla classifica dopo quattro giornate. Sicuramente non bastano quattro turni per tracciare bilanci definitivi, però almeno un aspetto va evidenziato.

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Ci riferiamo al fatto che metà dei calciatori che domenica facevano parte della formazione iniziale (che ha messo ko la favorita Cavese), nella passata stagione giocavano in categorie inferiori (e non tutti in squadre che puntavano a vincere il campionato). Puterio e Viteritti facevano parte dell'Acri e il centravanti Ferreira era in organico al Roggiano, in Eccellenza, categoria nella quale ha militato il Montalto, dove ha iniziato la stagione il giovane difensore Sanzone. Mentre Crispino e Boscaglia addirittura giocavano in Promozione.

Il club biancorosso ha avuto il fiuto giusto e le scelte effettuate dimostrano che se si cerca bene, se ci dà fiducia a certi calciatori, allora anche le categorie inferiori possono rappresentare una fonte alla quale attingere, magari per limitare le spese, piuttosto che andare sempre a prendere elementi da fuori regione. Spesso si scende di categoria per vari motivi, non necessariamente perché non si è bravi.

Ci sono annate sfortunate, magari vengono a mancare certi stimoli, probabilmente non si trovano sempre allenatori come Bruno Trocini, trainer del Rende sotto le cui mani tutti crescono e migliorano. Il Rende, insomma, insegna qualcosa. Ed è un esempio che tutti dovrebbero imitare.

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