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Galleggiare non serve alla Calabria

Campania

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SIAMO al galleggiamento come sostiene il senatore di Ncd Antonio Gentile o ad un arretramento come dice la deputata dell’M5S Dalila Nesci? I primi dieci mesi di governo Oliverio si può dire che non brillano di efficienza, tante questioni aperte e ancora nessuna chiusa. Un cantiere simile all'A3 di cui non si vede mai la conclusione. Il cittadino comune avverte l'incertezza di un governo regionale che stenta a fare ciò che in campagna elettorale ha promesso e dieci mesi non sono i 100 giorni canonici su cui si valuta un governo. Alle difficoltà strutturali Oliverio ci ha messo anche molto di suo, per la mancata consapevolezza delle difficoltà nel gestire un ente complesso come la Regione.

In questi dieci mesi ci sono stati errori politici e amministrativi che ne hanno compromesso l'avvio: da sempre le nuove amministrazioni hanno vissuto di un clima favorevole nei primi due anni, salvo poi farsi travolgere dalle emergenze e dai tempi dilatati tra annunci, azioni e risultati. L'ostinazione di Oliverio a perseguire strade tortuose e accidentate fino ad oggi non hanno portato a nulla di positivo. E in questo guazzabuglio è difficile far capire ai calabresi, non agli addetti ai lavori, perché ci sono voluti 6 mesi per avere un governo regionale che, peraltro, ancora gira a vuoto. E peggio che ci vorrà un anno per avere dei direttori generali con pieno mandato, come avviene in tutta Italia, nelle aziende sanitarie e ai vertici dei dipartimenti della Regione. Ci chiediamo fino a quando la Regione può stare in questo clima da sfollati, da terremotati. Dopo l'incubo della riforma dello Statuto che ha tenuto per sei mesi diversi assessorati senza punti di riferimento, Oliverio si è infilato in un altro incubo che è la sanzione che gli verrà notificata nei prossimi giorni dalla responsabile regionale dell'Anticorruzione per la nomina, ritenuta inconferibile dall'Autorità nazionale, a Santo Gioffrè.

Ci chiediamo a che serve dimostrare, come ha fatto ieri l'ufficio stampa, che lo stesso Cantone ha sollevato le questioni controverse della norma. Non può essere questo il metodo per lavarsi la coscienza perché il decreto legislativo 39/2013 è una legge dello Stato che, come ha scritto Cantone, va applicata e la ratio è di prevenire ogni possibile situazione di "conflitto di interessi" o comunque contrastante con il principio costituzionale di imparzialità della pubblica amministrazione. Quindi era dovere degli uffici regionali evidenziare prima della firma dei decreti di nomina che Gioffrè e Pingitore rientravano nelle fattispecie del decreto e, come si è visto, era inutile barcamenarsi in pareri giuridici per sostenere tesi sub judice, ma bisognava mettere il primo posto le ragioni di opportunità politica. Dalla comunicazione della delibera del 2 settembre (ma la Regione era al corrente da giugno del procedimento) ad oggi 19 settembre Oliverio ha avuto tutto il tempo non solo per nominare i direttori generali della sanità, ma anche di procedere con quegli incarichi di vertice della dirigenza che ancora non sono definiti. Invece, ancora una volta, ha scelto la strada più tortuosa: la giunta ottempera alla norma (doveva farlo l'esecutivo Scopelliti) con un disegno di legge al decreto legislativo 39/2013 nella parte in cui si prevedono i criteri di applicazione della norma compresi i poteri sostitutivi nel caso in cui la giunta e il presidenza siano sanzionati. Ora l'iter, tra esame della commissione, approvazione del Consiglio, pubblicazione della norma sul Burc, eventuale esame del ministero degli Affari Regionali sui profili di incostituzionali, richiede almeno tre mesi per l’applicazione. Lo stesso tempo per il quale Oliverio sarà inibito a fare le nomine. Quindi ci chiediamo a cosa sia servita la pantomima di due sere fa di non partecipare alla riunione di giunta che ha prorogato i commissari delle Asp se non gli è stata notificata la sanzione? Se sono stati nominati due nuovi commissari evidentemente si potevano anche nominare i direttori generali e perché non è stato fatto? Quali sono le ragioni che glielo hanno impedito?

E veniamo allo scontro politico (non personale) con Scura, anche qui bisogna dire le cose come stanno: Oliverio avrebbe voluto giocare a fare Scura, ma una legge dello Stato glielo ha impedito (anche qui con il teatrino delle interpretazioni delle norme) e Scura gioca a fare Oliverio. Se accade ciò è perché Oliverio non fa il presidente dei calabresi nella sanità e Scura, che è un commissario, ne approfitta e invade il campo della politica. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con un commissario che dice tutto e il contrario di tutto, fa decreti che poi interpreta a modo suo dando disposizioni con telefonate e circolari di dubbia legittimità. Il suo mentore Federico Gelli, responsabile sanità del Pd che lo ha inviato in Calabria, viene a dirci che la qualità dei servizi in Calabria è migliorata, cosa a cui non ha creduto nessuno. Forse nemmeno lui. E Oliverio che fa? Sta alla finestra a guardare come la slavina mossa dal commissario si sta abbattendo su quei pochi medici, infermieri e operatori sanitari che ancora credono che ci possa essere un futuro lavorativo migliore. E ancora peggio fanno i consiglieri regionali, muti e rassegnati dopo che lo stesso Scura li ha sfidati con proposte di legge su temi che, prima o poi, bisognerà affrontare. Quando il commissario ha detto che ci sono medici e infermieri imboscati ci saremmo aspettati una nota ufficiale di Oliverio, ilquale avrebbe dovuto dargli il pieno mandato politico a individuarli ad uno a uno, e a trasferirli nei posti dove servono. Così come sul buco economico che si profila a fine anno ci saremmo aspettati misure da parte di Oliverio e del consiglio regionale per contenere la spesa e gli sprechi, per evitare un ulteriore blocco del turnover e l’aumento delle tasse regionali.

E, infine, sulle assunzioni ci saremmo aspettati una levata di scudi di fronte a interi reparti degli ospedali hub lasciati ancora senza direttori. E una netta presa di posizione rispetto all'idea di fare un concorso unico regionale per gli infermieri, anziché tre concorsi lo stesso giorno nelle tre aree (nord, centro e sud) per evitare il trasferimento coatto dei vincitori fuori dalla propria provincia. Come è intuibile per la buona politica non c’è spazio in sanità, una parte dei politici preferisce continuare a fare affari con i privati e l'altra a girarsi dall'altra parte o abbaiare alla luna.

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