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Per i Bronzi dopo 40 anni migliaia di visite
Ma la nuova "casa" sarà pronta solo a Natale

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Chi aveva immaginato grandi fasti e una nuova “vita” per i Bronzi quarantenni ha dovuto rinviare la festa. Non si stappa e non si festeggia, in attesa che il Museo riprenda il largo per essere ultimato e finalmente inaugurato.  Secondo la soprintendente per i beni archeologici e culturali della Calabria, Simonetta Bonomi, per Natale i due guerrieri «torneranno nuovamente a casa».   «Il restauro delle statue – ha affermato – è terminato alla fine dell’anno scorso e sono poi rimasti nell’ambiente climatizzato del consiglio regionale in attesa dell’ultimazione dei lavori al museo. Ora che sono stati sbloccati dal Cipe i sei milioni di euro si è provveduto già a cantierizzare i lavori che saranno ultimati, se tutto va bene, entro dicembre. Quindi entro Natale i Bronzi potranno tornare nel museo».

Anniversario venato di malinconia, per il momento, quello dei Guerrieri che 40 anni fa, il 16 agosto, riemergevano dalle acque di Riace. 

Nota la storia, che consegna al sub romano Stefano Mariottini la paternità ufficiale della scoperta. Ma la storia che questo 2012 avrebbe voluto consegnare agli annali è un’altra: un Museo nuovo, aperto, attraente, zeppo di visitatori in fila per festeggiare i due capolavori bronzei   insieme al ricchissimo patrimonio museale. Così non è stato: la crisi, un’opera il cui costo è raddoppiato rispetto alla stima del progetto preliminare, lungaggini e mancanza di fondi per coprire  completamento e allestimento.

Eppure i due Guerrieri restano un cult. Nella settimana a cavallo tra luglio ed agosto, dal 29 al 5, i Bronzi in “siesta”  sono stati visitati da 2.594 persone. Dal 6 agosto al 12 da 3.500.  Tra loro anche qualche vip, come Bruno Vespa, qualche giorno fa nuovamente in città per vedere gli scavi di piazza Italia.  

Sono arrivati per i Guerrieri, ma hanno potuto godere anche dei Pinakes, dei Dioscuri di Locri, del Kouros e, accanto ai Bronzi, delle Teste di Basilea e del Filosofo. Quanto ai numeri di luglio, dalla soprintendenza ci dicono che la media si è attestata sui 500 utenti al giorno. 

«In alcune giornate abbiamo avuto picchi di 950 ingressi» ci dice Carmelo Lupica ».

 Il conteggio, riattivato su suggerimento del Comitato per la valorizzazione dei Bronzi, di fatto si rivela un utile strumento per tenere il polso dell’appeal dei Guerrieri. 

 

Le visite non sono poche, se si pensa che i Guerrieri sono al momento distesi e non vi è più in atto il restauro, completato ormai qualche mese fa. Un restauro che, come si scriveva a fine intervento e mettendo insieme le cifre raccolte fin qui, ha fruttato in due anni ai Guerrieri 218.500 ingressi.

 Facendo, poi,  un rapido raffronto con l’anno trascorso, si nota che il trend resta, seppure su piccoli numeri, in crescita. 

Il dato 2011, all’epoca raccolto dalla Conser, segnava a luglio del 2011 un totale di  12.305 ingressi, contro gli 8.027 dello stesso mese del 2010. 

In tre anni in realtà l’incremento c’è stato, malgrado le statue siano rimaste in posizione orizzontale.  

La  media di luglio 2011 era di 396 visite, contro le 500 circa di quest’anno. I Bronzi in siesta attendono tempi migliori, anche se, pur sdraiati, si mostrano con orgoglio a quanti, malgrado tutto, compresa fatica e sudore, decidono di andarli a trovare.

E ieri nella sala Monteleone di Palazzo Campanella, che è diventata la casa dei Guerrieri dal novembre del 2009, tantissimi erano i visitatori. Davanti al grande cristallo che separa dai Bronzi, distesi l’uno accanto all’altro, c’erano gruppi provenienti da Roma, Milano e dalla Sicilia. Ma anche molti stranieri, spagnoli e tedeschi. 

«Speravamo di trovarli in piedi - ci dice Marta, che arriva da Milano, mentre esce da palazzo Campanella - non sapevamo che il Museo fosse chiuso, siamo arrivati fin lì e ci hanno detto che i Bronzi si trovavano al Consiglio regionale. Ma arrivati qui li abbiamo visti sdraiati. Sono belli ma così non si vedono bene». Stesso commento dalla comitiva romana. «Sono meravigliosi - dicono Giuseppe e Domenico - ma in piedi sono un’altra cosa. Torneremo quando aprirà il museo».

 

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