Salta al contenuto principale

Caso Melito: De Sena, Laganà e Minniti tra i supporter
del sindaco arrestato per i rapporti col clan

Calabria

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
6 minuti 27 secondi

 

REGGIO CALABRIA -  «Il Comune è stato sciolto già due volte, ma su tutto l’arco degli anni abbiamo avuto le stesse presenze. Sarebbe stato quindi perfettamente inutile scioglierlo per la terza volta: non avremmo ottenuto alcun risultato Sciogliere il comune di Melito di Porto Salvo per la terza volta sarebbe stata una sconfitta, comunque, per lo Stato». 
Così si espresse in Commissione affari costituzionali nel 2007 Luigi De Sena: prefetto campano inviato a Reggio Calabria dopo l’omicidio di Franco Fortugno con ampi poteri. Il “super prefetto”, così come venne battezzato al suo arrivo in riva allo Stretto, con queste parole commentava il lavoro svolto dalla commissione di accesso giunta al Comune di Melito Porto Salvo per espressa richiesta dell’ex sindaco Giuseppe Iaria. Mesi di lavoro certosino che sancirono i presupposti per addivenire allo scioglimento dell’amministrazione comunale melitese guidata da Giuseppe Iaria, che vedeva Gesualdo Costantino il più votato fra i consiglieri comunali, per infiltrazioni mafiose. 
Nelle loro considerazioni finali, infatti, i commissari prefettizi inviati da Luigi De Sena a Melito Porto Salvo il 25 febbraio del 2006 scrivevano: «Il descritto contesto di invasiva presenza della cosca Iamonte sul tessuto socio economico di Melito di Porto Salvo, sufficiente di per sé a suscitare gravi preoccupazioni sull'attuale situazione dell'ordine e della sicurezza pubblica nel territorio comunale, appare - in ragione degli accertamenti effettuati dalla Commissione - suscettibile di contaminare le pubbliche amministrazioni e quindi anche il comune».
Un anno dopo De Sena lascerà il suo ufficio di Piazza Italia per capeggiare la lista del Partito democratico in Calabria per il Senato. La sua sfida politica fu vincente e venne gratificata dalla sua nomina alla vice presidenza della Commissione parlamentare antimafia, guidata da Beppe Pisanu. Così come lo fu anche quella di Giuseppe Iaria che si ricandidò e tornò sullo scranno più alto della casa municipale melitese. Ma le indagini effettuate a ridosso delle consultazioni amministrative comunali del 2007, rivelarono «come la cosca Iamonte abbia fornito, ancora una volta, il proprio sostegno elettorale a Gesualdo Costantino, candidato a consigliere nella lista “Vivere Melito” collegata alla candidatura a sindaco di Giuseppe Iaria».
Iaria sbanca, raccoglie più di 5000 mila voti, e lascia le briciole ai suoi avversari. La sua speranza si era realizzata, i suoi timori dissolti. Iaria, infatti, per i carabinieri della compagnia di Melito Porto Salvo «è pienamente consapevole che le sorti della sua giunta, con riferimento all'eventuale emissione di un decreto di scioglimento, sono correlate agli esiti delle consultazioni per l'elezione dei membri del parlamento». Il centrosinistra vince e la sua giunta è salva.
 Intanto il suo “delfino” Gesualdo Costantino studia la macchina amministrativa e si prepara al grande salvo. Costantino viene chiamato alla vice presidenza della giunta provinciale di centro sinistra senza passare per il vaglio delle urne. Ma la sua aspirazione è quella di fare il sindaco della sua città e da Palazzo Foti lavora anche per questo. Nel 2012 arriva il suo turno. Melito ritorna alle urne per scegliere il suo sindaco. La campagna elettorale è difficile e il Pd decide di scendere in forza per dare una mano a Costantino. Nelle iniziative elettorali si fanno vedere lo stesso De Sena, Maria Grazia Laganà e Marco Minniti. Anche l’ex presidente della Provincia Morabito era in prima fila e una sua telefonata venne intercettata. «M.: …io ieri ho visto il mio amico romano…tutto a posto!; C.: eh eh eh…va bene…eh; M.: vabbò?; C.: che dice?...che va bene?...». Ma tutto il partito lo sostiene in quella che sarà una corsa vincente e consentirà alla cosca Iamonte di non perdere il timone del comune di Melito. 

REGGIO CALABRIA -  «Il Comune è stato sciolto già due volte, ma su tutto l’arco degli anni abbiamo avuto le stesse presenze. Sarebbe stato quindi perfettamente inutile scioglierlo per la terza volta: non avremmo ottenuto alcun risultato Sciogliere il comune di Melito di Porto Salvo per la terza volta sarebbe stata una sconfitta, comunque, per lo Stato». Così si espresse in Commissione affari costituzionali nel 2007 Luigi De Sena: prefetto campano inviato a Reggio Calabria dopo l’omicidio di Franco Fortugno con ampi poteri. Il “super prefetto”, così come venne battezzato al suo arrivo in riva allo Stretto, con queste parole commentava il lavoro svolto dalla commissione di accesso giunta al Comune di Melito Porto Salvo per espressa richiesta dell’ex sindaco Giuseppe Iaria. Mesi di lavoro certosino che sancirono i presupposti per addivenire allo scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’amministrazione comunale melitese guidata da Giuseppe Iaria, che vedeva Gesualdo Costantino il più votato fra i consiglieri comunali. Nelle loro considerazioni finali, infatti, i commissari prefettizi inviati da Luigi De Sena a Melito Porto Salvo il 25 febbraio del 2006 scrivevano: «Il descritto contesto di invasiva presenza della cosca Iamonte sul tessuto socio economico di Melito di Porto Salvo, sufficiente di per sé a suscitare gravi preoccupazioni sull'attuale situazione dell'ordine e della sicurezza pubblica nel territorio comunale, appare - in ragione degli accertamenti effettuati dalla Commissione - suscettibile di contaminare le pubbliche amministrazioni e quindi anche il comune».

 

Un anno dopo De Sena lascerà il suo ufficio di Piazza Italia per capeggiare la lista del Partito democratico in Calabria per il Senato. La sua sfida politica fu vincente e venne gratificata dalla sua nomina alla vice presidenza della Commissione parlamentare antimafia, guidata da Beppe Pisanu. Così come lo fu anche quella di Giuseppe Iaria che si ricandidò e tornò sullo scranno più alto della casa municipale melitese. Ma le indagini effettuate a ridosso delle consultazioni amministrative comunali del 2007, rivelarono «come la cosca Iamonte abbia fornito, ancora una volta, il proprio sostegno elettorale a Gesualdo Costantino, candidato a consigliere nella lista “Vivere Melito” collegata alla candidatura a sindaco di Giuseppe Iaria» .Iaria sbanca, raccoglie più di 5000 mila voti, e lascia le briciole ai suoi avversari. La sua speranza si era realizzata, i suoi timori dissolti. Iaria, infatti, per i carabinieri della compagnia di Melito Porto Salvo «è pienamente consapevole che le sorti della sua giunta, con riferimento all'eventuale emissione di un decreto di scioglimento, sono correlate agli esiti delle consultazioni per l'elezione dei membri del parlamento». Il centrosinistra vince e la sua giunta è salva. Intanto il suo “delfino” Gesualdo Costantino studia la macchina amministrativa e si prepara al grande salvo. Costantino viene chiamato alla vice presidenza della giunta provinciale di centro sinistra senza passare per il vaglio delle urne. Ma la sua aspirazione è quella di fare il sindaco della sua città e da Palazzo Foti lavora anche per questo. Nel 2012 arriva il suo turno. Melito ritorna alle urne per scegliere il suo sindaco. La campagna elettorale è difficile e il Pd decide di scendere in forza per dare una mano a Costantino. Nelle iniziative elettorali si fanno vedere lo stesso De Sena, Maria Grazia Laganà e Marco Minniti. Anche l’ex presidente della Provincia Morabito era in prima fila e una sua telefonata venne intercettata. «M.: …io ieri ho visto il mio amico romano…tutto a posto!; C.: eh eh eh…va bene…eh; M.: vabbò?; C.: che dice?...che va bene?...». Ma tutto il partito lo sostiene in quella che sarà una corsa vincente e consentirà alla cosca Iamonte di non perdere il timone del comune di Melito. 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?