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La Puglia rispedisce indietro i rifiuti
La spazzatura calabrese non è stata tritata

Calabria

Tempo di lettura: 
5 minuti 17 secondi

 

di ANDREANA ILLIANO
CATANZARO -  «Abbiamo rimandato indietro alcuni camion pieni zeppi di spazzatura proveniente dalla Calabria, non avevano la tritatura adatta. Lo ha scoperto la nostra polizia provinciale, approfondiremo la questione», a parlare è Giampiero Mancarelli, assessore provinciale di Taranto che, da qualche settimana, è allarmato per l’andirivieni di mezzi che da Lamezia, Catanzaro, Cosenza arrivano fino a Statte, dove c’è la più grande discarica privata pugliese, quella dell’Italcave. Il costo per superare l’emergenza in Calabria non è da poco: 40mila euro al giorno, tanto costa scaricare oltre regione. Per adesso sono arrivate due tonnellate di rifiuti. Il punto è che comunque nel cosentino (come a Corigliano), ma anche a Crotone e in alcune città della provincia di Catanzaro l’immondizia è un enorme serpente che attraversa strade, si ferma davanti alle scuole, arriva fino alle spiagge e ai porti.
«Ho scritto al commissario calabrese per l’emergenza ambientale Vincenzo Speranza - dice l’amministratore pugliese - gli ho chiesto indicazioni sulla qualità e la quantità del prodotto che scaricano, ma non ho avuto risposte esaustive. Vede il rifiuto prima di arrivare in discarica deve essere tritato, imballato, lo dice la legge. La nostra polizia provinciale ha fatto dei controlli sporadici su alcuni camion e quelli che ha visionato erano contro le regole. Li abbiamo rimandati indietro, in Calabria. Speranza mi ha risposto, ma non è stato tecnico. Di fatto però mi ha scritto che l’emergenza sarebbe durata solo cinque giorni, il punto è che sono passati, il tempo è scaduto e non mi pare che la regione sia stata ripulita». 
La Puglia, nell’area del tarantino, ha ben tre discariche. Private. Un business. Qui è arrivata anche la spazzatura della Campania, pure in quel caso finì all’Italcave e, dopo un primo protocollo d’intesa, una sospensione della discarica, un check point che  veniva fatto dagli ambientalisti cambiò tutto in un pochi giorni, alla fine, per un cavillo burocratico, la spazzatura finì nel sito senza più tante “smancerie”. L’affaire discarica in Puglia è un argomento che scotta, specie a Taranto, dove c’è stato anche un’inchiesta giudiziaria dal nome indicativo, “Ambiente svenduto” che ha portato in manette pure qualche amministratore. È anche per questo che Mancarelli ci va con i piedi di piombo.
«Il commissario calabrese ci ha assicurato che ci sono le certificazioni dell’Arpacal, di certo quello che sappiamo è che i primi tir che sono arrivati in febbraio sono stati mandati indietro dalla stessa Italcave perchè la spazzatura colava dai mezzi... noi, con la nostra polizia provinciale abbiamo rifatto i controlli, qualche settimana fa, e sono stati registrati le stesse problematiche. Certo sono stati fermati tir a campione e sono poi tornati indietro. Vogliamo capirne di più. La discarica è privata, ma il territorio è di tutti e va tutelato», conclude Mancarelli.
Il punto adesso è capire dove dovrebbe essere fatta la tritatura e l’imballaggio della spazzatura in Calabria. Quel che viene fuori è che l’immondizia passa dai cassonetti strapieni ai camion che a loro volta vanno negli impianti calabresi e poi in Puglia. 
L’emergenza però continua. Nel cosentino ci sono tonnellate di spazzatura in strada. L’altro giorno sul porto a Corigliano è attraccata la nave della Costa crociera, i turisti che sono scesi hanno fatto lo slalom tra la spazzatura. 
La Puglia non ha certezze se, al momento, i sacchetti calabresi  stanno ancora scaricando nell’Italcave e neanche sanno in che condizioni sono arrivati i rifiuti dalla Calabria nella terra dell’Ilva. La certezza è che l’emergenza continua e del potere straordinario del commissario continua ad essercene bisogno, dopo sedici anni insomma è tutto uguale. Nulla è cambiato. Ad ogni scadenza pare che si acutizzi la crisi ambientale. Una coincidenza che si ripete puntuale da anni.
Ora però la protesta dei sindaci prende corpo, perchè l’estate si avvicina e dell’olezzo dell’immondizia in putrefazione si dovrebbe fare a meno. In teoria.

CATANZARO -  «Abbiamo rimandato indietro alcuni camion pieni zeppi di spazzatura proveniente dalla Calabria, non avevano la tritatura adatta. Lo ha scoperto la nostra polizia provinciale, approfondiremo la questione», a parlare è Giampiero Mancarelli, assessore provinciale di Taranto che, da qualche settimana, è allarmato per l’andirivieni di mezzi che da Lamezia, Catanzaro, Cosenza arrivano fino a Statte, dove c’è la più grande discarica privata pugliese, quella dell’Italcave. Il costo per superare l’emergenza in Calabria non è da poco: 40mila euro al giorno, tanto costa scaricare oltre regione. Per adesso sono arrivate due tonnellate di rifiuti. Il punto è che comunque nel cosentino (come a Corigliano), ma anche a Crotone e in alcune città della provincia di Catanzaro l’immondizia è un enorme serpente che attraversa strade, si ferma davanti alle scuole, arriva fino alle spiagge e ai porti.«Ho scritto al commissario calabrese per l’emergenza ambientale Vincenzo Speranza - dice l’amministratore pugliese - gli ho chiesto indicazioni sulla qualità e la quantità del prodotto che scaricano, ma non ho avuto risposte esaustive. Il rifiuto prima di arrivare in discarica deve essere tritato, imballato, lo dice la legge. La nostra polizia provinciale ha fatto dei controlli sporadici su alcuni camion e quelli che ha visionato erano contro le regole. Li abbiamo rimandati indietro, in Calabria. Speranza mi ha risposto, ma non è stato tecnico. Di fatto però mi ha scritto che l’emergenza sarebbe durata solo cinque giorni, il punto è che sono passati, il tempo è scaduto e non mi pare che la regione sia stata ripulita. Il commissario calabrese ci ha assicurato che ci sono le certificazioni dell’Arpacal, di certo quello che sappiamo è che i primi tir che sono arrivati in febbraio sono stati mandati indietro dalla stessa Italcave perchè la spazzatura colava dai mezzi». 

 

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