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La prima inchiesta riguardante la Reggina
L'accusa dell'epoca: evasione fiscale

Calabria

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REGGIO CALABRIA – Non è la prima volta che la Reggina finisce in una inchiesta nazionale per sospetta evasione fiscale. Già nel 2010, infatti, la Guardia di Finanza di Milano e di altre città aveva effettuato perquisizioni in 280, tra società e aziende, sparse in tutta Italia. L’inchiesta all'epoca coordinata dal pm milanese Carlo Nocerino era nata da una lista di clienti di cui era in possesso il faccendiere Giovanni Guastalla, responsabile della società elvetica Doge (con filiale anche a Milano). Guastalla e i suoi complici, secondo l’accusa, hanno usato la Doge non solo per trasferimenti di denaro all’estero ma anche per riciclarlo. Il nuovo filone investigativo ha svelato che gestivano anche una serie di società estere (in Austria, Olanda, Inghilterra e Svizzera) costituite per permettere ai clienti italiani - tramite contratti fittizi e documenti e fatture false, con l’interposizione di società off shore e con l’apertura di conti in banche elvetiche – di creare fondi neri all’estero. Nella lista di Guastalla sono spuntate sei società calcistiche, il Catania, l’Udinese e l’Ascoli, perquisite ieri, e il Cesena, l’Empoli e la Reggina finite sotto i riflettori della Gdf lo scorso autunno. Dal 2005 al 2008, questa la contestazione, avrebbero evaso complessivamente circa tre milioni: si va dai 450 mila euro del Catania ai 967 mila dell’ Udinese fino al milione e 950 mila della Reggina. Indagati i presidenti: Tonino Pulvirenti (Catania), Franco Soldati (Udinese), Roberto Benigni (Ascoli), Fabrizio Corsi (Empoli), Pasquale Foti (Reggina) e Igor Campedelli (Cesena). 

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