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Prove tecniche di distensione
tra Martorano e sanità privata

Basilicata

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LO STATO di agitazione della federazione della sanità privata lucana permane, ma qualcosa si muove, almeno sul piano puramente tecnico. Non possiamo certo parlare di calma assoluta dopo i botta e risposta di fuoco arrivati negli ultimi giorni. Il nodo della questione è la riduzione delle tariffe sulle prestazioni specialistiche, decisione ministeriale alla quale le Regioni si sono dovute adattare. Ma gli studi radiologici e i laboratori convenzionati, tutti sotto la sigla dell'Anisap, non l'hanno presa affatto bene. 

Ieri, poco prima dell'inizio del tavolo tecnico tra privati e regione, il presidente dell'Anisap basilicata, Antonio Flovilla, entrava nel merito di quanto è stato scritto dal direttore del Quotidiano, Lucia Serino, sulla querelle dei ticket. In questo momento «sta avvenendo un massacro - dice Flovilla - in queste condizioni siamo obbligati a ridurre le tariffe mediamente del 45% con punte del 75%. Questo significa chiudere alcuni laboratori e licenziare 140-150 persone. Poi leggo anche che il presidente De Filippo non se ne vuole occupare, mentre Martorano dice: "io non posso e non voglio rimangiare quanto già deciso"».

Insomma, Flovilla si sfoga con forza, anche quando contesta la posizione di Sacconi per i complimenti rivolti alla sanità lucana, modello da seguire perché tiene i conti in ordine. «Li tiene - insiste Flovilla - perché ci sono una serie di strutture convenzionate, serie, che lavorano stando alle regole del gioco. La stessa cosa non possiamo dire del pubblico».

Spara a zero, complice l'indignazione e la una protesta, quella di Anisap e Federbiologi, che rischia di paralizzare il sistema regionale. «Mi viene da ridere quando penso che la regione spende 30 milioni di euro per salvare la ex Cutolo, un'azienda decotta - e lo dico a ragion veduta in quanto di Rionero - e per 3 milioni di euro si mette in crisi una categoria, si fanno licenziare persone. Sulla qualità del nostro lavoro noi ci mettiamo la faccia, non siamo un'entità come l'ospedale, abbiamo nomi e cognomi e se sbagliamo non è così semplice».

Diciamo che con queste premesse si capisce che dal punto di vista politico le cose non sono affatto morbide, ma qualche spazio d'azione resta e sta tutto nell'esito dei tavoli tecnici. «Sul piano tecnico - dice Flovilla - possiamo non farci male. Se oggi lavoriamo per una soluzione transitoria in attesa della pronuncia del Tar va bene. Lavoreremo a tutela di un patrimonio che abbiamo costruito. Siamo degli accreditati, ma questo non vuol dire che siamo coloro i quali vivono da parassiti su un campo così delicato». 

L'assessore alla sanità, Attilio Martorano, subito a conclusione del tavolo tecnico è sembrato molto più tranquillo: «sappiamo bene che la sanità privata convenzionata è parte integrante dell'intero sistema, è imprescindibile.

Abbiamo recepito, nel corso di tre tavoli tecnici, le richieste dell'Anisap, ma quello che serve alla Regione è un quadro complessivo sulla spesa e sui costi che devono sostenere queste strutture. Diciamo che noi abbiamo recepito le direttive ministeriali, ma stiamo trovando spazio per attuare delle procedure di riequilibrio soprattutto su alcune prestazioni specialistiche».

Quindi, l'intento di uscire dall'impasse c'è, solo che si dialoga esclusivamente per via tecnica, non di più. Nella riunione si è parlato esclusivamente di tariffe, di quanto può la Regione sostenere in termini di compatibilità con le risorse stanziate in caso di riequilibrio. Dall'altra parte l'Anisap dovrà verificare se ci sono i margini per poter garantire la tenuta dei piccoli centri d'analisi (circa 18 in tutta la regione) e scongiurare i licenziamenti.

Martedì i soci dell'Anisap si riuniranno, ma a pesare come una spada di Damocle è la tanto attesa pronuncia del Tar del Lazio sul ricorso presentato dall'Anisap per ottenere la revoca del decreto della giunta regionale sul recepimento del nuovo tariffario nazionale per la remunerazioni delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale. C'è da aspettare, ma almeno fino al 16 luglio non saranno prese decisioni radicali da parte dei privati.

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