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Stretta sull'aumento delle estrazioni in Val d'Agri
La Regione nega ma ammette interesse all'accordo coi sindaci

Basilicata

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POTENZA - La partita sull'aumento di estrazioni in Val d'Agri si gioca al Ministero, poi ci sarà il passaggio in consiglio regionale. Tutto il resto invece rischia d'essere giornalismo «inquinato» da mestatori di professione.

Ha replicato così il presidente Vito De Filippo alla notizia dell'accelerazione impressa al negoziato per portare a 129mila barili al giorno la produzione dai pozzi della principale concessione mineraria di Eni e Shell in Basilicata. A parole «si rileva la totale e assoluta infondatezza di tutto quanto sostenuto nel citato pezzo», ma la smentita non c'è. Tant'è che la stessa nota dell'ufficio stampa della giunta spiega che «la Regione, facendo ben altra cosa rispetto a quanto riportato nel citato pezzo, si è solamente tenuta informata degli accordi in discussione tra alcuni comuni e i titolari della concessione Val d’Agri i cui contorni sono ben noti e diffusi ampiamente proprio dalla stampa».

Al centro resta quindi l'accordo di massima raggiunto la settimana scorsa tra la compagnia del cane a sei zampe e una decina di comuni dell'area interessata alle estrazioni, che una volta raggiunta la nuova soglia di produzione potranno beneficiare di quasi 45mila metri cubi di gas naturale ogni giorno da destinare come meglio crederanno. Un accordo che in realtà è rimasto affare di pochi - forse per non scatenare le solite conflittualità tra territori - fino alla settimana scorsa, quando il Quotidiano della Basilicata ne ha svelato i contorni.

«Le ipotesi di un aumento della capacità estrattiva autorizzata, invece, - prosegue poi la nota della giunta regionale - restano tutte legate alle sorti del Memorandum, in attesa che da Roma si dia seguito alle previsioni dell’articolo 16 della legge di conversione del decreto “Sviluppa Italia” e, comunque, affidate alla centralità del ruolo del Consiglio Regionale al quale l’esecutivo sottoporrebbe preventivamente ogni ipotesi di accordo in tal senso ritenendo tale passaggio imprescindibile sotto il profilo formale ma ancor più sotto quello democratico e politico».

Proprio come anticipato nell'articolo «smentito» del Quotidiano, in cui venivano evidenziati tutti i passaggi del trattativa in corso con Eni. In primis la discussione, che si è svolta nel parlamentino lucano ad aprile del 2011, con la promessa rivolta dal governatore ai consiglieri di «informarvi costantemente in tutte le articolazioni e le formulazioni che il Consiglio deciderà su come va avanti il negoziato». Senza neanche scordare che lo «strumento quadro dell’intesa  è obbligatoriamente definibile ed approvabile dal Consiglio Regionale». Poi la firma del "Memorandum d'intesa" tra Regione e Governo «per l'accelerazione dello sviluppo regionale attraverso politiche aggiuntive di sviluppo industriale generatore di occupazione, di incremento della dotazione infrastrutturale, di investimenti in ricerca e innovazione connesse alla ricerca e coltivazione delle fonti fossili». Quindi l'approvazione prima in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento dell'articolo 16 del decreto liberalizzazioni o "Sviluppa Italia". Infine la moratoria regionale alle nuove trivellazioni, approvata dal parlamentino lucano ad agosto dell'anno scorso, non più tardi di due mesi dopo la scadenza del termine per l'emanazione del regolamento necessario a deviare le maggiori entrate fiscali previste sullo «sviluppo di progetti infrastrutturali e occupazionali di crescita dei territori di insediamento degli impianti produttivi e dei territori limitrofi». A giugno la Corte costituzionale ha bocciato la legge regionale quindi si è tornati al punto di partenza, esattamente un anno fa. Manca il regolamento che come spiega la nota della giunta regionale «dia seguito alle previsioni dell’articolo 16». Soltanto dopo De Filippo potrà affrontare la questione di «un ipotetico aumento delle estrazioni petrolifere», come peraltro già fatto dai sindaci della Val d'Agri. Non «in modo autonomo» però. Precisa l'ufficio stampa della giunta. Ma sempre nel solco tracciato dalla discussione aperta due anni fa.

«Del tutto destituita da ogni fondamento - prosegue la nota diffusa da via Verrastro - è anche l’ipotesi che la trattativa possa in qualche modo riguardare il posizionamento di alcuno agli interno degli organigrammi Eni e, anzi, sarebbe sicuramente ritenuto censurabile da parte del presidente della Regione l’eventuale passaggio nei ruoli della Compagnia di chi avesse avuto in precedenza funzioni di controllo della stessa». Tanto per tacitare i rumors raccolti dal Quotidiano sul protagonismo del direttore generale del dipartimento ambiente della Regione (di fatto un assessore "ombra" dato che le deleghe risultano assegnate allo stesso De Filippo) nel prossimo giro di nomine tra le principali controllate statali di cui Eni è soltanto la più prestigiosa. 

«Questo anche nel rispetto delle professionalità - insiste la Regione - che hanno portato il presidente De Filippo a inizio consiliatura ad accettare la proposta avanzatagli di coinvolgere il dottor Viggiano ai massimi livelli dell’amministrazione Regionale e del rapporto di stima puramente professionale, oltre che personale, che nel tempo si è consolidato».

Da ultimo una stilettata al Quotidiano: «L’assoluta e totale infondatezza delle notizie contenute nell’articolo è motivo per invitare gli operatori dell’informazione alla prudenza e ad una più puntuale di notizie che potrebbero essere diffuse ad arte da qualcuno interessato ad agitare ulteriormente una delicata fase della vita politica regionale». E una breve dichiarazione di De Filippo in persona: «Il petrolio, gli interessi che cela e le interconnessioni con le dinamiche politiche – ha commentato il presidente – possono diventare fenomeno inquinante anche per l’informazione».

Sempre a proposito di quanto pubblicato dal Quotidiano è voluto intervenire anche Viggiano: «Nessuna trattativa segreta per l’aumento della capacità estrattiva di petrolio in Val d’Agri, nessuna ipotesi di assunzione da parte di compagnie petrolifere e un passato lavorativo non nella Sogin, protagonista del caso Scanzano, ma nell’Enea, Ente dedito alla ricerca». Questa la replica del dg all'Ambiente. «Devo purtroppo prendere atto – dice Viggiano – come non sia la prima volta che con la stessa firma vengono diffuse notizie false, in passato che attestavano addirittura un’intesa segreta con cui già si sarebbe proceduto ad aumentare il tetto di estrazioni autorizzate, oggi con un’altrettanto asseritamente segreta, ma altrettanto del tutto infondata, trattativa per aumentarle. Sono costretto, quindi, a respingere nuovamente le falsità cosa che continuerò a fare in ogni occasione e in ogni sede». 

l.amato@luedi.it

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