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Il Quotidiano in visita al Centro Trisaia
«I serbatoi stanno bene»

Basilicata

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ROTONDELLA - Nicola Piccenna, l’autore dello scoop sul trasporto di uranio top secret partito dal Centro Itrec della Trisaia il 29 luglio scorso,  l’aveva lanciata come una sorta di sfida: «Propongo che tutti i parlamentari lucani, lunedì 5 agosto, con tutti i giornalisti lucani, si rechino ai cancelli del centro Itrec per visitare i serbatoi di cui innanzi». I serbatoi in questione, una sorta di “cruccio” di Piccenna nelle ultime settimane, sono quelli che avrebbero raccolto la «poltiglia radioattiva (residuo del riprocessamento delle barre di combustibile)» e sul cui stato aveva chiesto lumi al ministro Mauro e al viceministro Bubbico già nelle scorse settimane. L’insistenza sul tema di un giornalista che aveva già mostrato di possedere informazioni sconosciute ai più, per la verità, aveva lasciato supporre qualche avvenimento anomalo legato a quei serbatoi.

All’ingresso, alle 9, ci si ritrova in sette, tra cui l’altro autore dello scoop, Ivano Farina. Di parlamentari, come prevedibile, neppure l’ombra. Quelli del M5S, Vito Petrocelli e Mirella Liuzzi, erano giunti autonomamente il giorno prima, domenica pomeriggio  con la calura delle  14, ma non avevano avuto accesso al centro. «Un fatto grave»,  secondo loro dovuto all’assenza di «tecnici per la domenica». Semmai un “equivoco” per il responsabile del Centro, il fisico Edoardo Petagna,  che ha raccontato la sua versione, secondo cui lui stesso si era già attivato per predisporre le modalità operative della visita quando gli hanno comunicato che i parlamentari «erano già andati via».

A differenza dei parlamentari i giornalisti entrano, accolti cordialmente dallo stesso Petagna e dal suo vice Salvatore Bruno, ingegnere nucleare. Ma c’è subito un divieto: «niente foto, telecamere o cellulari. È il regolamento». Non era andata così poco più di un anno fa, quando la Sogin concesse ai cronisti locali una visita a tutte le strutture con tanto di telecamere. Ma tant’è.

In sala riunioni (dove ci si raccoglie prima della visita) i temi e le domande sono vari: si va dalle inchieste del pm Nicola Maria Pace ai chiarimenti sulle barre di Elk River, ma si arriva presto al “tema” centrale della visita: i “benedetti” (o maledetti) serbatoi. Ebbene, la domanda di Piccenna alla quale non avevano risposto il ministro Bubbico e altre autorità, sollecitati più volte con lettere protocollate, trova lì una risposta tanto serena quanto disarmante. «Stanno bene, benissimo». Come viene verificato? Anche qui le risposte paiono soddisfacenti. Innanzitutto c’è il monitoraggio costante del livello del serbatoio, che farebbe subito registrare eventuali perdite. Un’altra analisi, inoltre, si fa su una cosiddetta “guardia d’acqua”, una sorta di pozzetto dal quale si prelevano i campioni d’acqua messi a contatto con i serbatoi ed analizzati mensilmente. In più, «se proprio vogliamo toglierci ogni sfizio - aggiunge Petagna - c’è un sistema di spruzzamento per evidenziare eventuali perdite, tutto misurato con indicatori di livello e sicurezza». E questi, negli ultimi mesi, non hanno dato alcun problema, assicurano. Niente a che fare, dicono, con il misterioso viaggio di uranio del 29 luglio. I tecnici hanno inoltre precisato che non conterrebbero il «residuo» del riprocessamento di 20 barre di Elk River (le uniche trattate) ma il «prodotto finito» quello per cui erano arrivate. Sembrerebbe offrire garanzie anche il loro materiale: acciaio Aisi 316L e 304L (acciaio austenitico) del quale si legge sul web che abbia particolare resistenza alla corrosione e buona (per la verità non elevata) resistenza all’usura. La loro data di scadenza, su cui Piccenna aveva battuto sul suo blog, forse sulla scorta delle indagini del compianto Nicola Pace? «Non ricordo ce ne sia mai stata una», ha risposto Salvatore Bruno.

Alcuni dubbi sciolti per il giornalista, che si è detto egli stesso «maggiormente tranquillizzato» per quanto visto in termini di controllo di eventuali perdite. Certo, a quei serbatoi non si accede di persona, si può solo intravvedere una botola sigillata dall’Iaea (International atomic energy agency). Nessun essere umano potrà entrare mai.  «Comunque  – spiega poi Piccenna al Quotidiano - fare l’ipotesi che qualcuno, pur avendo rilevato tutto ciò, non lo abbia segnalato, mi sembra eccessivo. Sono più tranquillo e contento di poterlo dire, almeno in merito a questo argomento». Più tranquillo lui, più tranquilli tutti.

 

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